
La costruzione della diga che collega la zona centrale di São Luiz a un’area periferica, avvenuta negli anni ’70, ha stravolto non solo la biodiversità del Rio das Bicas, ma anche la vita delle comunità costiere che un tempo vivevano di pesca e agricoltura sulle rive del fiume.
All’inizio la diga ha ridotto la quantità di pesce presente nel Rio, successivamente, la rottura dei meccanismi di apertura e chiusura ha comportato la stagnazione dell’acqua e il conseguente inquinamento della zona.
Anche se mantiene la sua naturale bellezza, il Rio das Bicas è ormai diventato una discarica, a causa di questo fallimentare progetto del comune e della mancanza di sensibilità e attenzione ambientale dei cittadini di Sao Luiz. Nelle sue acque sono quotidianamente versati i liquami delle fogne della città, pattume e materiali di scarto, ferro e plastica.
Ai margini del Rio decine di famiglie hanno occupato da diversi anni i terreni abbandonati dalle comunità di pescatori, che sono oggi contaminati dall’acqua inquinata, e vivono lì di agricoltura e allevamento.
A Febbraio di quest’anno un gruppo di studenti ha cominciato a organizzare un movimento popolare per denunciare la situazione del Rio e le condizioni delle famiglie che abitano ai suoi margini, nonchè per fare pressioni politiche a livello locale e iniziare un progetto di educazione popolare e ambientale con gli abitanti della zona.
Il Banco Mondiale, in accordo con l’attuale amministrazione ha promesso un finanziamento di 20 milioni di dollari per un progetto di bonifica del Rio das Bicas, creazione di una rete fognaria e di un impianto di trattamento dei liquami, oltre che la riparazione della diga.
Il Movimento Popular das Comunidades do Rio das Bicas, assieme al MST sta cercando di accompagnare questo processo e di formare le famiglie sulla tutela dei propri diritti e sull’importanza della preservazione del proprio ambiente di vita.