Fonte: Corriere di Verona, 23.07.2008

Verona - Il giorno dopo l’occupazione dell’AGEC

Verona - Mercoledì 23 luglio 2008

VERONA — Ammonta a quasi 44 milioni di euro il ricavo di Agec nel 2007. Peccato che alla voce «utile della gestione» l’ammontare sia ben più risicato: appena 165mila euro. Cifra che la partecipata del Comune, come la formica previdente della favola, ha deciso di destinare alla riserva legale, già prosciugata per coprire il buco dell’esercizio 2006. Tra i settori di Agec in perdita, al primo posto la conduzione delle farmacie Comunali, con un passivo di 1 milione e 268mila euro. Come è possibile visto che il direttore di Agec Sandro Tartaglia parla di fatturato in crescita nelle farmacie e tagli alle spese? Semplice e presto detto. L’azienda per gestire le farmacie del Comune e i 190 dipendenti che ci lavorano deve pagare proprio all’amministrazione di palazzo Barbieri un canone di concessione di oltre 2milioni mezzo di euro all’anno. Un salato controsenso che i revisori del bilancio definiscono nel documento come ormai «insostenibile». In rosso anche la gestione cantieri (-931mila euro) e il servizio di vigilanza e custodia ai Palazzi Scaligeri e alla Torre dei Lamberti (-84mila euro). Segno «meno» pure nel settore del caro estinto. In particolare trasporti funebri (-22mila euro) e cremazioni (-12mila euro). I servizi cimiteriali (in cui Agec lavora in regime di monopolio) sfiorano invece il pareggio (-1.300 euro) anche se il risultato è stato raggiunto solo grazie all’alienazione di tombe di famiglia e aree cimiteriali. Le onoranze funebri, invece, in regime di concorrenza fanno guadagnare ben 668mila euro. E ieri, durante la riunione della settima commissione consiliare, incaricata di licenziare il bilancio 2007 di Agec, è rispuntata l’ipotesi di un ulteriore rincaro sui servizi cimiteriali, dopo quello dell’8% di gennaio (150 euro in più, di media, sulle sepolture). In «agguato» infatti ci sarebbe un altro incremento del 4%. «Era previsto per luglio – fa sapere Tartaglia – ma poi è stato "congelato". I cittadini possono stare tranquilli». Per quanto riguarda poi il comparto immobiliare, questo fa registrare il miglior risultato economico, con un utile di 1 milione e 780mila euro. Nonostante una spesa di 1 milione e 423mila euro per le manutenzioni ordinarie degli edifici e un canone di concessione di 900mila euro che, come per le farmacie, Agec versa al Comune. Peccato che il guadagno di questo settore virtuoso venga utilizzato per coprire le perdite di farmacie e cantieri, anziché essere reinvestito nell’incremento del patrimonio esistente attraverso la costruzione di nuovi alloggi. Buona parte dei ricavi di Agec (8 milioni e 726mila euro), infine, se ne va nelle buste paga del personale. A proposito, i dipendenti sono aumentati di 12 unità rispetto alle 190 del 2006. Assunti infatti 2 dirigenti, 1 quadro, 6 impiegati e 3 operai anche se Tartaglia assicura che ci sono stati pure dei tagli sui altri costi per 100mila euro.

VERONA — Nuovo rinvio per la questione degli sfratti: dopo l’occupazione della sede dell’Agec di lunedì da parte di sei famiglie di immigrati supportate dagli attivisti della Rete sociale per il diritto alla casa, l’assessore ai servizi sociali Stefano Bertacco ha incontrato ieri in Comune, una per una, le famiglie, per fare il punto della situazione su ciascun caso. Ma per i primi, eventuali, risultati si dovrà attendere la giornata di oggi, durante la quale è previsto un nuovo incontro, questa volta all’Agec. E sempre oggi è previsto lo sfratto di una famiglia nigeriana con tre figli alle Golosine. Quello all’Agec non sarà comunque un incontro facile, dato che il presidente Venturini già lunedì ha ribadito la sua contrarietà ad aprire tavoli, ma preferisce incontrare singolarmente le famiglie. Ma quello sarà il momento di parlare di tutti i casi sul tappeto: come quello della famiglia assegnataria di casa Agec che non è andata a ritirare le chiavi perché l’azienda ha chiesto di anticipare 12 mensilità di affitto; oppure ancora il caso delle famiglie sotto sfratto o quelle «parcheggiate» al residence e quelle separate che sono finite e in strutture protette per donne in difficoltà. L’assessore Bertacco ha assicurato la «massima disponibilità personale», ma il ritornello che continuano a ripetere a Palazzo Barbieri è sempre lo stesso: «Non ci sono case disponibili». In mancanza di soluzioni alternative il Comune potrebbe essere costretto ad adottare la solita procedura, tanto contestata dagli attivisti per il diritto alla casa, che prevede la separazione di mogli e bambini dai mariti, per affidare i primi a qualche struttura protetta (casa alloggio o Cerris). Il Comune, anche nella persona dell’assessore alla casa Pierluigi Paloschi, assicura che non lascerà niente di intentato, «anche se il problema è di difficile soluzione – commenta Paloschi – e richiede il coinvolgimento dei sindacati degli inquilini e delle associazioni dei piccoli proprietari». Sulla questione del mancato tavolo in prefettura, ricordato in una lettera indirizzata all’avvocato Roberto Malesani, legale del Coordinamento migranti, da parte del presidente vicario del tribunale di Verona Dario Bertazzolo, Bertacco invece risponde: «Io ho invitato il presidente del tribunale a segnalarmi i casi di minori e donne in difficoltà abitativa, che rientrano nella delega di mia competenza. L’unica cosa che posso rimproverarmi - conclude – è di aver lasciato passare un po’ di tempo prima di inviare la richiesta».

Fonte: DNews, 23/07/2008

Emergenza casa. Dopo l’occupazione all’Agec, nulla di fatto con l’assessore
Sfratti, fumata grigia in Comune oggi il primo in un clima di tensione

Appuntamento alle 8 e 30, in via Velino 9, alle Golosine. Rete sociale per il diritto alla casa, migranti e altri volontari tenteranno oggi di impedire lo sfratto di Linda Iyalekhue Osaretin, nigeriana che vive con il marito e tre figli, per fine locazione. Gli incontri avviati ieri dall’assessore ai servizi socialiStefanoBertacco non hanno fruttato il blocco dell’azione, come richiesto il giorno prima dalle famiglie di immigrati che hanno occupato per protesta la sede dell’Ag ec: «Tante parole, ma niente di fatto - riferisce deluso Giorgio Brasola, della Rete -. L’assessore ha preso nota, ha promesso soluzioni, ha detto che parlerà con l’Agec. Ma intanto due famiglie rischiano di restare in strada. Ora quelladi Lindapoi toccherà all’albanese Hoti Hamza, a Poiano». Oggi in via Velino sono attesi gli ufficiali giudiziari, ma potrebbe arrivare anche la polizia perché il proprietario dell’appartamento ne ha richiesto l’intervento. «Tenteremo di convincere tutti a consentire la permanenza della famiglia, in attesa di una soluzione. Non si possono sbattere una madre e tre bambini sulla strada, come hanno fatto l’anno scorso con un nucleo di marocchini in Borgo Venezia. La polizia sfondò le porte alle cinque del mattino, i bambini erano terrorizzati». Ieri la Rete sociale ha inviato un fax urgente a prefettura, questura, tribunale e Comune. Come aveva fatto dieci giorni fa. Bertacco dice di non saperne nulla: «Arrivano un sacco di carte. Via Velino? Non so nulla. Mi informerò, non faccio miracoli».

Il retroscena. Due recenti segnalazioni
Lettere sui “casi delicati”: scrivono prefetto e tribunale

L’assessore Bertacco non ricorda i casi dell’albanese Hoti Hamza e della nigeriana Linda. Ma la Rete sociale sventola due lettere che comprovano la segnalazione partita sia dal prefetto, sia dal tribunale, sulle due vicende. In data 14 luglio il prefetto Italia Fortunati scrive all’assessore Bertacco, al presidente del tribunale e al questore segnalando l’istanza di sospensione chiesta dall’avvocato Roberto Malesani per Hamza, “in disoccupazione e inabile al lavoro per grave infortunio stradale”. Annota il prefetto: “Si segnala il caso in merito alla configurabilità di eventuali interventi di natura sociale”. È del 16 luglio invece la lettera sul caso Linda di Dario Bertezzolo, presidente vicario del tribunale, che riferisce l’impossibilità di intervenire: “L’accordo sull’emergenza sfratti, in cui si auspicava un rallentamento delle procedure di sfratto in casi particolari, non ha avuto seguito”.

Fonte: il Verona, 23/07/2008

Emergenza alloggi. Dopo l’occupazione della sede Agec, ieri la processione nell’ufficio dell’assessore
Sfratti, sei famiglie da Bertacco «Casi diversi, ora risolveremo»

Dalla mattina al pomeriggio l’assessore ai Servizi sociali Stefano Bertacco ha ricevuto le famiglie straniere che lunedì hanno occupato la sede di Agec perché non hanno più una casa o perché stanno per essere sfrattate da quella dove abitano. I loro casi sono stati sollevati dai volontari della Rete sociale per il diritto alla casa e dal Coordinamento migranti, che per oggi in via Velino e per domani in via Sottocastello a Poiano hanno organizzato un presidio con l’intento di rinviare gli imminenti sfratti. Nel suo ufficio trasformato in un confessionale, Bertacco ha ascoltato, spiegato, suggerito e mediato. Ha raccolto storie, lamentele e tanti dati, carte e documenti. “Ora che abbiamo il quadro della situazione - spiega – vedremo di trovare la soluzione per ciascuno, là dove è possibile”. Perché, mentre ci sono famiglie disposte a pagare un affitto, racconta l’assessore, altri non vogliono sborsare nemmeno un euro. Non vogliono o non possono. Perché spesso, dietro queste sei famiglie, si nasconde anche l’incubo del lavoro che non c’è, dei figli che non si riescono a mantenere, degli assistenti sociali col fiato sul collo. Laila, tunisina 27enne con quattro bimbi, l’ultimo nato dieci giorni fa, vive in un appartamento dell’Agec in via Tunisi: cinque in una stanza, e vicino la camera di una marocchina e del figlio 16enne. “Non hanno mai ricevuto sfratti, solo che quell’alloggio è in condizioni fatiscenti - spiega Bertacco - per cui abbiamo proposto loro una sistemazione alternativa in un Cpa, dove viene chiesta agli ospiti una partecipazione alle spese di cento euro. Ma Laila non ci sta, lei vuole stare con il marito che in quel centro non può entrare. Vuole una casa Agec – continua l’assessore - ma le ho spiegato che c’è una graduatoria da rispettare”. “Come fanno i miei bambini senza un padre - ribatte la tunisina - lui è costretto a vivere in auto, ha uno stipendio da operaio di 1200 euro e non può mantenerci tutti”. Questa mattina era previsto uno sfratto, in via Velino. Una nigeriana costretta ad andarsene per fine locazione. Lei il contratto l’ha sempre pagato. “È probabile che l’ufficiale giudiziario deciderà per una proroga - spiega Bertacco - diversa la situazione per Hoti Hamza, il cui sfratto è previsto per giovedì (domani, ndr)”. Albanese di 48 anni, tre costole rotte e una gamba fratturata a causa di un brutto incidente stradale, Hoti è disoccupato e per il momento lavora solo la moglie rumena. “Una situazione complessa perché lui una casa Agec non l’ha mai chiesta”. Ha raccolto i suoi dati, l’assessore, per trovargli una soluzione alternativa. Nessuna risposta per ora, ma la promessa che nel giro di qualche giorno il problema per queste sei famiglie sarà risolto. Anzi, tamponato.

Fonte: L’Arena, 23/07/2008

DOPO IL BLITZ ALL’AGEC. Le famiglie di sfrattati a colloquio con l’assessore ai servizi sociali
Ricevuti da Bertacco ma ancora senza casa

La protesta di lunedì, con l’occupazione della sede Agec, ha fruttato un interessamento dell’amministrazione comunale per le sei famiglie di immigrati minacciati dall’emergenza sfratto, che lunedì solo a tarda sera avevano lasciato la sala a pianterreno della sede centrale dell’Agec in via Noris, occupata per tutta la giornata, con l’assicurazione di essere ricevuti il mattino seguente a palzzo Barbieri. Ieri mattina l’assessore ai Servizi sociali Stefano Bertacco ha dato udienza alle famiglie di Said Rebass e di Said Sadif, mentre nel pomeriggio ha ascoltato la storia di Mezri Sakama, Hoti Hamza, Monammil Fonzia e Aghimien Whunmwhugho. «Non sono io che posso però decidere così, sui due piedi, come risolvere il problema di queste sei famiglie: non è che oggi ho potuto trovare loro una casa, magari disponessi di sei case libere», spiegava ieri l’assessore Bertacco dopo gli incontri. «Ho voluto però ricevere le famiglie, una per una, in modo da capire meglio la storia di ciascuna e per valutare se hanno i requisiti necessari ad entrare nelle graduatorie Agec. Ora stiamo già studiando i singoli casi per trovare al più presto le soluzioni possibili. Detto questo, e parlato già l’altro giorno con il presidente dell’Agec Giuseppe Venturini, è chiaro che qualsiasi decisione straordinaria non spetta al Comune ma al consiglio di amministrazione dell’Agec. Mi sono confrontato anche col collega Paloschi, che ha la delega alle Politiche della casa, che ha contattato anche il Sunia per risolvere l’emergenza». «Siamo pronti a dare una mano, l’ho ribadito all’assessore Paloschi», conferma Adriano Francescon, presidente del Sunia. «Ma la soluzione a questo problema noi l’avevamo prospettata già da qualche anno: ne avevo parlato prima con Zerbato, poi con Paloschi, entrambi favorevoli, almeno a parole. Simile soluzione del resto è già adottata da quattro anni a Torino e da due anni da Venezia. Il Comune concede incentivi e sgravi fiscali ai proprietari di appartamenti il cui valore massimo di affitto non supera i 500 euro e li gestisce poi facendo pagare agli inquilini in base al reddito, mentre versa lui il resto: in questo modo il Comune si fa garante, scegliendo la forma giuridica che preferisca (fondazione, cooperativa, o direttamente come Comune). È un sistema che garantisce che nessuno finisca più in strada: gli esempi di Torino e Venezia lo dimostrano».