Approvata la “ Buona scuola” come pilastro della “ Società buona” per i padroni!

16 / 7 / 2015

L’ approvazione definitiva della riforma sulla scuola è avvenuta in maniera del tutto scontata e prevedibile, come è stato scontato e prevedibile il balletto inutile , comico- grottesco, delle sedicenti “opposizioni”.

Su questi aspetti rimandiamo ai precedenti spunti di analisi apparsi su globalproject.info e proviamo già ad immaginare ed anticipare gli scenari futuri, al fine di accrescere e riadeguare l’intervento politico.

In primo luogo, il dato più interessante e molti versi sorprendente, è l’emergere di una resistenza di massa contro il senso complessivo di questa riforma ed i suoi nodi strategici, tra cui assumono centralità sia la ridefinizione del comando dello stato in senso autoritario, sia la nuova disciplinizzazione del lavoro e della formazione rispetto alle esigenze del blocco capitalistico egemone. In questo quadro, non sono in gioco solo gli elementi, per quanto giusti ed importanti, di rivendicazione sindacale e la lotta acquista un carattere immediatamente politico investendo un nodo centrale: il riassetto degli equilibri di potere e i dispositivi di comando della “ governance” capitalistica sul piano globale e “ nazionale”. Da questo punto di vista , in perfetta sintonia con i paradigmi neo-liberisti e con il ruolo geopolitico che il Neo-colonialismo europeo ad egemonia tedesca affida al “ territorio Italia” nel contesto euro-mediterraneo, le riforme del governo Renzi acquistano un significato organico. La legge elettorale, il Job-acts, la riforma sulla scuola sono assolutamente simmetrici ed interconnessi : ri-disciplinizzazione del corpo sociale in senso autoritario e decisionista, sua segmentazione e gerarchizzazione, scomposizione dei blocchi di resistenza e contro-potere, distruzione dei “ diritti comuni”e loro trasformazione in una sorte di “ diritti neo- feudali”, sul modello del vassallaggio , antico termine germanico che significa appunto sottomissione e che nell’impero feudale dava luogo ad una catena gerarchica di “ sottomissioni” dall’alto verso il basso.

Le simmetrie organiche tra le varie riforme del “ partito della nazione” e del nuovo ordine neo-liberista sono evidenti: il premio di maggioranza previsto dalla nuova legge elettorale determina lo strapotere del presidente del consiglio e lo svuotamento di ogni opposizione parlamentare, così come la figura del preside- padrone destituisce ogni forma di democrazia interna alla scuola; la istituzionalizzazione della precarietà prodotta dal Jobs-act corrisponde a quella sorte di marchingegno demenziale-funzionale che è l'”album territoriale”, un frullatore da cui possono attingere i presidi- padroni per le loro esigenze ed in cui la soggettività, i bisogni e desideri dei docenti, la loro libertà ed autonomia sono asserviti alla flessibilità e mobilità, di tempo e di luogo, del “mercato” scuola.

Non solo: è anche luogo di punizione per i non meritevoli, come i reparti - confino della Fiat di Valletta per gli operai improduttivi ed insubordinati!

La base sociale che si è mobilitata contro la “Buona scuola” è già un importante punto di partenza per la ripresa delle lotte a settembre. Siamo convinti che il prossimo passaggio riguarderà l’Università ( la “ buona università” ?) con gli stessi principi ispiratori. Questo scenario offre delle potenzialità ancora maggiori per l’espansione delle lotte e la loro ricomposizione, per la difesa del sapere come bene comune, innervato nella cooperazione sociale, sottratto alle logiche del capitale finanziario e del mercato transnazionale della forza lavoro servile.

In sostanza, è sempre più urgente rilanciare un grande movimento di lotta, a partire dalla scuola e dall’università, che investa il ciclo complessivo della formazione e del lavoro, con legami sempre più profondi e radicati con il territorio e con tutte le mobilitazioni a difesa dei beni comuni, per l’affermazione dei nuovi diritti del “Comune”!

Lo scenario futuro offre potenzialità nuove ed interessanti, che la soggettività di movimento deve saper cogliere in maniera creativa: se la mobilitazione contro la “ Buona scuola” ha avuto nella fase precedente un carattere necessariamente “ nazionale” e legato all’iter parlamentare della riforma, ai suoi tempi e passaggi,( che hanno determinato inevitabilmente anche i tempi delle iniziative e delle scadenze da parte della resistenza di massa), oggi, dopo l’approvazione, siamo in una fase diversa, in cui l’iniziativa può dettare i tempi propri, in modo del tutto autonomo. La conflittualità va sviluppata luogo per luogo, territorio per territorio, scuola per scuola, con forme di insubordinazione, disobbedienza, non collaborazione, bensì boicottaggio contro lo strapotere dei presidi ed i loro cerchi magici di ruffiani e crumiri, contro la meritocrazia, l’arbitrio ed il dispotismo mascherato da “criteri di valutazione”, l’indegno sfruttamento servile mascherato da “ rapporti-scuola lavoro”, la mobilità selvaggia dell’album territoriale.

Insomma , una specie di “ guerriglia molecolare” da aprire su tutti i fronti e che potrebbe dotarsi di una strumentazione anche tecnico-legale, sulla scia delle esperienze più significative del sindacalismo di base, per far fronte alle molteplici cause, ricorsi, vertenze che si apriranno.

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