A Ibrahim M'bodi, barbaramente ucciso dal suo datore di lavoro dedicheremo la giornata contro le discriminazioni del 6 dicembre

l’omicidio di Ibrahim da parte del suo datore di lavoro non può passare sotto silenzio. Fatti di inaudita gravità come questo rientrano in un clima generale di imbarbarimento dei rapporti sociali, con l'aggravante dell’odio razziale

6 / 12 / 2009


Si chiamava Ibrahim M'bodi, il fratello senegalese ucciso tre giorni fa dal suo datore di lavoro che da tre mesi non gli versava lo stipendio. Una lite generata dalla richiesta sacrosanta di spiegazioni rispetto ad un salario dovuto che non veniva erogato, conclusasi con l’omicidio di Ibrahim.

Questa non è una semplice tragedia conclusasi con un dramma, questo è l’effetto immediato di una politica, di una costruzione di socialità e comunità basata sulla riduzione dell’altro, del migrante, del diverso come “nuda vita”.

Essere umani spersonalizzati, privati della cittadinanza, ridotti a merce; esseri umani che si possono eliminare, come si faceva nei campi di concentramento, e gettare come merce esausta nei fossi delle nostre strade. Quanto ancora dovremmo sopportare? Quanto ancora dovremmo rimanere in silenzio e passivi di fronte alla realtà?

Ibrahim M'bodi è uno di noi. Lo portiamo nel cuore, non lo dimenticheremo.  

Dedicheremo a lui la giornata del 6 dicembre contro ogni forma di discriminazione.

Riminesi globali contro il razzismo.

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