A proposito di "denunce" e "veline" a Padova

22 / 9 / 2018

Nei giorni scorsi i media locali hanno diffuso a Padova una serie di notizie riguardanti presunte “denunce” a 17 persone, scese in strada sabato 15 ottobre in via delle Melette contro un tentato linciaggio da parte di milianti di Forza Nuova verso una famiglia nigeriana. La risposta del centro sociale Pedro in un comunicato.

Ci sono momenti in cui la “solidarietà” fa paura, perché diventa incontrollabile per il potere. Talvolta questa solidarietà travalica i confini dell’umanitarismo e diventa difesa collettiva di un quartiere, della sua interculturalità, del suo spirito antirazzista.
Questo è successo a Padova sabato 15 settembre, quando alcuni abitanti di via delle Melette scorgono la presenza di un gruppetto di neofascisti di Forza Nuova. Si allarmano, scendono in strada, si attaccano al telefono per chiedere aiuto. Immediatamente giungono sul posto decine di persone, decise a prendere di petto l’ennesima «rottura de cojoni dei fascisti», per usare un’espressione attualmente in voga.
In questo momento accade qualcosa che va ben oltre il - sempre legittimo - antifascismo militante. In strada scendono anche abitanti del quartiere, persone si affacciano dalle finestre per urlare contro i forzanovisti. È l’intera via a cacciare i fascisti, delegittimando la loro presenza. E si capisce subito il perché: i militanti di Forza Nuova erano lì per provare a linciare una famiglia nigeriana. I vicini hanno fatto da schermo, con i corpi, con le parole, con quello che avevano in quel momento a disposizione e si sentivano di fare.
Ecco allora quella solidarietà che fa paura. Fa paura soprattutto alla questura, perché rompe qualsiasi schema di controllo del territorio; perché dimostra che ci sono forme di antifascismo e antirazzismo che non solo hanno “consenso” popolare, ma generano forme di attivismo inedito e imprevedibile. 
Messa in crisi, la questura risponde con le armi che le sono più congeniali. Da un lato prova ad usare il metodo dell’intimidazione, convocando 17 persone per consegnare una notifica che non ha alcuna valenza giuridico-penale. Si tratta infatti di una comunicazione interna tra questura e procura, che è stata resa nota agli eventuali indagati. Un protocollo quantomeno insolito, usato a puro scopo intimidatorio. Dall’altro lato la questura si serve dei media locali per divulgare la cosa. Ancora una volta le veline vengono spacciate per informazione. Ancora una volta ci sono giornalisti - o sedicenti tali - che si prestano a questo gioco. Su diverse testate locali leggiamo di “denunce”, quando in realtà si tratta di tutt’altro. Una disinformazione pura, che presta solo il fianco a chi vuole mettere sullo stesso piano un tentato linciaggio neo-fascista con la risposta - degna e legittima - di un quartiere. 
Concludiamo dicendo che queste intimidazioni non solo ci rimbalzano, ma rafforzano la nostra convinzione che in questa città non concederemo un centimetro di spazio a chiunque manifesti odio razziale e intolleranza.

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