Intervista a Nicoletta Dosio, No Tav

Utente: orsetta
23 / 12 / 2011

“Vai al ristorante La Credenza di Bussoleno e chiedi di Nicoletta Dosio”. Così mi ha risposto, senza pesarci troppo, un ragazzo No Tav di Torino quando gli ho chiesto chi intervistare per capire le vere ragioni del Movimento.

Nicoletta Dosio è un’insegnante in pensione che ha alle spalle e davanti a sé una vita di lotte. Attiva nella rivoluzione del ’68, Nicoletta non ha perso, come molti suoi compagni di allora, la capacità di indignarsi. Oggi è una delle voci più note di un movimento che abbraccia una valle di 60mila persone.

 “Come e quando è nato il Movimento No Tav?”

N.D: “Siamo partiti in cinque, la prima azione è stata nel ’91 nella stazione di Bussoleno, quando passò il primo TGV. Era una lotta contro la privatizzazione dei servizi ferroviari, che comportava la chiusura delle piccole stazioni e il taglio dei treni pendolari. Il servizio ferroviario non era più considerato come un diritto, ma doveva generare un guadagno: decisero che, se le Regioni non potevano farsene carico, dei 16mila km di rete ferroviaria italiana ne sarebbero stati tagliati 11mila, perché non creavano profitto. Contemporaneamente, stabilirono il potenziamento di 5mila km di rete ferroviaria compatibile con l’alta velocità. Ma la gente deve andare da Bussoleno a Torino a lavorare, non da Torino a Lione tutti i giorni”.

 “Come avete fatto per crescere così tanto?”

N.D: “Per coinvolgere la popolazione è stata fondamentale la controinformazione. Di grande aiuto sono stati alcuni insegnanti del Politecnico di Torino, che ci hanno permesso di produrre prove a sostegno delle nostre motivazioni. Così siamo stati in grado di presentarci con ragioni documentate alle assemblee popolari, perché non abbiamo scelto le istituzioni, ma la lotta popolare. Quando abbiamo iniziato a fare le manifestazioni contro la TAV eravamo un centinaio, ma quando, nel ’96-’97, hanno tentato di fare i primi sondaggi per mettere in moto le trivelle, avevamo già messo in piedi una certa opposizione. E da lì a poco nacquero Comitati No Tav in tutta la valle. Ogni episodio di repressione che abbiamo subito ha portato poi a una crescita del Movimento, perché c’è il senso dell’ingiustizia”.

 “Perché non volete la Tav?”

N.D: “Dal punto di vista ambientale, perché la galleria taglierebbe tutte le falde acquifere, causando la morte della zona. Inoltre il luogo in cui dovrebbero scavare contiene uranio ed amianto, che col vento si spargerebbero nell’aria. Un’impresa svedese all’inizio degli anni ’90 aveva dato addirittura avviato una piccola miniera di uranio, poi l’hanno lasciata perdere”.

 “Eppure i sostenitori della Tav ritengono che l’opera abbia anche una finalità ambientale”.

N.D: “Una delle cose che dicevano è che questo tipo di trasporto avrebbe tolto camion dalle strade, ma non è vero, e soprattutto non toglie le auto, perché se non c’è il treno regionale i pendolari sono costretti a prendere la macchina. La volontà ecologista è smentita anche da un altro fatto, e cioè che parallelamente alle ferrovie sono nate o sono state potenziate le autostrade. È il corridoio di traffico: un luogo dove tutto scorre e nulla si ferma, depauperando ed inquinando i territori che attraversa. La finalità è disincentivare la produzione locale e aumentare il traffico di merci import-export; ma che senso ha prendere le patate in Germania o in funghi in Spagna? La politica di mercato ha come obiettivo principale la circolazione delle merci e il profitto nella costruzione delle grandi opere”.

 “Questa considerazione ci porta alle altre motivazioni del Movimento”.

N.D: “La Tav non ha senso neanche da un punto di vista, diverso dal nostro, di favorire la circolazione delle merci: la ferrovia esistente è sottoutilizzata, non è assolutamente satura, dovrebbero prima riattivare quella. La Tav è un’opera pubblica che non serve alla gente. Per fare quest’opera, i cui debiti andranno avanti per generazioni e generazioni, stanno tagliando i servizi essenziali: trasporti, sanità, scuola”.

 “Malgrado questo, però, l’arco costituzionale favorevole alla TAV va dal PD al PDL. Il PD di Torino ha addirittura minacciato di espellere i sindaci della Val di Susa contrari all’opera. Perché tutti vogliono la Tav?”.

N.D: “Perché serve economicamente a chi la fa, è un business enorme: sono 20 miliardi di euro che il Partito Trasversale degli Affari pensa di incassare”.

 “Il Partito Trasversale degli Affari?”

N.D: “La Legge Obiettivo prevede che per fare queste grandi opere ci sia un general contractor, cioè un soggetto privato scelto dal governo per distribuire gli appalti a trattativa privata, in modo da sveltire le procedure e premiare i suoi amici. Nel nostro caso il general contractor è la Fiat. L’appalto per la costruzione del tunnel di 52 chilometri - che non è stato realizzato, perché né un solo colpo di zappa è stato ancora dato - era stato concesso all’impresa della famiglia dell’allora Ministro delle Infrastrutture Lunardi. Questo è il Partito Trasversale degli Affari, è un connubio pazzesco perché mette la gente senza possibilità di difesa. È un partito che ha i suoi esponenti nei luoghi di potere e nelle istituzioni, che permettono il suo finanziamento e quindi la sua riproduzione. Si tratta dell’occupazione del pubblico da parte dei grandi interessi privati: quelle che sono le strutture che dovrebbero garantire l’ordine pubblico sono asservite a questo partito. I parlamentari ci guadagnano perché il finanziamento sottobanco dei partiti avviene attraverso le grandi opere, in questa valle respiriamo un intreccio di malaffare e politica. La mafia siede in Parlamento, e non sono i piccoli mafiosi che ogni tanto arrestano per far vedere che loro sono contro la mafia”.

 “Che cosa significa il Movimento No Tav per la Val di Susa?”

N.D: “Questa montagna è stata importante dal punto di vista della lotta antifascista negli anni ‘40, per cui c’è anche un legame di memoria storica tra la vecchia e la nuova resistenza, che ha fatto sì che anche gli anziani fossero coinvolti. È una lotta trasversale: ci sono i ragazzi e ci sono gli anziani di ottant’anni. E ci sono storie diverse, provenienze anche politiche diverse, che però sono confluite in questa lotta, che è fondata su una visione solidale tra le persone, tra i territori e con la natura. Questa coesione e questa resistenza hanno modificato profondamente la Val di Susa, perché la lotta crea socialità: era una valle alienata da questa vita senza senso, ma la socialità è rinata con la lotta, con il fatto di poter vedere chi ti è vicino”.

 “Perché la lotta No Tav si è spostata dal piano locale a quello nazionale?”

N.D: “Il Movimento No Tav è diventato con il tempo il simbolo di un mondo che non ci sta a farsi globalizzare, a far cancellare le cose più belle e vive. Oggi si parla di beni comuni e questa è una lotta per i beni comuni, che non sono solo i servizi pubblici, ma è l’idea di un mondo con rapporti umani diversi. La nostra lotta mette insieme vari aspetti: non è solo ambientale o territoriale, è la lotta per un modello di vita e di sviluppo diverso. Le risorse sono limitate, il pianeta non è inesauribile, cosa lasciamo ai nostri figli? Un mondo fatto a pezzi”.

 “Vincerete?”

N.D: “Sicuramente, anche perché non c’è alternativa: se non vinciamo moriamo tutti, non solo psicologicamente, ma anche fisicamente, per tutti i veleni che butterebbero nell’aria. La nostra è una lotta per il diritto ad esistere e siamo convinti che vinceremo: sono più deboli di noi, non solo perché inferiori numericamente, ma perché le loro ragioni sono squallide. La nostra lotta è diventata emblematica e ha dato forza a tante altre lotte, se noi perdiamo perdono tutti. Sappiamo di non poter cedere anche per gli altri movimenti italiani, siamo il segno che la lotta paga ed è possibile farla: vincere da coraggio, ti fa sentire libero. A loro fa paura la popolazione che decide di non accettare, perché sanno che se iniziamo a difenderci non avranno più il controllo. La famosa interiorizzazione della sconfitta è quella che impediva alla gente di difendersi, ma ora abbiamo deciso che non è vero che non si può far niente. La Val di Susa ha scelto di non arrendersi: siamo un fiume che scende a valle, non ci potranno fermare.”

(Orsetta Bellani)

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