
Il 25 aprile 2001, il collettivo Squasso, realtà locale composta in prevalenza da studenti e quel che rimaneva delle varie realtà della sinistra di base, decise l’occupazione dell’ex ostello della gioventù di Miramare, struttura in disuso da svariati anni, con l’intento di costruire un percorso politico-sociale di autogestione. I giorni successivi all’occupazione furono caratterizzati da un clima di insorgenza che liberava e produceva una nuova forma di soggettività critica, attraverso assemblee affollate di decine e decine di giovani che desideravano esserci, partecipare, rivendicare la riappropriazione delle proprie esistenze. Dal basso, l’assemblea di autogestione dell’ex ostello prese la decisione di mobilitarsi per partecipare alle giornate di Genova contro il G8 nel 2001. Furono organizzati dibattiti, incontri, prove tecniche di resistenza; in seguito alle assemblee tenutesi all’ex ostello, decine di riminesi manifestarono a Genova. Per ciò che concerne le dinamiche interne all’occupazione, si delinearono da subito 2 correnti:
la prima più propensa a costruire un soggetto critico autonomo nel territorio, rappresentata in sostanza dai promotori stessi dell’occupazione;
la seconda si rifaceva ad un discorso di tipo controculturale/esistenziale, quindi vivere lo spazio come una vera e propria abitazione sganciata però da contenuti politico-sociali.
Il Partito della Rifondazione Comunista di Rimini si presentò in veste di mediatore bensì nei confronti del solito problema legalità/illegalità rispetto allo spazio occupato. Nel frattempo si erano svolte le elezioni amministrative (aprile 2001). Rifondazione entrò a far parte della Giunta Comunale riminese e propose una trattativa con gli occupanti, che prevedeva entro breve l’abbandono dello spazio in cambio di un Centro Sociale Autogestito di lì a 2 anni.
L’assemblea di autogestione dell’Ex ostello, pur con molte divergenze e perplessità soprattutto per il basso livello dei politici locali, approvò di misura la trattativa anche sulla base delle garanzie dimostrate dalla legge regionale del 25 giugno 1996 n. 21 “Promozione e coordinamento delle politiche rivolte ai giovani”; legge che con alcuni contributi economici andava a risanare alcune situazioni anche in altre città della Regione, tra cui Bologna e Reggio Emilia (delibera n. 1653/01). Tuttavia l’assessore alle politiche giovanili del PRC (Vittorio Buldrini), ci promise oltre ad uno spazio dotato di tutti i confort, anche una serie di cose che, dal quel luglio del 2001, non sono mai state realizzate (come ad esempio uno spazio provvisorio per continuare le attività dell’autogestione). La “reggia sociale” prevedeva un finanziamento di circa 800 milioni di vecchie lire, oggi si parla di un miliardo e mezzo, a seguito di un ulteriore contributo del Comune, reggia sociale che doveva essere improntata all’autogestione e affidata direttamente agli occupanti, ma in seguito, il concetto di autogestione e il percorso che ha portato alla ristrutturazione dello stabile in via della gazzella, paventato dall’assessore e dal suo entourage si è rivelato eufemistico e falso. Questo ceto politico ci presentava, allora, una trattativa ma in sostanza essa si rivelò una proposta unilaterale, dal momento che non solo non si è preso in considerazione uno spazio di transizione, richiesto da noi occupanti per non disperdere questa soggettività politica, ma si è addirittura deliberato in consiglio comunale sulla realizzazione di un bando di gara per la gestione del centro in via della gazzella, rivolto esclusivamente alle associazioni (in netto contrasto con la delibera regionale n. 1653/01). Il taglio dell’acqua e della luce diede l’ultima spallata all’ esperienza dell’Ex ostello occupato, allora denominato Centro sociale Grand Hostel.
Una parte degli occupanti facente capo alla realtà controculturale, o meglio definita tribe, continuò tuttavia l’occupazione e fu sgomberata nel gennaio 2002. La componente degli attivisti politici, in parte, confluì nel nascente Rimini Social Forum. Realtà rizomatiche, moltitudinarie e antagoniste sono ovviamente diversificate dalle dinamiche istituzionali, e quando vengono imbrigliate nei meccanismi burocratici si disperdono, soprattutto quando si ha a che fare con amministratori indifferenti e oscurantisti come l’assessore Buldrini. Non è un caso che lo stesso assessorato ha fatto di tutto per disperdere l’esperienza dell‘Ex ostello, eliminando man mano tutti quei soggetti che manifestavano diversità rispetto ai diktat del Prc riminese e dei dipendenti-porta borse dell’Assessore.
Sono passati ben 4 anni e mezzo dalle promesse e dall’entrata in trattativa con il comune di Rimini e il rispettivo assessorato, ma nel settembre del 2004, si verifica una nuova occupazione espressione innovativa di un gruppo di persone che hanno continuato il percorso iniziato dentro il collettivo squasso, poi all’ex ostello e dentro il social forum locale. Nasce così il Laboratorio sociale P.A.z, che subisce un primo sgombero (27 sett. 04) ad opera dell’assessorato di Buldrini in concerto con il Sindaco, e rioccupa un nuovo stabile, un ex scuola nella periferia riminese, ubicata in via Montevecchio n. 7. Questa esperienza ha aggregato molteplici persone e soggettività, valorizzando le diversità e sperimentando l’autogestione come elemento fondante delle attività del laboratorio sociale. P.A.z ha fornito ospitalità a senza tetto, dato appoggio e sostegno legale e informativo ai cittadini migranti, nonché agli studenti medi e universitari. Ha inoltre messo a disposizione i propri spazi per tutti quegli artisti e musicisti che, nel territorio, difficilmente riescono a trovare un luogo dove esprimersi realizzando serate, performance alternative, concerti live.
Oltre a ciò, in rete con altre realtà presenti in Regione (centri sociali ecc.) e associazioni preseti nel territorio riminese, ha organizzato numerose iniziative e momenti, non solo informativi/politici ma anche artistici e culturali ecc. P.A.z rappresenta un’esperienza che cresce e si autogestisce, contribuendo a sopperire ad alcune mancanze dell’amministrazione comunale riminese, in primis, spazi vivibili per i giovani, per gli adolescenti, ma anche bisogni sociali come assistenza, progettualità, casa, accoglienza per disagiati (tossicodipendenti, psichiatrici ecc) ecc….
Questa è l’unica esperienza sul territorio riminese di reale autogestione, che nasce dal basso, dalle istanze, che giovani, singoli, associazioni hanno manifestato liberando più di uno spazio nel corso di questi ultimi 5 anni. Liberazione che è un atto legale difronte all’illlegalità diffusa di chi dovrebbe amministrare sopra le parti e invece gestisce ad personam i fondi pubblici destinati ai progetti dell’auto-organizzazione. Rimandiamo alle valutazioni la lettura della delibera in allegato e del bando di gara che è in netta controtendenza con essa.
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