
Dopo aver occupato una palazzina abbandonata in via Bengasi, i rifugiati invitano a cena la città, per farsi conoscere e mostrare come sono costretti a vivere Una cena per farsi conoscere e chiedere giustizia. Così i rifugiati da mesi senzatetto hanno deciso di mostrare alla città dove sono costretti a vivere dopo essere stati cacciati dalla Pilotta. Una palazzina abbandonata in via Bengasi 2, con i muri scrostati, pochi mobili in pessime condizioni e qualche materasso buttato sul pavimento. L’hanno occupata in 25, tra cui due donne. Una viveva già nella casa al loro arrivo ed è incinta di 4 mesi.
"Se vogliono sgomberarci devono darci un altro posto dove andare", dice Musie Kidane Mehari, eritreo portavoce del gruppo. "Siamo rifugiati politici, ma ci chiedono di nuovo le impronte digitali come se fossimo delinquenti, anche se il nostro permesso di soggiorno non è scaduto. Siamo disposti a darle solo se troveranno una soluzione". Ma la risposta tarda ad arrivare: fino ad ora le autorità gli hanno comunicato di aver trovato alloggio solo per 8 persone. "Non pretendiamo di vivere insieme nello stesso edificio - protesta Mehari - ma di avere tutti un letto sicuro sì. I diritti fondamentali di una persona sono tre: avere una casa, dei vestiti e del cibo. Noi non li abbiamo. Così l’Italia non rispetta la Convenzione di Ginevra".
I rifugiati sono decisi a continuare ad occupare lo stabile fino a quando non avranno un’alternativa. "Se non ci trovano un posto almeno ci mandino in un altro Paese europeo", chiede Mehari. Dove, forse, potrebbero ricevere migliore accoglienza. (12 luglio 2008)