Allarme rosso per la sanità Veneta

Si scende in piazza, a Vicenza, per una salute di comunità, capillare e diffusa nel territorio.

18 / 12 / 2020

Condividiamo l'appello lanciato da Caracol Olol Jackson di Vicenza per una mobilitazione, che sancisca l'inizio di un percorso che metta al centro la salute della comunità inserita nel territorio.

Il Veneto è rimasto costantemente in zona gialla. Durante le giornaliere conferenze stampa di Zaia, è tutto sotto controllo, funziona tutto alla perfezione.

Purtroppo la realtà è un'altra: decessi giornalieri per Covid triplicati rispetto al primo lockdown; all'11 dicembre regione con il dato più alto in Italia di nuovi positivi (3.883)
e di percentuali di nuovi positivi rispetto ai tamponi eseguiti (23,82%); tracciamento completamente saltato dal mese di ottobre; gli ospedali
veneti sono al limite, al 10 dicembre i ricoverati sono 2855, di cui 352 in terapia intensiva. Gran parte delle prestazioni sanitarie "non Covid" sospese, personale
sanitario allo stremo e in molti casi a casa in quarantena.

La gestione di questa "seconda ondata" nella nostra Regione da parte di Zaia è fallimentare, soprattutto di fronte all'attuale e prevedibile impennata di contagi di queste settimane.

Non c'è più tempo, bisogna intervenire subito: sbloccare la situazione di migliaia di specializzandi, procedere a consistenti assunzioni di medici e di infermieri e alla
stabilizzazione dei precari e all'internalizzazione dei servizi socio-sanitari attualmente dati in appalto. Vanno aumentati i posti letto (dal 2002 in Veneto sono stati
ridotti del 20,3% e quelli di terapia intensiva del 39%) negli ospedali pubblici, che devono essere destinatari di importanti investimenti strutturali in attrezzature.
Il vaccino non è sufficiente a salvarci da questa e dalle future pandemie, è necessario "nella e nel post-pandemia" costruire un sistema di salute di comunità, capillare e diffusa nel territorio.
Soprattutto, poi, nel Veneto delle acque inquinate dai Pfas e dell'inquinamento atmosferico da polveri sottili. Non ci può essere salute senza una mobilità sostenibile e
un ripensamento degli spazi urbani ed agricoli, bloccando il consumo di suolo.

Come Caracol Olol Jackson, nel nostro piccolo, proviamo a dare un contributo alla riduzione delle diseguaglianze in salute e delle sue determinanti sociali, economiche
ed ambientali, ma non basta.

Dobbiamo mobilitarci in tanti e tante per:
- ottenere che i miliardi del recovery fund vadano alla salute e non alle spese militari e alla costruzione di inutili grandi opere;
- mettere al centro delle politiche sanitarie i bisogni delle persone e non il business della sanità;
- potenziare i servizi del territorio sia di personale sanitario, sia di altre professionalità, perchè la salute non è solo assenza di malattia.

Ci vediamo in piazza sabato 19 dicembre, in piazza Matteotti a Vicenza, per dare un segnale chiaro e forte!

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