Rimini - La sicurezza dello sfruttamento

Comunicato stampa Paz sull’inchiesta nel mondo del lavoro stagionale

Rimini - Sabato 2 agosto 2008

Quello che ha caratterizzato maggiormente la riviera romagnola negli ultimi anni e che ogni semplice turista non può fare a meno di notare, è sicuramente la militarizzazione della spiaggia. Una presenza massiccia ed asfissiante delle forze dell’ordine tra gli ombrelloni, elicotteri della polizia che sorvolano continuamente l’arenile, quad e jeep che hanno scambiato la battigia per un’autostrada, ronde di volontari paramilitari decisi a combattere ad ogni costo il vero ed unico nemico dell’estate romagnola: il venditore ambulante.
Si sono aggiunti anche gli ulteriori strumenti del controllo e della detenzione “a cielo aperto”, gli spray urticanti al peperoncino. Una guerra a bassa intensità, assurda ed incomprensibile, asservita alle volontà delle lobby che governano questo territorio: i commercianti e gli albergatori.
Mentre in città si discute di progetti urbanistici stratosferici e miliardari per rivoluzionare il lungomare, magari con ulteriore cemento e grattacieli, la maggior parte degli alberghi non hanno mai subito interventi di ristrutturazione, ammodernamento, messa in sicurezza nonostante cadano a pezzi, come quello di poche settimane fa a Rivazzurra, l’Hotel Venere. Ciò è avvenuto con il silenzio quasi totale degli amministratori e senza assumere alcun rilievo sulla stampa nazionale, per un fatto che, di certo, avrebbe potuto avere conseguenze tragiche, sia per i turisti che per i lavoratori dell’albergo, ma che non avrebbe fatto pubblicità alla riviera e alla sua stereotipata immagine di lustrini e divertimento.
La situazione drammatica, che tutti conoscono ma che nessuno vuol vedere e di cui nessuno vuole parlare, è quella dello sfruttamento del lavoro stagionale. Il turismo nella riviera romagnola si regge sulle spalle di migliaia di lavoratori e lavoratrici “invisibili”, perlopiù romeni, che ogni anno vengono assunti parzialmente in regola, con contratti “grigi” part time, per lavorare, in realtà, dalle dieci alle quattordici ore giornaliere, senza neanche un giorno di riposo, con uno stipendio mensile di 1000/1200 euro, ovviamente senza alcun diritto o tutela sindacale e con la minaccia e la paura costante del licenziamento.
Lo scenario che oggi si profila e che abbiamo ricostruito anche grazie ad una mini inchiesta che sarà approfondita nei prossimi mesi dal nostro collettivo politico, è ancora più tetro e agghiacciante: una filiera di rapporti, di reti, che coinvolgono direttamente albergatori, associazioni di categoria e mediatori assoldati a tale ruolo, che creano canali per una vera e propria tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento stagionale all’interno del mercato turistico della riviera romagnola, da Cesenatico a Cattolica.
Sono state costruite ed implementate, e non sono nemmeno troppo occultate, catene schiavistiche transnazionali per “l’importazione di manodopera addestrata” dai paesi comunitari (principalmente della Romania), manodopera addestrata per avere sempre la certezza di personale sempre più ricattabile, a basso costo e senza alcuna tutela.
Gli stessi cittadini comunitari romeni che hanno occupato le cronache degli ultimi mesi e sono stati etichettati con tutti i possibili e svariati aggettivi spregiativi e denigratori, i delinquenti numero uno da espellere contro il degrado delle città italiane, in realtà l’anello debole dell’Europa fortezza, il capro espiatorio delle false paure immessi poi nel mercato dello sfruttamento.
Questa è la vera insicurezza, questa è la vera piaga dell’estate romagnola.
Siamo stanchi delle menzogne e delle logiche che producono false paure e nascondono le vere illegalità, come lo sfruttamento stagionale dei lavoratori comunitari, e ci rivolgiamo a quei cittadini in movimento, coloro che si adoperano oggi in tanti settori e realtà del volontariato, dell’associazionismo, delle vertenzialità dal basso, convinti che al di fuori dei palazzi, che rappresentano quel potere sempre più efferato, sia possibile costruire vertenze e coscienze per risollevare le sorti di questa città insieme a chi subisce l’altra faccia del turismo e del vero abusivismo, questo si, commerciale.
Bisogna avere il coraggio di indignarci e di dire basta ad un’economia e ad un processo di accumulazione capitalistica che fonda il suo benessere e il suo nutrimento sullo sfruttamento delle persone, dei lavoratori e delle lavoratrici comunitari che ogni estate producono la ricchezza di questo territorio.

Laboratorio Sociale Paz - Estate 2008