Il Collettivo Passepartout compie un anno

Martedì 15 marzo 2005

Passepartout: un anno di occupazioni, dieci case liberate.

Oggi, 14 marzo, ad un anno dalla prima autoassegnazione, abbiamo liberato la decima casa di proprietà del Comune, gestita dall’ACER e abbandonata da entrambi. Mentre la Provincia e il Comune di Rimini decidono di trasformare la città in zona di guerra, autorizzando voli di supporto dei marines coinvolti nell’occupazione militare dell’Iraq, mentre si costruisce il primo carcere per tossicodipendenti "privato" d’Italia a Castelfranco Emilia, mentre nella nostra Bologna non è possibile comprare alcolici in centro dopo le nove di sera dai negozietti gestiti da extracomunitari, senza intaccare minimamente l’economia dei bottegai bolognesi proprietari di pub, o bersi per strada una birra dopo una lunga giornata trascorsa tra agenzie di lavoro interinale o in file chilometriche nelle segreterie universitarie, vietando qualsiasi forma di socialità e aggregazione. Noi del collettivo Passepartout, benedetti da San Precario, abbiamo deciso di festeggiare un anno di lotta alla precarietà, riprendendoci una casa per un giovane lavoratore precario e uno studente universitario, ribadendo che la casa non può e non deve essere un lusso concesso ai pochi che possono permettersi di pagare affitti di 400 euro al mese per una singola.

Una lotta che da ormai un anno continua a rivendicare reddito diritti e dignità: ridando nuova vita a case abbandonate, occupando la sala del consiglio di amministrazione dell’aeroporto Federico Fellini di Rimini, sabotando i lager metropolitani chiamati CPT, carceri di fatto per chi ha commesso il reato di essere migrante, ottenendo uno sconto del 30% in una libreria bolognese, praticando uno sciopero sociale in un centro commerciale romano, distribuendo pasti caldi e coperte a chi vive per strada. Per un anno abbiamo ridato voce a chi non l’aveva più. Abbiamo sostenuto la lotta di una famiglia composta da marito migrante, moglie italiana e tre bambini piccoli, minacciati dal comune di sfratto dal dicembre dello scorso anno, abbiamo ascoltato gli appelli inviati dai rumeni che abitavano il Ferrhotel, deportati in parte a Villa Salus, in parte abbandonati a loro stessi, costringendoli, di fatto a vivere in stazione o in baracche arrangiate sul Lungo Reno, senza affrontare razionalmente il problema dell’integrazione dei migranti nel tessuto urbano, creando di fatto un nuovo ghetto. 365 giorni intensi, fatti di emozioni, rabbia, sogni, paure di chi è costretto a vivere il ricatto del lavoro in nero o interinale, di chi è costretto a scegliere tra acquistare un libro o comprare un chilo di verdura, andare al cinema o prendere un treno. Passepartout ribadisce con forza e determinazione la propria volontà di lottare per un mondo dove vengono riconosciuti come diritti fondamentali il poter vivere in una casa a prezzi equi, l’accesso ai saperi, il diritto alla mobilità, anche attraverso la realizzazione, assieme al Collettivo degli Studenti Precari, di uno sportello informativo ed un supporto legale contro gli affitti in nero, perché la lotta al precariato deve necessariamente attraversare tutto ciò che contribuisce a rendere precarie le nostre esistenze riaprendo spazi di discussione, costruendo democrazia dal basso.

...Quello che abbiamo è quello che ci siamo presi e quello che ci siamo presi è solo una piccola parte di quello di cui abbiamo bisogno...

Collettivo Passepartout