Ogni estate si riaccende la questione dei braccianti dalla Calabria al Piemonte

Caponero capobianco (2012)

Il documentario breve (6') denuncia l'assenza di tutela per i braccianti stranieri e cerca di descrivere il ruolo dei caporali stranieri

Utente: ZaLab
25 / 6 / 2013

Rossella Anitori e Antonio Laforgia si sono immersi nella realtà del bracciantato pugliese, in particolare nel paese di San Severo in provincia di Foggia e hanno cercato di raccontare la precaria vita del bracciante straniero e il ruolo differente che hanno i "capi bianchi" rispetto ai "capi neri". Su ZaLab la scheda ufficiale del documentario.

Sinossi: "si svegliano quando è ancora buio; ammassati nei furgoni, percorrono un labirinto di strade sterrate fino ai campi dove lavorano a testa bassa per oltre dieci ore. Sono i braccianti della grande piana del pomodoro italiano. Migliaia di migranti africani condannati, dalla mancanza di alternative, a rifornire il grande serbatoio di lavoro nero che sostiene i profitti dell’industria agroalimentare. Non conoscono buste paga, contratti o diritti. Vengono reclutati dai loro stessi connazionali, i cosiddetti “capineri”, dietro ai quali si nasconde il “padrone bianco”. Due facce della stessa medaglia, quella di un sistema che nel 2011 la legge ha riconosciuto come reato, ma che nelle campagne italiane è ancora la regola".

Guarda qui il documentario (6'): http://vimeo.com/53102147

I due autori, Anitori e Laforgia, hanno di recente pubblicato un'inchiesta su La Repubblica in cui offrono un interessante aggiornamento della questione a un anno di distanza. Il paese scelto questa volta è stato Rignano Garganico, un paese a pochi chilometri da San Severo.

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