
Non si può sopprimere l’espressione!
Perché questa assemblea? Come laboratorio occupato paz abbiamo voluto fortemente realizzare questa assemblea pubblica per permettere a tutti i cittadini che abitano in questi territori, di venire a conoscenza della nostra storia e delle motivazioni che hanno permesso la realizzazione della struttura in via della gazzella, così recita la delibera regionale. Inoltre era giusto nei vuoti della comunicazione e dell’informazione embedded, raccontare i fatti così come sono accaduti, puntando sui contenuti e non sulle polemiche faziose della politica dei palazzi...
Quanto avvenuto, infatti, rispetto al centro di via della gazzella è un tassello nel "mare" infinito delle ingiustizie attuate dalle politiche ed amministrazioni locali, finalizzate a promuovere più gli interessi di parte che non dell’intera collettività. È qui è necessario spiegarsi meglio. Il nodo centrale è tutto interno a due concetti, quello della guerra e della democrazia. Guerra e democrazia oggi sono due dispositivi funzionali al sistema, al neoliberismo, alla subordinazione di milioni di persone soggiogate da nuovi servaggi e schiavitù. In questo processo è sempre più evidente come non esiste più differenze tra dx e sx, poiché entrambi gli schieramenti si muovono all’interno di quella logica binaria che è il pensiero di guerra.
Abbiamo infiniti esempi a riguardo: militarizzazione aeroporto di Rimini, 2 CPT in Emilia Romagna, carcere di Castel Franco, vigili urbani utilizzati per l’accompagnamento coatto dei cittadini migranti espulsi alla frontiera, plotoni in armi nelle spiagge a caccia dei venditori ambulanti, speculazione edilizia e cementificazione con una conseguente devastazione del territorio, e non ultimo via della Gazzella, che si iscrive pienamente per come è stata gestita nel pensiero di guerra.
Pertanto: di quale democrazia o rappresentanza partecipativa o politica di sinistra si può parlare oggi se siamo in presenza di una guerra democratica, strutturale, multilivello, che costruisce nuove dimensioni del comando non solo sul piano globale ma anche locale? Questo spazio pubblico, questa assemblea aperta, costituente, ci permette di mettere in luce anche questi aspetti e soprattutto la crisi irreversibile in cui versa la democrazia oggi...
Non è un caso, a questo proposito, che dopo i fatti del 23 dicembre, rispetto a quell’attacco a freddo che ci ha investito, abbiamo ricevuto email e contributi di tante soggettività che esperivano questi stessi pensieri e analisi. Qualcuno di questi parlava del mattone, della speculazione edilizia, qualcun altro del metodo, quel metodo partitico, lontano dalle pratiche di autogoverno e di autorganizzazione tipiche del movimento. Altri, invece, hanno evidenziato un dato più pregnante, fondante potremmo dire, la falsità della democrazia reale così come essa si costituisce anche nei nostri territori "dominio a mezzo di guerra", "mattoni, speculazione anche per l’aggregazione giovanile".
Noi, attraverso le occupazioni che abbiamo compiuto, tre dal 2001, abbiamo voluto restituire alla città degli spazi sociali autogestiti, caratterizzati dal metodo dell’autogoverno di tutti esercitato da tutti, come effettiva potenza che agisce dal basso e in rete per costruire il comune. Questa per noi è autogestione.
Il bando pubblico che scade il 10 gennaio non è altro che un dispositivo di controllo politico/partitico su chi agisce ribellione e sovversione per un’altra democrazia possibile, imbriglia la pratica dell’autogestione, favorendo tutto e tutti, fuorché un reale processo di autogoverno. È questo episodio è paradigmatico, una sorta di archetipo di storie, eventi, fatti che già sono accaduti in questa città, una città dove si ibridano le urne favorendo gli albergatori, gli speculatori edilizi e i commercianti, mentre la politica si scatena contro la città dei senza diritti, dei senza casa, dei senza lavoro ecc… Come laboratorio sociale P.A.z, attraverso la pratica quotidiana dell’autogestione, stiamo provando a disertare questi dispostivi di guerra territoriali. Abbiamo agito sempre da un lato per costruire nuovi percorsi, dall’altro per opporci efficacemente, non solo a livello simbolico, a questo stato di cose, con i nostri limiti e la nostra difficoltà. Dal 2001 ad oggi il nostro percorso insegna ed è coerente. Tante soggettività hanno attraversato il nostro spazio sociale, persone senza fissa dimora, cittadini migranti espulsi, giovani artisti e musicisti, compagni di strada, in tanti hanno raccolto e lasciato qualcosa.
Da sempre siamo stati identificati come un’anomalia, un corpo estraneo alla città, alla democrazia reale che in questi territori si esprime in tanti modi. Nel corso di questi anni, dal 2001 in poi, abbiamo cercato di riflettere, di costruire percorsi non fini a se stessi e ci siamo posti delle domande. Quali percorsi quali strategie? quali forme di ribellione e diserzione? Una risposta e questo è il mio pensiero personale, l’ho trovata il 23 dicembre in via della gazzella, nel centro che è stato realizzato, a seguito, e grazie ad un’occupazione. Ho visto uomini autorizzati ad aggredire cittadini inermi che avevano tutti i diritti di stare in quel luogo e chiedere chiarezza per tentare di capire.
Ma ho visto anche i miei fratelli e le mie sorelle farsi uno nelle loro complessità, farsi gruppo e tra le urla e gli spintoni, abbiamo trovato un’arma efficace, per chi vuole ascoltare ed è disposto a capire, un semplice megafono. Questa non è stata non violenza ma resistenza. E’ per questa soggettività critica, matura e in divenire, e per quelle potenziali ma nascoste nella città che oggi siamo qui, per dire che agire resistenza in questi territori, è possibile, così come è possibile creare nuove forme di partecipazione alla vita della nostra città. Queste sono le armi della moltitudine, delle persone, questa è la via, la modalità per disertare la guerra in tutte le sue espressioni. Abbiamo bisogno anche di voi!
Guarda la galleria fotografica (si ringrazia Riminipress per la concessione delle immagini)
Percori di lettura/visioni per comprendere meglio la vicenda:
Guarda lo speciale: "Un esodo possibile"
Leggi e sottoscrivi l’appello: "Chiediamoci com’è cominciata"
Guarda lo speciale: "Rimini - L’autogestione come metodo, no a chi ci specula sopra!". Cronaca dettagliata (audio e foto) di ciò che è accaduto il 23 dic.
Scarica il video sui fatti del 23 dicembre
"Cari amici, vi scrivo" - email/comunicati di solidarietà
Leggi l’articolo "Accade nella città delle vacanze" di un singoli cittadino, Michele Marziani, che vive a Rimini
Rimini - Rassegna stampa (1)24dic.
Rimini - Rassegna stampa (2)27dic.