La leggenda degli unti dal signore

di Alfonso Mandia

19 / 7 / 2011

- 3.06%.

La leggenda degli unti del signore nostrani, di governo o opposizione poco importa, che vuole il nostro paese profondamente diverso dalla Grecia, ma anzi solido ed apprezzato per le misure economiche e con il bilancio a posto è stata ancora une volta sputtanata e ridicolizzata da un numerino composto da una virgola e tre cifre.

Con buona pace dei pupazzi di ogni bandiera, colore, testata giornalistica o emittente televisiva, che negli ultimi mesi si son sgolati per ripeterci che la situazione nel nostro paese è profondamente diversa da quella greca, che le nostre banche son solide, che i conti sono a posto e via così allegramente cazzeggiando, ieri Piazzaffari si è di nuovo scorticata il grugno contro l’asfalto della lunga strada della speculazione, dimostrando che ormai a lor signori pescecani internazionali non basta più la svendita ai saldi dei beni comuni, il massacro del mondo del lavoro, la cancellazione di scuola, università, ricerca, innovazione, non basta più la soppressione del diritto alla salute, l’annichilimento di concetti come solidarietà, democrazia, responsabilità, partecipazione, non bastano più neanche le svendite totali e definitive di intere nazioni comprensive dei loro popoli in blocco.

Il meno tre per cento con cui ha chiuso ieri Piazzaffari, la peggiore performance tra le borse europee che hanno chiuso tutte in negativo, certifica con fredda nettezza che è nata un’altra Grecia, soltanto che si chiama Italia.

Neanche la pagliacciata degli stress test alle banche, che per altro, guarda caso, non comprendevano, tra i potenziali fattori di rischio, il fallimento di uno stato, è servita a placare la sete di sangue denaro e potere dei padroni del vapore.

Sarà dunque saggio entrare nell’ordine di idee che o ci diamo una svegliata, tutti, nessuno escluso, o ci prepariamo a far la fila per il pane con la tessera annonaria in una mano e la bottiglietta dell’acqua delle fontanelle pubbliche, finché ci saranno ancora, nell’altra.

Il sistema sta crollando di schianto, l’implosione è ormai imminente, il saccheggio alle rovine fumanti di trent’anni di liberismo è il segnale che gli avvoltoi stanno spolpandosi la carogna fino all’osso, finché si può, anche questo sarà bene accettare, più o meno serenamente non importa, ma che almeno ci si prepari, perché quando arriverà, il botto risuonerà in tutto l’universo conosciuto e molto oltre.

Irlanda, Grecia, Italia, Portogallo, poi toccherà alla Spagna, senza contare quello che potrà accadere se ad Obama non riuscisse di trovare un accordo per alzare la soglia del debito pubblico statunitense.

Sarà cosa buona e saggia, dunque, darsi una svegliata, e presto, prima che la leggenda degli unti del signore diventi l’epitaffio di un paese a pezzi, sbrindellato, cianotico, ma che ha le carte in regola, le capacità, le conoscenze e le intelligenze per risollevarsi, costruire un altro modo di consumare, di produrre energia, di muoversi, di condividere saperi e cultura, di gestire e proteggere territori e ricchezze naturali, e lasciare a chi verrà qualcosa che non sia una interminabile distesa di macerie, terra bruciata, e cadaveri rinsecchiti che nessuno avrà avuto la forza neanche di seppellire con dignità, come a qualsiasi essere vivente sarebbe dovuto, umbertibossi compresi.

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