
Sabato 14, arrivata a Temuco, la carovana si è incontrata con Marcelo de la Agrupación de Familiares de Presos Politicos Mapuche, che ci ha accompagnato al carcere di Angol.
Qui sono detenuti 5 mapuche, fra cui Osvaldo, il Lonko (autorità in fatto di autonomia e tradizione) della comunità San Ramón. Tutti sono condannati secondo la legge antiterrorismo firmata Pinochet, per aver rioccupato illegalmente una terra da cui una multinazionale aveva fatto sgombrare una comunità; tutti dovranno scontare una pena di dieci anni e un giorno.
Nella zona delle loro comunità, il governo militare fin dai primi anni ’80 concesse incentivi e finanziamenti a chi avesse accettato di coltivare pini o eucalipto, piantagioni che però seccarono milioni di ettari di terra, a causa di tutta quella che assorbono due.
In questo modo, oltre a trarre profitto dal business del legname, governo e multinazionali straniere riescono a dividere all’interno le comunità mapuche, comprando alcune famiglie e minando la sacralità della terra.
Non a caso, alcuni dei prigionieri di Angol sono accusati anche per incendio "terroristico".
Difendersi per loro è impossibile, visto che grazie a una recente riforma l’identità dei testimoni d’accusa è tenuta segreta e l’avvocato degli imputati politici viene assegnato d’ufficio. Sia testimoni che avvocati compaiono sul libro paga del governo e dei latifondisti.
Alla fine dell’incontro il Lonko ci chiede di presentarci uno per uno, poi registra insieme agli altri 4 prigionieri, un messaggio di saluto e di ringraziamento alla caravana e a YaBasta.
Nel tardo pomeriggio partiamo per la comunità della famiglia Pichun.
Ci ha ricevuto Juan, figlio del Lonko della comunità, detenuto, fratello di Rafael, altro prigioniero politico, e di Pascual, che sta chiedendo asilo politico in Argentina e che abbiamo incontrato a Buenos Aires.
Restiamo con loro anche tutta la domenica e, in piena notte, ripartiamo alla volta di Bariloche.
Martedì 17
Arriviamo a El bolson dai compagni di Radio Alas, che sta seguendo la formazione dei peñi mapuche di Vuelta del Rio con i quali Ya Basta sta costruendo una radio comunitaria.
In mattinata siamo stati intervistati in diretta sulla caravana [ prima parte | seconda parte | terza parte ] e abbiamo lanciato una charla pubblica [audio a dx dell’articolo diviso in sei parti] per la serata, a cui hanno partecipato una quarantina di persone e durante la quale abbiamo approfondito non solo le problematiche della questione mapuche in Cile e in Argentina, ma ci siamo confrontati anche con diversi movimenti locali, che avremmo la fortuna di riincontrare nei prossimi giorni, portando la nostra esperienza di resistenza e convergendo tutti nell’idea di globalizzare la lotta per globalizzare i diritti.