Finisce il trattenimento dei profughi eritrei. Per loro ricomincia la "solita storia" di chi fugge

Libia - Liberi di essere venduti, sfruttati, detenuti, uccisi

Dopo 16 giorni nel carcere di Braq, le autorità libiche rilasciano i 205 profughi eritrei. «Potete andare dove volete», assicurano da Tripoli. Ma i ragazzi sognano l’Europa e la protezione internazionale. Interpellanza alla Commissione Ue sul respingimento denunciato dal manifesto

16 / 7 / 2010

Questa è la notizia di oggi. Dopo che nelle scorse settimane avevamo cercato insieme a tanti altri di tenere aperata una finestra (a proposito di lebertà di stampa possiamo dire che è stata una battaglia faticosa) sulla violenza e le brutalità che si stavano consumando a sull’altra sponda del mediterraneo.
Poi, l’accordo di "liberazione" con la trasformazione dei profughi eritrei da detenuti a lavoratori forzati per l’utilità della Grande Repubblica Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista...possiamo solo immaginare il loro destino...
Ma fin da subito l’evidente precarietà dell’accordo con la conseguenza che, per chi non accettava i lavori forzati, il destino continuava a rimanere incerto e pericoloso.

Poi, nella giornata di ieri la notizia della liberazione, in uno modo che, come racconta Stefano Liberti dalle pagine de Il Manifesto, appare come una inversione di tendenza nell’atteggiamento del Governo libico decisosi finalmente ad usare il guanto di velluto al posto del pugno di ferro, probabilmente per sbloccare la situazione di empasse (Gheddafi ha ormai imparato quando occorre tirare la corda o allentare per equilibrare la sua posizione di potere).

Ma cosa significa essere liberi nella Grande Repubblica Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista?

Secondo le informazioni pubblicate da Gabriele Del Grande attraverso Fortresseurope ai profughi è stato rilasciato un documento valido per tre mesi che dovrebbe permettere loro di circolare liberamente in Libia, ma fin dai loro primi passi le difficoltà non sono state poche: pochi sono i taxi che accettano di trasportarli, chi ci prova viene fermato fuori dalle città e rispedito indietro.
I profughi eritrei hanno espresso la volontà di raggiugere l’Europa per vedere riconosciuto il loro status di rifugiati e la notizia di oggi è che si trovano all’interno del centro di accoglienza di Sebha.
Da quando sono usciti hanno incontrato le prime difficoltà che ovviamente sono però poca cosa rispetto alle violenze di Misratah e Brak. Il nodo vero rimane la loro condizione di soggiorno che tra tre mesi li riproporre come irregolari vista l’impossibilità di rinnovare senza il passaporto (in quanto profughi non ne sono in possesso).

Secondo il Governo libico sono liberi, ma senza il la definizione ed il riconoscimento del loro status giuridico (di rifugiati in primo luogo, come chiediamo da tempo) la loro condizione tornerà ad essere quella di "irregolari" e quindi liberi di essere detenuti, liberi di essere sottoposti a nuove violenze, liberi di essere venduti, liberi di pagare per rientrare in quel circuito vizioso dei trafficanti che potrebbe riportarli fino alla costa verso il destino del respingimento (sperando che non vengano inghiottiti dal mare) ...ma questa ormai è la normalità che tutti conoscono e che in molti, troppi, continuano a volere negare...

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