Visita al campo profughi di Jenin

Giovedì 19 agosto 2004

Ya Basta oggi si e’ recata nella citta’ di Jenin a nord della Cisgiordania. Una delle prime citta’ in cui e’ iniziata la costruzione del muro. Si tratta, nel caso di Jenin, di un muro di filo spinato con telecamere a sensori che percepiscono l’avvicinamento delle persone. I soldati israeliani controllano la strada antistante il muro frequentemente. L’equipe locale del Medical Relief ci ha accompagnato davanti ad un cancello che paradossalmente non viene mai aperto agli abitanti della citta’ non consentendo di raggiungere gli altri villaggi e i terreni isolati dall’altra parte del muro. Si tratta di una regione molto fertile e produttiva: alcuni terreni destinati all’agricoltura sono stati pero’ confiscati dal governo israeliano limitando cosi’ lo sviluppo economico della regione e rendendo precarie le condizioni di vita degli abitanti.

Il muro si trova in coincidenza della green line, ma a pochi metri da una scuola del villaggio di Taiba. Ci hanno raccontato che spesso, mentre i bambini giocano davanti al cortile, i soldati sparano nella loro direzione. I bulldozer utilizzati per la costruzione del muro si sono aperti il passaggio distruggendo una casa e danneggiando quelle adiacenti.

Il campo profughi di Jenin e’ stato in gran parte distrutto dall’esercito israeliano nel 2002 dopo un assedio di circa un mese. Sono circa un migliaio le case colpite e piu’ di 400 quelle distrutte completamente. Gli abitanti del campo hanno tentato di resistere all’attacco per circa due settimane alla fine delle quali ci sono stati 58 morti. Gli abitanti del campo sono stati ospitati nei villaggi vicini in attesa della ricostruzione. Il campo profughi comprende un’area di 1 km quadrato di cantiere aperto in cui circa 15.000 persone stanno ricostruendo le loro abitazioni. La rapidita’ dei lavori di ricostruzione dimostra quanto sia ancora intatta la volonta’ di non arrendersi rispetto agli attacchi del 2002 e alle quotidiane incursioni dell’esercito israeliano a Jenin.