
In attesa del Dal Molin sono stati stanziati 45 milioni per una scuola Vicenza deve diventare la base più importante delle forze armate Usa nel sud Europa. Servono nuove case e nuove aree per ospitare i militari Costruttori italiani in gara per un nuovo villaggio. Gli statunitensi vorrebbero l’aeroporto al più presto per evitare sorprese dalle elezioni.
di Marino Smiderle
La caserma Ederle sta scoppiando. Per fortuna non si tratta di attentati kamikaze di Al Qaeda, anche se questa struttura militare vicentina è tra gli obiettivi possibili dei terroristi. No, stavolta lo scoppio è dovuto al fatto che non c’è più posto. È stato costruito tutto quel che era possibile costruire, ma i duemila nuovi soldati in arrivo (con relative famiglie) che sono destinati a raddoppiare, o quasi, il contingente attuale, rendono imminente una completa riorganizzazione logistica del contingente Usa.
La scuola. Per capire che gli americani hanno deciso di costituire a Vicenza la base più importante del sud Europa, basta dare un occhio al progetto previsto all’interno del villaggio di Vicenza est. Qui lo zio Sam ha messo da parte qualcosa come 45 milioni di dollari per costruire le scuole elementari e medie. Si tratta di un grande complesso, dove andranno a studiare qualcosa come 1.250 ragazzi. Steve Arn, un ingegnere del settore istruzione al Dipartimento della Difesa americano, ha dichiarato al giornale Stars & Stripes che il progetto per la scuola elementari era previsto da tempo. «La decisione di allargarlo e di inserire anche un settore destinato alla scuola media - ha precisato - è venuta quando è stato stabilito l’allargamento del contingente americano a Vicenza». Una volta che sarà stato approvato il budget, potranno partire i lavori, che saranno affidati a imprese locali (la consegna è prevista per il 2010). E già si pensa a una scuola superiore (high school).
La riorganizzazione. Da un punto di vista strategico, la 173ª Brigata è destinata a diventare quello che gli americani chiamano Brigade combat team. Cioè un contingente altamente operativo, capace di essere impiegato in qualsiasi fronte lo richiedesse nel giro di 24 ore. Questo implica il trasferimento di 2.000 soldati dalla Germania a Vicenza (il 1° squadrone del 4° Reggimento Cavalleria) e il conseguente inserimento della riformata 173ª Brigata nella 1ª Divisione Fanteria, che ha il suo comando a Fort Riley, Kansas. Il problema è che questa gigantesca opera di riorganizzazione, che ridurrà la presenza americana in Germania, deve essere supportata da nuovi alloggi per il personale militare e per i familiari. Non è pensabile che la caserma Ederle, così com’è, basti a contenere tutto.
Dal Molin. Di qui la richiesta, fatta a suo tempo al governo italiano, di avere a disposizione la base dell’aeroporto "Tomaso Dal Molin", un tempo sede della V Ataf della Nato, dove attualmente sono operativi il 10° Gruppo manutenzione elicotteri e il 27° Genio campale dell’Aeronautica militare italiana. Le intese con i piani alti del governo italiano sono state raggiunte, grazie anche al fatto che le relazioni con l’amministrazione americana sono ottime, ma in concreto non è ancora stato deciso alcunché. Fino allo sblocco della situazione, i duemila soldati sono destinati a rimanere in stand by in Germania. Nel frattempo è già stato stabilita la costruzione di un secondo villaggio, con 215 nuove abitazioni per i militari e per le famiglie. Lo schema è quello del lease-back, già adottato ad Aviano: una ditta locale costruisce e gli americani stipulano già il contratto d’affitto per i prossimi 10 anni, rinnovabili.
Il business. Dal punto di vista economico, questo potenziamento della presenza americana a Vicenza diventa un affare, per cominciare, per gli operatori del settore edilizio. In più, la realizzazione di nuove opere militari e civili porterà a relativi oneri di urbanizzazione che saranno a carico degli americani. A regime, la comunità americana presente in città aumenterà sensibilmente e dovrebbe arrivare a quota 15-20 mila. L’impatto su Vicenza non sarà quindi trascurabile, da diversi punti di vista.
Il risvolto elettorale. In questi mesi di permanenza della 173ª in Afghanistan, i progetti sono andati avanti piano. Ora il gen. Jason Kamiya è tornato ed è facile immaginare che abbia cominciato a intensificare, con molto tatto, le relazioni diplomatiche con il governo italiano. Il problema è che ci sono le elezioni di mezzo e potrebbe capitare che dopo il 9 aprile progetti e programmi vengano riconsiderati da parte dei (possibili) nuovi inquilini di palazzo Chigi e dintorni. Ecco perché, con cortese ma ferma sollecitudine, zio Sam sta premendo su Berlusconi perché molli il Dal Molin. Sarà un caso, ma dopo la standing ovation che il Congresso ha tributato a Berlusconi a Washington, l’assessore Claudio Cicero è tornato da Roma con la promessa che nei prossimi giorni l’aeroporto vicentino passerà da militare a civile. Un punto a favore, questo, anche per gli americani.