da "L’Unità", mercoledì 1 settembre 2004

Onorate San Precario alla spiaggia no global

Gabriella Gallozzi

Giovedì 2 settembre 2004

Volantini, musica, un lungo corteo colorato e, soprattutto, un «ga-leone» - nave con due felini di cartapesta - a bordo di un pullmino. Mentre tra i leoni miliardari del Palazzo del cinema - quelli degli 800 mila euro - sfilava Steven Spielberg ospite «d’apertura» di questo festival col suo The Terminal, poco più in là anche il popolo no global ha inaugurato la sua Mostra intitolata a San Precario.

Un santo ad hoc per ricordare che il mondo del cinema più che dalle star è fatto da un folto esercito di lavoratori che, come ormai quelli di tanti altri settori, vive nell’incertezza economica al di fuori di ogni stato sociale. Eppure il loro - garantiscono - non sarà un «contro festival» con «minacciose» interruzioni delle proiezioni, quanto piuttosto un vero spazio alternativo che avrà la sua inaugurazione ufficiale domani sera con un concerto degli Assalti Frontali, per proseguire nei prossimi giorni con film e tanti ospiti: Naomi Klein (con The Take), Tim Robbins (con Embedded sui media «imbavagliati» in tempo di guerra), Guido Chiesa (con Alice in paradiso, il documentario sulla radio bolognese del movimento del ’77), Spike Lee e tanti altri che via via stanno offrendo la loro adesione, compresi i «colleghi» francesi - vi ricordate gli intermittents a Cannes ? - e olandesi.

Sede del festival alternativo è quella che ormai è già indicata da tutti come «Global Beach». Una spiaggia di proprietà della polizia di Stato rimasta chiusa per un decennio e inghiottita dalle erbacce fino a pochi giorni fa, quando è stata occupata dai laboriosi disobbedienti che hanno preso in mano pale e rastrelli per rimettere a nuovo l’intero impianto. Davanti all’entrata troneggia un enorme cartellone con l’immagine simbolo di un uomo sul surf e lo slogan, «liberté,egalité e flexsecurité», nuova parola d’ordine del variegato movimento di cui fanno parte, tra gli altri, i centri sociali e gli «internettisti» globalproject.

Ancora a poche ore dall’avvio delle «danze» sono un po’ tutti al lavoro: chi monta il palco per il concerto di domani sera, chi rivernicia il padiglione dove sarà allestita la pizzeria, chi sistema il bar proprio in riva al mare e, ancora, chi continua a tagliare erbacce per far posto alle tende ospiti del campeggio, anche questo alternativo ai prezzi folli imposti dagli albergatori del Lido. Persino i vicini di casa, i gestori della spiaggia privata accanto, danno una mano portando qualche bibita per i lavoratori. Mentre c’è chi racconta che nei giorni scorsi sono arrivati a dare man forte anche un paio di pensionati, pure loro pronti a rimboccarsi le maniche. «Non avete idea di che lavoro di ripulitura abbiamo fatto», dice Luca Casarini mentre sistema un’impalcatura e tutto intorno c’è un gran movimento.

Alcuni hanno pure le magliette gialle con la «griffe» della spiaggia: sopra la scritta «Global Beach» e la frase «hic sunt leones», definizione che usavano gli antichi romani per i popoli non conquistati. Loro invece, i «leones» della Global Beach di conquiste ne hanno già fatte. A cominciare dal neo direttore della Mostra Marco Muller.

«L’altro giorno - continua Casarini - abbiamo visto arrivare una delle macchine del festival, quelle ufficiali con tanto di bandierine. Ebbene, era Muller che ci è venuto a trovare. Ci ha chiesto cosa volevamo, che intenzioni avevamo ecc. Lo abbiamo rassicurato su eventuali azioni di "disturbo" e gli abbiamo spiegato della necessità di questo spazio alternativo per dare visibilità a temi clou come il precariato. Tutto qui. E per finire gli abbiamo chiesto gli accrediti al festival per gli ospiti della spiaggia che lui ha garantito ci farà avere».