da abitarenellacrisi.org

#13O Roma - Siamo solo all’inizio. In movimento verso il 10 novembre!

Sulle giornate di mobilitazione contro sfratti e sgomberi del 10 e 13 ottobre

16 / 10 / 2018

Una prima significativa giornata di mobilitazione dislocata nei territori c’era già stata il 10 ottobre e le Prefetture di diverse città hanno visto presidi e cortei fermarsi sotto le proprie finestre, con la richiesta chiara di non applicazione della circolare Salvini del 1 settembre e con un forte rifiuto del decreto su immigrazione e sicurezza, dispositivo che dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni dalla sua pubblicazione in gazzetta ufficiale del 6 ottobre. Anche a Roma ci siamo mobilitati, la mattina circondando uno stabile sottratto alla criminalità organizzata e il pomeriggio sotto la Prefettura, ma la voglia di un corteo ci ha portato nuovamente sulle strade sabato 13 ottobre. Un corteo molto partecipato e combattivo, con il sorriso sulle labbra di chi la sa lunga e di chi conosce la lotta, di chi afferma che per difendere la legittimità delle pratiche di riappropriazione di casa e reddito occorre usare ogni mezzo necessario.

Anche l’aggregato largo che si è snodato dietro lo striscione d’apertura è una novità. In questo modo si è prodotto uno scarto che non è passato inosservato, per questo la questura ha voluto dare un numero ridicolo, 600 persone, come partecipanti alla manifestazione. L’idea che l’esclusione sociale si organizzi intorno a parole chiare probabilmente preoccupa e quindi si comprende meglio il senso del decreto Salvini, che ha immesso in un imbuto securitario migranti, occupazioni, pratiche di lotta. Provare a raccontare con cifre esigue un bel corteo fa parte di un dispositivo che si fa via via sempre più attento e per certi versi sofisticato. L’uso dello intercettazioni come strumento non più straordinario ma ordinario ne è un esempio paradigmatico. I poveri non vanno aiutati ma controllati, soprattutto se rifiutano le briciole e l’assistenzialismo ma si organizzano e lottano.

La consapevolezza della propria condizione da parte di chi era presente nel corteo ha la forza di ridicolizzare la tesi del governo che sostiene di aver cancellato la povertà con i suoi provvedimenti, ma soprattutto chi era in piazza sia il 10 che il 13 ottobre sa di doversi assumere la responsabilità di uno scontro aspro con il governo. Un conflitto che non può dispiegarsi solo sul piano dell’attesa dello sgombero e della eventuale resistenza, ma deve avere capacità offensiva urgente e convinta. Per questo il 13 ottobre per Roma è stata un’apertura di campagna che non può essere solo locale. Con sano realismo è evidente che il decreto Salvini non lo può fermare solo l’ostinata tenuta del movimento per l’abitare e di chi insieme si è mosso sabato scorso. Appare chiaro che nei tempi di conversione in legge va prodotta una serie interminabile di iniziative e va costruita una mobilitazione nazionale a Roma che vada a palazzo Chigi per rispedire al mittente l’odioso dispositivo pentaleghista, nato nel solco tracciato da Renzi e Lupi con l’articolo 5 del Piano casa nel 2014 e successivamente dall’ex ministro Minniti, un peccato originale che non dimentichiamo.

Per questo il corteo del 13, che ha ricevuto anche le attenzioni del PD, non ha gradito avances. I fatti, e non le buone intenzioni, vanno dimostrati in Parlamento ora che inizia la discussione al Senato e alla Camera. Noi siamo già per le strade e stiamo facendo il nostro, nelle aule e tra gli eletti il silenzio è ancora troppo forte per essere sanato da piccole adesioni formali.

Movimento per il diritto all’abitare

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