#BlockBCE: la Quinta giornata di Napoli!

Prime note sulla giornata

2 / 10 / 2014

#BlockBCE: la Quinta giornata di Napoli!

Oltre 5000 persone oggi hanno invaso le strade della zona collinare di Napoli per contestare il vertice della Banca Centrale Europea. Un corteo determinato, che, nonostante l’imponente dispiegamento di forze dell’ordine e i mille dispositivi di sicurezza, è riuscito a circondare la reggia di Capodimonte che ospitava il vertice. Ha di fatti violato il perimetro imposto dalla Questura per portare oltre l’ennesima zona rossa la voce di tutti i cittadini, gli attivisti, gli studenti che oggi sono scesi in piazza.

Un corteo costruito in poco più di due settimane e che, comunque, ha visto una partecipazione sorprendente ed una composizione interessante: tanti gli studenti medi e universitari, insieme a precari, disoccupati, migranti, famiglie. Un corteo costruito nonostante il terrorismo mediatico che nelle ultime settimane ha imposto un ordine del discorso criminale, dipingendo la giornata del 2 ottobre come la giornata dei black-bloc, degli anarcoinsurrezionalisti, della devianza sociale e chissà quale altra etichetta che all’occorrente può essere tirata fuori per criminalizzare ogni forma di dissenso. Una narrazione tossica impazzita, che ha visto agire di concerto media mainstream e forze dell’ordine, con la chiusura delle scuole sul percorso, avvertimenti ai negozianti a cui si sconsigliava l’apertura e pressioni continue sui cittadini dei colli aminei.

Quest’ordine simbolico oggi è saltato completamente ed ha dimostrato tutta la sua inconsistenza. È saltato grazie ad una giornata che ha saputo tenere insieme determinazione e consenso, che sfilava parlando a tanti, palazzo per palazzo, spiegando in modo chiaro le ragioni della protesta, individuando bene dove si trovavano i veri terroristi. Il risultato è stato un corteo applaudito, accompagnato dai cori di ogni finestra, che ha ottenuto la solidarietà e l’appoggio di un importante ospedale a rischio smantellamento che si trovava lungo la strada. Un corteo insomma capace di aggregare nel suo corpo ribelle i passanti che ascoltavano e di farsi voce polifonica e moltitudinaria.

A fronte di questo la risposta delle forze dell’ordine – quelle stesse forze dell’ordine che il mese scorso a Napoli hanno ucciso un ragazzino colpevole, come i manifestanti, di vivere nella povertà e nel degrado – è stata come al solito cieca e incomprensibile. Quando il corteo è arrivato al muro di cinta del bosco, infatti, chi manifestava  ha scelto di mettere in discussione quella zona rossa incomprensibile e di scavalcare con una scala quel muro che separava i cittadini che pagano la crisi dai responsabili di una dittatura finanziaria che da troppi anni, senza alcuna forma di democrazia, impone precarietà e miseria a milioni di cittadini europei per tutelare i profitti di pochi. È bastata quella scala e uno striscione per mettere in crisi un dispositivo di sicurezza che voleva essere nordeuropeo e raccontarsi come garante dell’ordine pubblico e che invece ha svelato come sempre la natura infame e fascista delle forze dell’ordine di questo paese: i manifestanti sono stati colpiti alle spalle da getti di idranti, incuranti dell’incolumità di chi su una scala provava semplicemente ad aprire uno striscione, e da lacrimogeni sparati come sempre ad altezza uomo.

Questo non ha fermato il corteo, che ha continuato a sfilare nel quartiere della Sanità (quartiere storico e popolare)  ignorando ogni autorizzazione e, sempre, parlando alla gente, ai negozianti, alle famiglie affacciate, nella consapevolezza che è quella la vera legittimazione, al di là di ogni legalitarismo ottuso. E di fatti nei vicoli le migliaia di manifestanti sono state accolte da applausi, solidarietà e da nessun timore perché la gente che paga la crisi sa bene da che parte si trova il nemico, contro chi bisogna fare le serrate.

Questa giornata è l’inizio di un percorso di mobilitazione che guarda all’autunno, al corteo studentesco del 10 ottobre, allo sciopero sociale del 14 novembre. Oggi per noi inizia un anno politico che vogliamo straordinario  ed inizia nel modo migliore: ribadendo che Napoli non è la città delle passerelle e delle vetrine internazionali, ribadendo che lì dove si accaniscono con più ferocia sfruttamento e saccheggio, la subalternità può diventare spinta costituente. Una spinta irreverente, che non si fa intimidire dal terrorismo dei media e dalla violenza delle forze dell’ordine, ma anzi sa ingrossare le sue file con l’irriverenza che la fa camminare, correre, guardare avanti, riprendersi la città.

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