Da Il Manifesto del 23 luglio 2006

La Slovenia blocca gli italiani

Manifestazione contro il cpt di Postojna, sei attivisti partiti da Gorizia vengono fermati e denunciati

Venezia Giulia - Domenica 23 luglio 2006
Trattenuti nel centro I manifestanti sono stati chiusi nel cpt dopo una carica della polizia

Ieri sera, in cinque - tra cui due minorenni italiani - erano ancora trattenuti nel posto di polizia di Postumia, Slovenia. Si tratta di due attivisti di Milano, due di Padova e di due attivisti austriaci. Insieme, avevano partecipato ieri pomeriggio a un’azione di fronte al centro di permanenza per immigrati di Veliki Otok, a pochi chilometri dal confine italiano. Obiettivo: chiedere la chiusura del cpt. L’iniziativa è stata organizzata sulle due sponde dell’est: da una parte i «campeggiatori» del No Border Camp, che si chiude oggi a Gorizia, dall’altra gruppi di attivisti sloveni che da anni si battono contro le politiche migratorie della Slovenia e contro il centro di permanenza dove un immigrato irregolare può restare chiuso per un anno.
All’inizio la manifestazione è andata bene, senza particolari tensioni. La polizia era rimasta all’interno del campo (con i cani al guinzaglio). Ma quando i manifestanti si sono avvicinati alle reti, hanno iniziato a forzarle, facendone cadere alcune e riuscendo ad aprire il cancello, è scoppiato il finimondo. «Gruppi di poliziotti sono arrivati da dietro le nostre spalle, e hanno completamente chiuso la strada», raccontava ieri al telefono Luca Casarini, uno dei più noti tra i Disobbedienti del nord est, negli ultimi mesi impegnato sul fronte della protesta contro il nuovo cpt di Gradisca D’Isonzo. A quel punto sono partite le cariche, ma non solo: la polizia ha «pescato» sette persone e per diverse ore le ha rinchiuse dentro il cpt per poi trasferirle in un posto di polizia. Una cosa analoga era successa il giorno prima, durante la manifestazione davanti al cpt di Gradisca: lì era finito «dentro» Christian Massimo, che ora si definisce «il primo precario italiano rinchiuso in un cpt».
Ma con i primi trattenuti la storia non è finita, perché la polizia ha iniziato seduta stante a visionare il filmato dell’azione contro le reti, e ad un certo punto è uscita dal centro per prendere un altro italiano, un militante del centro sociale Tpo di Bologna. Ieri soltanto lui e un attivista di Milano erano riusciti ad uscire. Probabilmente stessa sorte è stata riservata agli altri fermati, anche se qualche problema è sorto per i minorenni: l’ambasciata stava trattando per poter ottenere la delega dei genitori. In ogni caso, chi è finito nelle maglie della polizia, non potrà tornare in Italia: stamattina devono presentarsi davanti a un giudice per rispondere del reato di «oltraggio a pubblico ufficiale». Per l’accusa di danneggiamento, invece, si vedrà in seguito.
Il centro di permanenza di Postojna è uno dei presidi dell’Unione europea contro gli ingressi irregolari dall’Europa dell’est. «Qui dentro sono rinchiusi soprattutto cittadini dell’ex Jugoslavia», racconta Andrej, uno dei militanti sloveni. Quei «clandestini» di cui l’Italia si vanta di aver diminuito il numero: il motivo è chiaro, adesso ci sono i «nuovi» paesi europei a fare da contenitore. «Siamo sconvolti per la durezza della reazione della polizia - continua Andrej - ma allo stesso tempo siamo molto contenti di aver ottenuto un po’ di visibilità per la nostra battaglia: l’opinione pubblica, in Slovenia, sa pochissimo del cpt». L’arresto di sette europei ha fatto molto scalpore, e ieri le tv nazionali hanno dedicato ampi servizi all’episodio. Secondo Alessandro Metz, consigliere regionale del Friuli Venezia Giulia, che il giorno prima aveva ricevuto una manganellata in testa durante la manifestazione a Gradisca: «Qui scontiamo l’arretratezza del movimento, ma è importante aver aperto una discussione. Sono passaggi necessari». «D’altronde - aggiunge Christian Massimo - abbiamo organizzato il No Border Camp proprio per diffondere le pratiche di opposizione ai cpt, metterle in comune con gli altri movimenti. Perché noi - dice Christian - i cpt li vogliamo chiudere e siamo contro qualsiasi ipotesi di umanizzazione».
Ci. Gu.