Berizzi sbanca Verona

27 / 6 / 2019

Paolo Berizzi sbanca Verona. Centinaia di persone accorrono in sala Lucchi per ascoltare le sue inchieste sul ritorno e lo sdoganamento del neofascismo in Italia. Intrighi, rapporti di potere, interessi economici rappresentano l’altra faccia della medaglia di un fascismo diventato sempre più pop, che prova a sfruttare le passioni tristi per ritrovare un posto nella politica e nella società italiana.

Berizzi

L’autore di NazItalia è puntuale, coraggioso, non ha peli sulla lingua. «Se c’è tanta paura per un libro, vuol dire che abbiamo colto nel segno» twitta il giornalista. Il suo lavoro è frutto di conoscenza non superficiale ed è inattaccabile sotto ogni profilo. Berizzi non teme le minacce, d’altronde la sua penna prende inchiostro dalla strada, più che dai salotti affollati che bene conosce il giornalismo italiano.

E i fascisti? Quindici giorni di minacce e proclami si sono tradotti in uno sguaiato coro a debita distanza dall’evento. Dita tese al poso del braccio e una pusillanimità talmente ridicola da diventare insignificante.

In Sala Locchi, invece, si assiste a un evento dai toni molto politici, dai connotati chiari e lineari che ci dimostra l’inesistenza di “feudi” e luoghi inviolabili. Il fatto che l’incontro fosse a pochi passi dal Bentegodi ha mandato su tutte le furie non solo la marmaglia ultras, ma anche quei “pezzi da 90” della politica veronese che sullo stadio hanno costruito le proprie fortune. Il consigliere comunale e vice-assessore alla cultura Andrea Bacciga, che ha tentato di bloccare l’evento anche con una petizione online, è uno di quelli: fascista di scuola e protettore dei fascisti. Goffamente prova a intervenire, ma viene annientato dalla maestria di Berizzi e subissato dai fischi della platea: una serata che non dimenticherà di sicuro.

Berizzi

Dall’altro lato, le questioni snocciolate non sono di poco conto. Si parla non solo dei neofascisti dichiarati, ma di tutta quella cultura reazionaria che è terreno prediletto dei discorsi e delle pratiche salviniane. Si cerca di mettere a tema i topic della nuova destra italiana ed europea, di capirne gli sviluppi e i nessi con le frustrazioni  prodotte dalla crisi economica, che hanno reso più facile prendersela con gli “ultimi” invece che con i “primi”. Ma si parla anche di lotte, come quella contro le Grandi Navi, capace di creare nuovi immaginari di aggregazione e nuove pratiche di comunità che riescono ad arginare questi fenomeni.

In questo contesto anche uno come Carlo Verdelli, direttore di Repubblica, sembra uno di sinistra, con la sua difesa a spada tratta delle capitana della Sea Watch Karola Rackete e della sua azione di disobbedienza. Il canto collettivo di “Bella Ciao”, intonato all’inizio, è il suggello più degno di una serata che, per certi versi, sarà memorabile.

Se c’è un limite nel discorso portato avanti da Berizzi è il taglio troppo legalitario con cui si approccia alla questione del fascismo. Il problema di Casapound non è legato al fatto che occupi abusivamente una sede, ma alla sua stessa esistenza: il fascismo è ontologicamente un problema, al di là del fatto si rispetti o meno un quadro normativo. Ma su questo, speriamo di confrontarci con Paolo Berizzi in ogni momento.

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