A Catania perde il governo, vincono determinazione e solidarietà

26 / 8 / 2018

Porto di Catania. In migliaia rispondono alla chiamata lanciata dai comitati antirazzisti e da tutta la Sicilia giungono al porto per portare solidarietà ai migranti sequestrati sulla nave militare Diciotti, ma soprattutto per denunciare la politica illegittima, illegale e disumana del governo giallo-verde a trazione salviniana. 

Sono le 18.00 passate e la marea di solidali non smette di crescere. Ci sono i gruppi parocchiali, gli scout e le associazioni di volontariato che intonano canti di pace e fratellanza, ci sono gli spazi sociali e i collettivi antagonisti, ci sono le ONG, Emergency e tante le sigle politiche e sindacali. Ci sono i curiosi e i cittadini di Catania, ma anche di Siracusa, Messina, Ragusa, Palermo. Ci sono le famiglie con i bambini che gridano «freedom, hurriya, libertà». Lo gridano a squarcia gola perché sperano che il messaggio attraversi la baia del porto e raggiunga i migranti sequestrati. 

C’è un palco e un impianto audio da dove si alternano i comunicati e gli interventi. Si parla di incoerenza, crudeltà e meschinità, di barbarie politica e umana, perché quello a cui stiamo assistendo non può più essere giustificato neppure dalla demagogica “prova di forza” nei confronti dell’Unione Europea. L’unica prova di forza è nei confronti di persone inermi, su cui continua a giocarsi la partita nazionale ed europea di Salvini. Ormai è chiaro, dopo i vari vertici europei tenutisi in questa estate, che al ministro degli Interni non interessi avviare una negoziazione sul Trattato di Dublino, né sulle quote di redistribuzione: la partita salviniana punta a rendere continua l’emergenza migratoria, a rinforzare la retorica dell’invasione, a cristallizzare il nemico nella percezione comune. Dopo un’estate difficile e piena di contraddizioni politiche, con un dibattito pubblico che dopo la strage di Genova aveva preso una piega non congeniale a Salvini, questi ha nuovamente provato a spostare l’attenzione sulla migrazioni. Ma questa volta non è andata nel modo auspicato

Dopo poco dall’inizio della manifestazione, dal palco arriva una prima notizia: la richiesta di far passare il corteo sul pontile che costeggia la banchina dove è ormeggiata la nave Diciotti è respinta. Non si può passare. Nel frattempo arriva anche un'altra notizia: tre delle persone che avrebbero dovuto scendere a causa di gravi problemi di salute si rifiutano perché, giustamente, non vogliono separarsi dal proprio nucleo famigliare. Il presidio si scalda e l'ambiente si fa più teso. Dopo aver dato inizio ad un corteo dentro il porto si ritorna al presidio autorizzato, ma un muro di camionette e la celere in assetto antisommossa sbarra la strada al corteo. In pochi secondi il corteo viene caricato tre volte. La seconda carica è violenta, inaspettata e selvaggia; si colpisce a casaccio nel mucchio. Diversi manifestanti si ritrovano sanguinanti, uno in particolare sembra grave e viene chiamata l’ambulanza. Contemporaneamente dall’altra parte della baia del porto 9 attivisti si gettano in mare e cercano di raggiungere la Diciotti a nuoto, ma a pochi metri vengono bloccati dalle motovedette della Guardia costiera.

La straordinaria giornata di mobilitazione svoltasi a Catania, che segue diversi giorni di presidio permanente, ha lanciato un segnale forte e inequivocabile. Un segnale che sa di vittoria politica quando è giunta la notizia che - finalmente - i migranti hanno ottenuto di poter sbarcare. Dopo mesi di campagne elettorali d'odio per mezzo dei social network, di virata xenofoba dell'opinione pubblica e dei comportamenti quotidiani delle persone, a Catania si è reso visibile l'imprevisto, almeno nell'opinione del governo: il fatto che il suo “Popolo” non è la totalità dei cittadini e delle cittadine italiani, perché esistono gruppi, collettivi e singoli che sono pronti a scendere in piazza e a dare forma ad un discorso politico e ad un'idea di società radicalmente alternativa alle chiusure identitarie di Salvini e delle sue marionette penta-stellate. 

La vicenda della Diciotti si conclude con una prima battuta d'arresto dell’attuale governo. Matteo Salvini è in stato d’assedio anche da parte della magistratura, con la procura di Agrigento che nella serata di ieri ha formalizzato, passando il fascicolo al tribunale dei ministri della stessa città, l’apertura di un’indagine a suo carico per sequestro di persona, arresto illegale e abuso d'ufficio. Un atto dovuto, spiega lo stesso procuratore Luigi Patronaggio, ma che mette in imbarazzo gli alleati di governo pentastellati e lascia balbettante lo stesso premier Conte. La contromossa di Salvini è quella di mettere sotto ricatto lo stesso governo: «ci metto un attimo a portare tutti ad elezioni e diventare premier». Il solito “bullismo” del leader leghista, che però questa volta nasconde frustrazione e debolezza.

Malgrado il razzismo dilagante, la paura diventata sempre più dispositivo di rancore sociale nei confronti degli ultimi, Catania rappresenta un barlume - certo iniziale e ancora tutto da far esplodere - di speranza: la resistenza migrante, la solidarietà, le mobilitazioni di massa, la determinazione possono ancora rompere gli ingranaggi di questo corso storico reazionario che si muove impetuoso in Italia e in Europa.

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