
di Mario Robusti
Ha cercato ogni soluzione possibile, verificando con tutti gli enti locali la possibilità di dare una sistemazione a medio termine ai rifugiati politici di via Bengasi. Ma non può fare di più il prefetto Paolo Scarpis: "siamo arrivati una settimana fa con una soluzione completa, con 24 posti assicurati fino al primo di ottobre. Otto in appartamenti, tredici in dormitorio e due sistemazioni in appartamento convenzionato con i servizi sociali per le due donne presenti nel gruppo, una delle quali in stato di gravidanza" ha detto Scarpis durante un incontro con la stampa. 23 posti garantiti per due mesi e mezzo, fino a quando non riapriranno tutti i dormitori della città e quindi l’emergenza verrà chiusa.
Pronti allo sgombero Eppure gli extracomunitari hanno rifiutato ogni proposta. "Non capisco il perché ci sia opposizione - ha spiegato il prefetto – visto che la sistemazione in appartamento era quella richiesta e che a Roncopascolo i rifugiati erano già stati e si erano anche trovati molto bene". A questo punto per i rifugiati si profila un brutto scenario: "Alcuni di loro sono ancora in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato politico e altri sono in attesa dell’accettazione di richiesta di asilo. Con una occupazione abusiva di mezzo rischiano di vedersi annullare il loro status, la legge italiana è chiara". Di certo per la prefettura e per la Questura di Parma la situazione non si trascinerà fino al primo di ottobre. "Da parte nostra rimane sempre aperta la porta; quando vorranno andare negli appartamenti e nel dormitorio si potranno presentare in 10 dal comune e in 13 dalla caritas". Però la legge farà il suo corso: "Io ho fatto tutto quello che era in mio potere. Non posso prenderli e portarli uno a uno negli appartamenti e nel dormitorio. La legge impone al Questore di effettuare lo sgombero, visto che i proprietari dell’appartamento di via Bengasi hanno già effettuato una regolare denuncia dell’occupazione abusiva. Deciderà lui quando operare".
Il no dei rifugiati: problemi con la Caritas? I rifugiati, dopo lo sgombero dai portici della Pilotta avvenuto un mese fa, hanno occupato l’appartamento che si affaccia su via la Spezia. [..] I rifugiati infatti dopo anni di soluzioni precarie ora chiedono un posto fisso per almeno sei mesi, dove potersi fermare per costruirsi una vita. "Purtroppo la Caritas gli ha sempre dato soluzioni a tempo, mentre il comune non ha mai pensato ad una soluzione definitiva" spiega Marzucchi, che attacca la Caritas: "l’ente diocesano è sempre intervenuto per tamponare questa emergenza, ma non si è mai preoccupata di risolvere il problema degli immigrati, piuttosto ha cercato di coprire le mancanze dell’amministrazione".
Senza fiducia destinati a dormire sotto le stelle La mano tesa da Prefetto, comune e Caritas quindi non da più certezze ai rifugiati, che piuttosto di farsi ancora alloggiare temporaneamente in un dormitorio della Caritas resteranno in mezzo alla strada. "Non posso biasimarli - spiega Marzucchi – perché la Caritas li ha sempre ospitati e poi sbattuti fuori da tutte le sue strutture". Sembra essere questo, soprattutto, il motivo per cui da via Bengasi hanno detto no agli uomini della polizia andati per portare il piano di alloggio fino al primo di ottobre. Un termine che è troppo vicino per dare certezze ai rifugiati politici, una proposta troppo simile al passato per dargli la sicurezza che qualcosa, dopo l’intervento del Prefetto, è cambiato davvero.
(21 luglio 2008)