
E la Provincia dice: «In via Moro»
In teoria è una novità potentissima e capace di spaccare tutti gli schemi incancrenitisi in quattro mesi di ping-pong Vicenza-Roma su chi deve decidere il "via libera" alla super-caserma americana all’aeroporto Dal Molin. In pratica si vedrà prestissimo se ha davvero fiato per marciare - e se ha supporter numerosi e autorevoli - l’idea della Provincia di offrire i suoi campi presso via Aldo Moro per il raddoppio della Ederle (a giusto prezzo, s’intende) e di farsi capofila di un’operazione immobiliare condotta con i proprietari terrieri confinanti. Sbucata fuori dalle retrovie di Palazzo Nievo ancora giovedì scorso, sarà probabilmente il tema-clou della settimana questa nuova ipotesi che sia l’Amministrazione provinciale - e non più l’Amministrazione militare italiana - a fornire al governo Usa la risposta che cerca a Vicenza: cioè un bel po’ di spazio per edificare gli alloggi, i servizi e gli impianti necessari alla 173. Aerobrigata da combattimento in riunificazione pianificata a Vicenza. Di definitivo non c’è ancora niente, ma i passaggi politici fondamentali sono stati fatti già tutti. La presidente della Provincia ha prima portato proposta e disegni ai suoi assessori: «Semplicemente - raccontano gli amministratori del centrodestra - abbiamo sovrapposto i disegni progettuali fatti dagli americani per il Dal Molin alla mappa dei terreni agricoli lungo via Moro, al di là della circonvallazione, praticamente di fronte al perimetro della Ederle. Tra terreni della Provincia e terreni privati, ci stanno perfettamente...». Come dire: riubicato dal Dal Molin a via Aldo Moro, il progetto è realizzabile senza problemi di spazio, e in più la nuova base statunitense si collegherebbe facilissimamente con l’attuale, addirittura soltanto scavando uno o più tunnel di forse un centinaio di metri sotto la strada di grande scorrimento. Dopo questo okay degli amministratori, è stata la volta di una riunione tra capigruppo della Casa delle libertà, dove la presidente leghista ha ottenuto dal suo partito, da Forza Italia, da Alleanza nazionale, dall’Udc e dal Movimento Ppe un sostanziale "d’accordo, vai avanti" che ora aspetta l’ufficializzazione: «Per noi sta bene che la Ederle resti e raddoppi. Se questa di via Moro è la risposta giusta agli americani, siamo disponibili a promuoverla e gestirla». L’utilizzo dei campi esterni alla circonvallazione per nuove strutture Usa era stato approfondito già un paio di anni fa, quando la Ederle andava in cerca di terreni per un raddoppio del "villaggio americano" attraverso un grande leasing immobiliare-finanziario con un interlocutore vicentino. Si era formato allora un consorzio tra proprietari che potrebbe diventare la base per la nuova iniziativa studiata a Palazzo Nievo. L’affare economico è praticamente lo stesso, ben sostanzioso, e la superiore utilità pubblica di una ri-destinazione per usi militari potrebbe addirittura accelerare la trasformazione urbanistica delle aree. La Provincia, che possiede una quindicina di campi vicentini verso il complesso della "Nostra Famiglia", parteciperebbe per il 10-15 per cento al mosaico di terreni agricoli da destinare all’uso militare.
CIRCOSCRIZIONE 3 Il presidente Lucio Zoppello interviene sulla questione con una lettera ai due primi cittadini, alla Provincia e al comandante Setaf.
«Il nuovo villaggio a Quinto? Necessario un accordo tra tutti»
«Ritengo auspicabile, se non indispensabile, che qualunque decisione venga presa per la realizzazione del nuovo villaggio Usa nel comune di Quinto Vicentino sia frutto di un preventivo accordo fra tutti i soggetti che sono direttamente interessati da tale intervento».
Con questa frase si conclude la lettera che il presidente della circoscrizione 3, Lucio Zoppello, ha inviato al primo cittadino di Quinto, al sindaco di Vicenza, al presidente della Provincia ed al comandate della Setaf. La richiesta è quella di sedersi attorno ad un tavolo per discutere della ventilata ipotesi di localizzazione del villaggio americano in via Quintarello.Perché «come presidente della circoscrizione 3, cioè quella porzione di territorio comunale che confina con il comune di Quinto e quindi limitrofa all’area che è già sede della caserma Ederle e che è attraversata dai collegamenti stradali che portano alla stessa, devo fare alcune osservazioni». Osservazioni legate principalmente alle ripercussioni viabilistiche che un insediamento a stelle e strisce comporterebbe. Il raggiungimento della caserma Ederle dall’eventuale villaggio Usa, infatti, potrebbe avvenire non solo «attraverso Cà Balbi ma anche tramite via Aldo Moro e strada Bertesina».
Con diverse problematiche. «Per via Cà Balbi - scrive Zoppello - significherebbe un incremento del traffico veicolare di attraversamento dei quartieri di Bertesinella e della Stanga assolutamente non sostenibile stante l’attuale mole di traffico che costantemente sopporta nell’arco della giornata e che, in certe ore, porta ad avere colonne di auto che da via Aldo Moro arrivano sin dopo la chiesa di Bertesinella».E ancor più critico «risulterebbe un incremento del traffico per strada di Bertesina» perché questo «comporterebbe l’attraversamento della frazione omonima già ora gravata di un transito improprio da parte di coloro che vogliono evitare gli incolonnamenti di via Cà Balbi. Di più le sedi stradali di via Quintarello e di strada Bertesina prima di arrivare alla frazione presentano sezioni e caratteristiche stradali già ora problematiche, per ridotta larghezza, restringimenti e incroci con scarsa visibilità» e che «nell’ipotizzata eventualità certamente ancor più non compatibili con i nuovi eventuali carichi di traffico».
di Roberta Labruna
* fonte: "il giornale di Vicenza" on line