Il documento approvato all'unanimità al workshop: "Carcere istituzione, carcere dentro di noi". All'interno delle giornate sulla psichiatria organizzate dall’Azienda Sanitaria in occasione del ventennale della morte di Franco Basaglia.

Carta di Trieste

A Trieste dopo 1 anno dalla Conferenza Governativa sulle Dipendenze si materializza l'occasione per riprendere il tema delle politiche sulle dipendenze in libertà dai diktat ideologici che pervadono le leggi in vigore, in primis la Fini-Giovanardi.

11 / 2 / 2010

È riconosciuto da tutti, compresi  Istituzioni ed organi d’informazione, che nelle carceri italiane si vivono condizioni intollerabili: sovraffollamento, costantemente in aumento; condizioni igieniche spesso intollerabili; suicidi (72 nel solo 2009) e morti. Oltre il 30% è detenuto per reati connessi alla Legge Fini Giovanardi (più di 600.000 da quando è in vigore la Legge); si tratta esclusivamente di consumatori e piccoli spacciatori, mentre le grandi organizzazioni criminali, che dominano il mercato delle sostanze e realizzano profitti enormi, restano fuori.

La legge Fini Giovanardi, che proprio un anno fa a Trieste è stata celebrata nell’ambito della Conferenza Ministeriale, evidenzia senza più dubbio alcuno il proprio fallimento assoluto: i consumi di droghe sono in costante ascesa, anche grazie al crollo dei prezzi; divengono un fenomeno di massa e non solo nella popolazione giovanile; va ormai affermandosi un modello di policonsumo, sostenuto anche da un mercato illegale delle sostanze, che le propone tutte alla stessa stregua.

Contemporaneamente, in questi anni si è assistito ad un processo che progressivamente ha disinvestito nei servizi di welfare: sempre meno risorse ( e più compiti esecutivi di controllo sociale) sono affidate ai servizi pubblici sanitari e sociali ed a sostegno dei progetti e dei servizi costruiti da operatori in cooperativa o in altre forme associative.

Il sostegno scientifico a tutto ciò è offerto dalle nuove teorie del dott. Serpelloni che lega il consumo di sostanze alla presenza di “buchi” nel cervello!!! Per lo Stato i tossicodipendenti si curano con il carcere ed il controllo sociale; il centro della politica governativa è la morale e la punizione.

Proprio da Trieste può e deve partire una nuova iniziativa, che sappia superare la strettoia ideologica tra proibizionismo ed antiproibizionismo; in questa città Franco Basaglia insegnò che non c’è cura possibile nel rapporto asimmetrico tra medico e malato, quando il potere del primo si esprime come potere assoluto sul corpo dell’altro. Egli rappresentò l’esempio di come nella pratica quotidiana del welfare la persona vada sempre posta al centro, rifiutando il ruolo di controllo e contenimento che, proprio oggi, il potere nuovamente affida ai servizi sociali e sanitari. Basaglia mise in critica il proprio ruolo di potere e controllo, negò l’istituzione manicomiale e aprì un conflitto dentro il sistema sanitario, utilizzando le armi del rifiuto e della disobbedienza.

Anche oggi va rilanciata una pratica indipendente rispetto al ruolo che il potere attribuisce al sistema del welfare: proprio sulle droghe è urgente opporsi ad una legge che porta con sé tutta la normalizzazione, la medicalizzazione, l’esclusione e la reclusione che fino agli anni 70 del XX secolo erano propri della psichiatria.

Apriamo, pertnto, una campagna nazionale, pubblica ed indipendente, per avviare un nuovo approccio al carcere, ai sistemi di controllo sociale, alla politica per le dipendenze; riprendiamo nei territori una battaglia di libertà che abbia quali propri punti di programma:

1.      La completa depenalizzazione di ogni reato connesso al consumo di sostanze e alla autoproduzione delle stesse;

2.      la volontarietà degli accertamenti sanitari riferiti al consumo di alcol e sostanze per quanto attiene ai luoghi di lavoro e di vita;

3.      la promozione di un consumo di alcol e sostanze fondato sulla conoscenza appropriata delle stesse e su un loro utilizzo consapevole;

Per questo si propone:

·        l’organizzazione di una giornata nazionale sul carcere, con al centro le condizioni di detenzione e la depenalizzazione dei comportamenti connessi al consumo di sostanze;

·        l’istituzione del garante dei detenuti  presso le amministrazioni comunali;

·        l’organizzazione di una giornata sul tema delle sostanze;

·        l’organizzazione di una rete permanente, che raccolga operatori sociali e sanitari, avvocati e giuristi, politici e cittadini con il compito di monitorare nei territori la situazione nelle carceri e l’applicazione del controllo nei luoghi di vita e di lavoro; con il compito di realizzare un’attività competente a sostegno di quanti subiscono l’impatto del controllo, anche sapendo promuovere esposti od altre iniziative nei casi di palese illiceità delle iniziative repressive; con il compito di promuovere conoscenza, anche nelle pratiche di autotutela rispetto al proprio inalienabile diritto alla libertà, che sempre è e rimane terapeutica.

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Intervista a Gianni Cavallini