Impressioni a caldo dall'incontro europeo del 1°/3 novembre a Roma

Agorà 99: One step beyond

Commons, diritti e democrazia come assi di elaborazione e pratica per i movimenti sociali costituenti di una nuova Europa.

4 / 11 / 2013

L'evento transnazionale Agorà 99, che ha avuto luogo a Roma venerdì, sabato e domenica appena trascorsi, ha permesso a centinaia di attiviste/i europei di incontrarsi, condividere esperienze, mettere in comune percorsi di lotta reali e di continuare a percorrere insieme la rotta d'Europa.

Non era per nulla scontato che compagne e compagni greci, polacchi, tedeschi, italiani, spagnoli, turchi, austriaci potessero battere un ritmo comune, fatto di emozioni e passioni, suggestioni e complicità.

Non lo era anche per la varietà dei temi affrontati e per il contesto in cui è si colloca Agora99, ovvero il dispiegamento violento della crisi e il suo generale permanere in Europa.

Lungo i tre assi identificati dalle parole-chiave debt/debito, rights/diritti, democracy/democrazia si sono dipanati plenarie e workshop sulle lotte dei e con migranti e rifugiati, rimarcando l’enorme valenza simbolica e la materiale chiamata all'iniziativa per comporre insieme una “Carta di Lampedusa”, per stabilire i principi di una nuova cittadinanza europea-e-mediterrane, inclusiva ed estensiva, dopo le stragi nel "Mare Nostrum".

E ancora, la ricchezza e l’articolazione dei conflitti territoriali che contrappongono intere comunità a grandi progetti infrastrutturali, a servitù militari e alla sistematica rapina privata dei beni comuni, come campo immediato di risposta alla sottrazione di democrazia, attraverso la costruzione di nuove istituzioni autonome di autogoverno.

E ancora, campagne contro la precarietà e per il reddito, il diritto alla città – con il definitivo riconoscimento che le occupazioni di case e centri sociali, studentati e teatri sono dei veri e propri workshop permanenti per una trasformazione democratica e dal basso delle città e delle metropoli – ma anche momenti in cui si è valorizzata l'urgenza di sviluppare i movimenti sociali immediatamente sul terreno costituente, della costruzione di un'alternativa, e non solo destituente, nell'attacco ai dispositivi del comando.

E ancora: campagne di mobilitazione contro la governance della Troika, la Banca Centrale Europea (decisive la continuazione e l’estensione del confronto alla “European action conference” convocata dal 22 al 24 novembre prossimi a Francoforte dalla coalizione Blockupy), la Commissione e il Consiglio europeo (da tenere d’occhio quanto accadrà a Bruxelles in occasione del summit dei capi di governo sulla “competitività” dei prossimi 19 e 20 dicembre e quanto si prepara per quello “sociale” di primavera) fino alla piena assunzione di una settimana europea d’azione che, a partire dal 15 maggio 2014, impatti le elezioni del Parlamento europeo con i confitti sociali per disarticolare le istituzioni dell’Unione ed affermare invece uno spazio costituente che abbia il proprio baricentro nei commons e nella pratica della democrazia, liberandosi dalla schiavitù dell'austerity e dalla miseria della rappresentanza.

Lo streaming e le interviste che abbiamo realizzato restituiscono le tante voci dell’incontro; i report conclusivi, che pubblicheremo appena disponibili, forniranno una sintesi più formale e condivisa di quanto ora abbiamo anticipato; vogliamo invece qui sottolineare - e soggettivamente enfatizzare - la decisiva importanza della seconda edizione di Agorà 99.

Non c'è più “lotta locale” né “lotta nazionale”: un conflitto, che voglia essere potente e realmente trasformativo della realtà materiale su cui insiste, non ha possibilità di riuscita se non trova connessione e composizione – anche se magari precaria e temporanea - con la matrice transnazionale europea. Ed anche la sua (auto)narrazione è capitolo di una storia fatta di molte storie, che compongono il romanzo della lotta di classe nel quinto anno della crisi.

Non semplice, né facile, come detto, anche perché il contesto di declino economico e d’impoverimento sociale dell'intero Sud d’Europa potrebbe forzare approcci nazionalistici e localistici, di contrapposizione tra un cosiddetto “Nord ricco” e un “Sud povero”, tra un “centro” e le molte “periferie” d’Europa. Ma, se è evidente come la gestione capitalistica della crisi sia anche servita a ridisegnare la divisione internazionale ed infra-europea del lavoro, a riarticolare relazioni tra gli ambiti dei mercati e a ridefinire una gerarchia dei poteri, è emerso con altrettanta chiarezza quanto i processi di precarizzazione e pauperizzazione investano ormai i molti in ogni paese d’Europa e come vi sia una vitalità delle lotte sociali che mette in discussione la pacificazione di ogni territorio. E anche nella capacità di rovesciare le tensioni “centro/periferia”, di decostruire la contrapposizione “Nord/Sud” come narrativa strumentale alla divisione di chi è sfruttato, si misura e si verificherà la forza di un'intelligenza collettiva del “divenire moltitudine europea per sé”.

Al frattale del discorso dominante sulla crisi dobbiamo perciò saper opporre processi federativi di coalizione, al localismo la spinta costituente transnazionale, agli specialismi settoriali la simultanea assunzione della complessità e della generalità, alla precarizzazione delle relazioni la progettazione condivisa, aperta (sempre aperta!) e pubblica di una cornice comune di linguaggio, biopolitica ed agenda europea. La presentazione da parte dei compagni spagnoli e pisani, avvenuta venerdì sera, sulle potenzialità della tecnopolitica ci invita a sperimentare la relazione virtuosa tra off-line e on-line, tra piazza e rete.

“Confusion is sex(y)”, cantavano qualche anno fa i Sonic Youth.

La Troika ha, deve avere da ieri un problema in più. Noi ci sentiamo di aver conquistato, a partire dalle nostre irrinunciabili eterogeneità, una più matura omogeneità di linguaggio e di proposta, di aver fatto un passo in avanti in un percorso comune di cui dobbiamo tutte e tutti avere cura.

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