da Meltingpot.org

Francia - Scioperi e occupazioni

I sans-papiers continuano a lottare per la dignità e la sicurezza

Martedì 8 luglio 2008

da Parigi, Marina Nebbiolo

Giovedi 3 luglio, oltre 60 lavoratori migranti che lavorano per MAN BTP, agenzia interinale nel settore edile, hanno dato il via ad uno sciopero appoggiati dall’Unione sindacale Solidaires. L’agenzia, occupata dai lavoratori in lotta, si trova nel X ’arrondissement’ di Parigi, zona metropolitana che è stata attraversata dalle resistenze migranti degli ultimi anni, a partire dagli stranieri in ’transito’ che auto-gestivano gli accampamenti-presidio nel quartiere in prossimità della Gare du Nord, stazione ferroviaria da dove partono i treni diretti a Calais e in Inghilterra.

Questa nuova azione si inserisce nella continuità delle lotte iniziate il 15 aprile da un cartello sindacale (CGT, CNT e Solidaires) e associativo di solidarietà con i cittadini migranti. 3 mesi dopo il debutto del movimento con lo sciopero di centinaia di lavoratori ’sans-papiers’ e la consegna di oltre 1000 richieste di regolarizzazione, tra cui 200 interinali, le aspettative nei confronti del governo restano in sospeso. Le Prefetture frenano le regolarizzazioni dei lavoratori in lotta e persistono nell’ignorare i lavoratori ’isolati’, quelli che non possono scioperare, con il fine evidente di esercitare una ignobile pressione e creare un terreno favorevole al ricatto e alla minaccia, oltre al clima di terrore permanente dato dal rischio di mesi di permanenza in un CRA (Centro di detenzione amministrativa) a cui segue l’espulsione. Tutti i lavoratori ’sans-papiers’ sono costretti ad accettare condizioni abitative e di lavoro degradanti.

Nell’ Île-de-France, regione di Parigi, oltre 600 lavoratori migranti sono in sciopero in una quarantina di imprese. Irregolari? Salariati , "sans-papiers con documenti". Con un contratto di lavoro, versano le trattenute e pagano le tasse. Per avere dei ’papiers’ non hanno scelto di fare uno sciopero della fame o di occupare una chiesa come hanno fatto i loro ’vecchi’ ma hanno deciso di lottare sul posto di lavoro, all’interno dell’azienda, fabbrica o cantiere dove sono ’regolari’.
All’inizio, autunno 2006, il sindacato confederato CGT in tandem con l’associazione Droit Devant! aveva assunto un ruolo di riferimento organizzativo per i venti licenziati della lavanderia industriale Modeluxe: la direzione li aveva accusati di essere stati assunti grazie a falsi permessi di soggiorno. I lavoratori avevano risposto che la direzione non solo era al corrente ma approfittava della loro situazione irregolare. Con l’appoggio della CGT, hanno cominciato lo sciopero e tre mesi dopo il prefetto, ex-vicedirettore di Sarkozy quando era ministro degli Interni, ha riconosciuto l’"integrazione" dei lavoratori sans-papiers e li ha regolarizzati. L’autorità di governo è stata obbligata a constatare la realtà dei lavoratori ’sans-papiers’ non al di fuori ma dentro il mondo del lavoro. Un’evidenza che non è indolore, soprattutto per chi la vive.
A questa ’première’ segue la lotta dei lavoratori della catena di ristoranti Buffalo Grill licenziati per lo stesso motivo nella primavera del 2007, anche loro indicono uno sciopero e occupano una ’steak-house’. Dopo cinque settimane la metà dei lavoratori viene regolarizzata, gli altri lo saranno successivamente. Viene nuovamente sancita la legittimità delle rivendicazioni dei lavoratori ’sans-papiers’.

Lo sciopero ha permesso la regolarizzazione e non è stato necessario provare anni di presenza sul territorio perche i bollettini dei versamenti del salario hanno imposto una revisione delle condizioni di soggiorno. La breccia è stata aperta ma sarà aggiornata con la procedura di emendamento del 20 novembre 2007 alla legge che riguarda il controllo dell’immigrazione presentato da un deputato ’sarkozyano’ che si appella al "buon senso" perché permette al datore di lavoro "in buona fede" di presentare in Prefettura la domanda di regolarizzazione dei propri salariati ’sans-papiers’ (circolare del 7 gennaio 2008). Il 13 febbraio inizia lo sciopero dei cuochi del ristorante di lusso La Grande Armée in uno dei più ricchi quartieri di Parigi. Dopo sei giorni di sciopero arrivano i primi ’papiers’.

Per almeno mezzo milione di ’sans-papiers’ si cita "la giurisprudenza Grande Armée". Quanti potranno uscire dalla semi-clandestinità? Oggi, sindacati e associazioni si presentano nei ’foyers’, immobili collettivi dove i migranti alloggiano soli o con la famiglia, per organizzare delle assemblee dove si porta l’esempio dei 300 lavoratori dello sciopero cominciato il 15 aprile e di quelli ancora più numerosi del 20 maggio. Su 1400 richieste portate in Prefettura dalla CGT, 400 sono state soddisfatte.
In Francia si parla di lavoratori sans-papiers, e gli appelli per una regolarizzazione generalizzata che sorpassi la verifica del "caso per caso" si moltiplicano anche da parte degli imprenditori, in particolare di quelli che sono in cerca di mano d’opera nei settori della ristorazione e alberghiero. Anche per loro c’è un "evidenza", economica. Dichiarano di non conoscere la situazione ’irregolare’ dei propri dipendenti e di averla "scoperta" solo a causa degli scioperi, cioé nel momento in cui i soprusi vengono denunciati pubblicamente da persone che rendono visibile anche il profitto dello sfruttamento: un turn-over di ore supplementari non pagate che coinvolge centinaia di migliaia di lavoratori ultra-flessibili e ’silenziosi’ per non rischiare il licenziamento, la libertà, la vita.
Il governo Sarkozy e le politiche comunitarie sull’immigrazione devono fare i conti non più con i ’sans-papiers’ ma con i lavoratori migranti, un conto alla rovescia per l’Europa è cominciato.

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