Veneto - In discussione la legge antiaborista del Movimento per la vita

Venezia - Venerdì 15 settembre 2006
La proposta di legge antiaborista del Movimento per la vita è approdata ieri all’ordine del giorno del consiglio regionale, e l’Assemblea regionale delle donne in difesa della 194 ha disseminato l’ascia di guerra. Le attiviste per il diritto all’aborto si sono mobilitate nel pomeriggio per un presidio davanti a Palazzo Ferro Fini, sede veneziana del consiglio regionale.
Il disegno di legge n.3, denominato “Regolamentare le iniziative mirate all’informazione sulle possibili alternative all’aborto” è giunto in Consiglio dopo un iter travagliato, per due volte discusso e poi licenziato in V° Commissione (Sanità), presentato dal Movimento per la Vita, nota congrega oltranzista cattolica contro il diritto della donna all’aborto, che con un blitz sta facendo diventare legge regionale la possibilità che i volontari antiaboristi presidino i consultori per mettere sulla cosiddetta retta via le donne che chiedono l’interruzione di gravidanza. Basti pensare che un esponete del movimento per la vita ha dichiarato che l’aborto non è un diritto ma una possibilità che la donna ha, dopo essere stata informata su tutte le alternative, e solo in caso di problemi di salute.
C’è da dire che alcuni consiglieri dell’opposizione di centro sinistra, esponenti di Margherita e Ds, hanno appoggiato la proposta e che a nulla finora sono valse le proteste dell’Assemblea della donne, costituitasi trasversalmente per bloccare la legge che costituirebbe un grave precedente di violazione alla 194.
Ad ogni udienza delle commissione sanità, che fa capo all’assessorato di Flavio Tosi, ha fatto seguito una mobilitazione dell’Assemblea delle donne, solo un embrione, per restare in tema, della manifestazione regionale che affollerà calli e campielli il prossimo 7 ottobre. E’ prevista questa data infatti il corteo regionale che andrà da Piazzale Roma a Campo Santa MArgheita per difendere i diritti delle donne. La partecipazione è tutta di centro sinistra, dalla cgil alle dirigenti delle commissioni pari opportunità. Secondo un comunicato dell’Assemblea regionale, che annovera attiviste da Padova e da Verona, “ se la Legge dovesse essere approvata dal Consiglio, rappresenterebbe un violento attacco all’autodeterminazione delle donne e una pesante ingerenza nella legge 194.
Ai movimenti e alle associazioni sarebbe garantita la facoltà di interferire sulle scelte delle persone violandone il diritto alla privacy. Ci concentreremo sui prossimi consigli Regionali del 21 e 22 settembre per invitare i consiglieri che ci sostengono a fare ostruzionismo presentando emendamenti.
Se la Legge dovesse essere approvata, le donne dell’Assemblea si appelleranno al governo: “forse a livello nazionale si potrà bloccare una iniziativa del genere, che viola la legge 194 per la libertà dell’interruzione di gravidanza” scrivono. Appuntamento dunque davanti a Palazzo Ferro-Fini il prossimo 21 settembre.
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