A Niscemi contro la guerra

da Niscemi ( CL ) Alessandra Sciurba

7 / 10 / 2012

Alcune migliaia di persone hanno raggiunto ieri in corteo la zona militare americana dove sono in costruzione le strumentazioni di guerra del MUOS. I numeri in questo caso sono particolarmente importanti: Niscemi è un paese al centro della Sicilia, a un’ora di strada dalla città più vicina. In rapporto è come se a Milano fossero scese in piazza cinquantamila o centomila persone.
Un territorio che si ricompatta su un obiettivo comune, che riscopre il senso reale di fare politica, di essere “polis”, di maturare opinioni critiche e produrre azioni che riscrivano il proprio futuro, al di là delle degenerazioni partitiche che avvelenano la Sicilia come e più di altre regioni italiane.
La notizia del sequestro disposto dalla magistratura di Caltagirone per violazione delle leggi sull’ambiente è stata da tutti accolta con una certa soddisfazione. Ma nessuno ha intenzione di abbassare la guardia.
A percorrere i 5 chilometri che separano la contrada APA dall’ingresso principale della base americana, sono famiglie e studenti, centri sociali e collettivi, cittadini e cittadine di ogni parte della Sicilia. C’è anche qualche esponente di partito, ma soprattutto ci sono le bandiere NO TAV e NO DAL MOLIN accompagnano quelle dei tanti comitati NO MUOS nati in tutte le province dell’isola. La battaglia, del resto, ha le stesse parole d’ordine e gli stessi nemici: difesa del territorio come bene comune, della salute, dell’ambiente, della democrazia. Difesa contro chi mette in vendita le terre e le persone e i loro diritti. E qui c’è in gioco, inoltre, tutta la questione mediterranea, l’opposizione al progetto da tempo in atto di trasformare l’antico “mare di mezzo” nel nuovo fulcro militare delle guerre del futuro, oltre che luogo di respingimenti e morte per chi da quelle guerre fugge.
Il paesaggio alle falde del Parco naturale della Sughereta è surreale, sembra di camminare sul set di “incontri ravvicinati del terzo tipo”. Siamo solo a un chilometro fuori da Niscemi, e quella che doveva essere una campagna idilliaca è adesso una distesa di terra battuta racchiusa, a destra e a sinistra del sentiero, da reti che riportano cartelli con la scritta: US ARMY. E dietro le reti le 41 enormi antenne che già dal 1991 trasmettono onde ad alta e bassa frequenza per scambiare informazioni militari in tempo reale.
L’elicottero vola basso, le camionette di polizia e carabinieri militarizzano il panorama.
Ma adesso in mezzo a queste immagini di guerra sta scorrendo la vita. È nella musica che si alza dai manifestanti, è nelle voci al megafono di chi sta dicendo che i diritti non sono in vendita, e che Niscemi vuole sentirsi sicura di quella sicurezza che deriva dall’essere un luogo di pace e non un avamposto militare. Si difenderà Niscemi, ancora e a oltranza, perché questa battaglia, avviata nel 2009 con la fondazione del comitato NO MUOS , è solo all’inizio e coinvolgerà molti altri da tanti altri luoghi.
Il corteo resta fermo qualche ora, pacifico e deciso, a dire che si tornerà presto e che si sarà ancora più numerosi.

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