Il diciotto Brumaio di George W. Bush

Michael Hardt - Martedì 1 aprile 2003

Sembra che siamo condannati ai ricorsi storici. C’è infatti un surplus di fantasmi che si aggirano sul palcoscenico del presente. Il difficile è liberarsi dei falsi spettri e vedere quali grandi personaggi ed eventi storici si ripetono realmente oggi. Per alcuni aspetti, la guerra in Iraq e l’attuale missione globale del governo Usa sembrano ripetere il vecchio progetto imperialista europeo. Gli sforzi attuali, non solo di imporre nuovi regimi in Afghanistan e Iraq, ma anche più in generale di modificare il panorama politico del Medioriente, oltre che di «rivoluzionare l’intero globo», vengono concepiti e presentati usando i vecchi termini della missione civilizzatrice delle potenze europee. Il presidente Bush si immagina forse col mantello dei grandi potenti imperialisti, intento a educare i selvaggi e a portare la civilizzazione nel mondo. Dobbiamo avere il coraggio di aiutarli, dice, e in futuro ci ringrazieranno. O, parlando in termini più venali, gli sforzi di controllare gli enormi giacimenti petroliferi iracheni e del Medioriente sicuramente richiamano molte guerre imperialiste condotte per assicurarsi il controllo di ricchezze, come ad esempio i tentativi inglesi di prendere il controllo delle miniere d’oro sudafricane – sangue per l’oro ieri, sangue per il petrolio oggi.

Nonostante le somiglianze, comunque, i vecchi imperialismi non ci aiutano a capire cosa è centrale nella situazione attuale. Questi paragoni sembrano solo apparentemente calzanti, ma in realtà nascondono quello che sta realmente accadendo. La vera ripetizione della storia è in realtà molto più vicina di quello che immaginiamo. Gli Stati Uniti stanno ripetendo la Guerra del Golfo del 1991, certo, ma questo è solo un elemento in una ripetizione storica ben più importante: il coup d’etat all’interno del sistema globale – un nuovo diciotto Brumaio, questa volta di padre e figlio, non di zio e nipote. Per coup d’etat qui intendo un usurpazione del potere all’interno del palazzo da parte dell’elemento unilaterale monarchico e la corrispondente subordinazione da parte delle forze aristocratiche e multilaterali. Il coup d’etat di Bush padre era stato concepito a suo tempo come la creazione di un nuovo ordine mondiale. Subito dopo la caduta del Muro di Berlino e il collasso dell’ordine bipolare della guerra fredda, la prima Guerra del Golfo aiutò a ristabilire i termini delle nuove strutture di potere globali. Gli Stati Uniti, come unica superpotenza rimasta, avrebbero avuto la precedenza su tutti gli altri poteri, ma non avrebbero governato il mondo da soli.

Il ruolo degli Usa nel primo Impero si muoveva su un terreno che alternava superiorità e collaborazione. Gli Stati Uniti esercitavano sì un potere monarchico, specialmente in questioni militari, ma allo stesso tempo si inserivano in un vasto sistema globale costituito da una rete di poteri di varia forma e natura, che includeva gli altri stati-nazione dominanti, in particolare Europa e Giappone, insieme alle maggiori corporations capitaliste, alle organizzazioni sovranazionali come l’Onu, la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e a molti altri. La caratteristica essenziale del primo Impero, era che la superiorità monarchica degli Stati Uniti non entrava in contraddizione né ostacolava la partecipazione delle varie forze aristocratiche al sistema globale di potere. Il coup d’etat di Bush figlio, che va sotto il nome di unilateralismo, fa un passo ulteriore nella concentrazione dei poteri globali nelle mani monarchiche degli Stati Uniti. Quello che è ormai più che chiaro nella nuova dottrina Usa delle guerre preventive e della ristrutturazione politica globale è che gli Stati Uniti stanno cercando di sottomettere radicalmente tutti i poteri aristocratici. Gli Stati Uniti credono di poter governare il mondo da soli, o, al massimo, con l’aiuto di vassalli passivi. Gli altri poteri sono quindi avvisati di sostenere e seguire questa guida, non tanto perché sono necessari, ma per il loro stesso interesse, perché il non seguire la guida degli Usa li indebolirebbe ulteriormente e li renderebbe politicamente irrilevanti. Mentre Bush figlio recita il ruolo di Bonaparte, gli Stati Uniti e gli stati-nazione europei, in particolare Francia e Germania, si trovano nella posizione dei partiti borghesi nel parlamento francese del XIX secolo, a insistere sul multilateralismo contro l’unilateralismo dell’Imperatore. Questa è la vera ripetizione storica. Infatti, lo scontro tra Stati Uniti e Onu, gli sforzi statunitensi di dividere e indebolire l’Europa, e i conflitti all’interno della Nato, sono più vicini al centro degli sviluppi attuali della guerra all’Iraq. È qui che si sta stabilendo la gerarchia del secondo Impero – il secondo nuovo ordine mondiale.

Tutte le ripetizioni storiche, comunque, presentano differenze, e non consistono solo nel fatto che il primo evento ha il peso di una tragica trasformazione mentre il secondo si presenta come una mascherata grottesca. Il coup d’etat di Bush figlio somiglia a quello del padre guidati entrambi dalla volontà di concentrare un potere maggiore nelle mani degli Stati Uniti. Nel primo Impero, comunque, il ruolo monarchico degli Usa nel nuovo ordine mondiale era bilanciato da una vasta partecipazione aristocratica in una rete di molti poteri diversi. Oggi sembrerebbe che questa natura duplice dell’Impero sia caduta in pezzi. Da una parte, una Europa unita, le Nazioni Unite e altri poteri multilaterali minacciano di porsi come una alternativa effettiva agli Stati Uniti e di mettere in dubbio la loro superiorità globale. (Non si deve sottostimare la minaccia posta dall’euro al monopolio monetario globale del dollaro.) Dall’altro lato, il secondo Impero di Bush figlio cerca di separare l’Impero da tutti gli altri poteri e di rendere la collaborazione superflua. In risposta al coup d’etat e alla formazione del secondo Impero nella Francia del XIX secolo, quando le forze della rivoluzione sembravano al loro minimo, Marx andò in cerca di motivi che spingessero all’ottimismo. Non si appellò, ovviamente, alle forze multilaterali dei partiti borghesi contro l’Impero unilaterale. Piuttosto interpretò il passaggio tra poteri dominanti come un passaggio attraverso il purgatorio, durante il quale le forze rivoluzionarie apparentemente inesistenti erano in realtà sotterranee, nascoste alla vista, in attesa del momento migliore per saltare fuori. Neanche noi abbiamo intenzione di schierarci con una delle forze che lottano per il potere in cima alla gerarchia globale – gli Stati Uniti, l’Europa, Blair, Chirac, etc. Oggi comunque, a differenza dei tempi di Marx, le forze della rivoluzione lavorano alla luce del sole. Sono maturate durante il primo Impero e entrano nel secondo con una forza crescente. Questa forse è la differenza più importante, una differenza che ci potrebbe liberare dal tragico ciclo dei corsi e ricorsi storici.

Traduzione di Davide Sacco