Bologna 24.11 - Quale diritto allo studio nella crisi?

Assemblee e occupazioni di scuole, azioni e sanzionamenti: così si sciopera oggi a Bologna

24 / 11 / 2012


Assemblee nelle scuole superiori, occupazioni di scuole. Studenti medi in mobilitazione contro tagli, dequalificazione, austerity. Cosi' a Bologna si è scioperato oggi: riprendendosi le scuole e i luoghi dove studenti producono ricchezza ogni giorno.
Oggi, 24 novembre, sciopero nazionale della formazione, come studenti e attivisti di Làbas, dopo un'assemblea partecipata in università che ha coinvolto il mondo della formazione bolognese, abbiamo deciso di sanzionare l'Er.Go., ente regionale per il diritto allo studio per denunciare lo stato d'abbandono in cui versa quest'agenzia chiave per il futuro di centinaia di studenti del nostro ateneo: ci sembra evidente che sempre meno persone riescono ad accedere all'università, perché la formazione superiore è diventata un lusso.
Con cartelli, nastro bianco e rosso, abbiamo chiuso l'entrata dell'Er.Go., volendo dire chiaramente che oggi come sempre, chiuso materialmente o meno, quell'ente rimane un qualcosa di inutile, visto quello che è diventato il diritto allo studio.
Pagare le tasse -che senza pietà aumentano- è quasi impossibile e studiare lontano da casa si è trasformato in un miraggio, considerato il costo della vita a Bologna. L'accesso alla ristorazione universitaria, anche ai pochi fortunati assegnatari di borse, è interdetto attraverso prezzi inaccessibili e lucrosi giri d'appalti. Il diritto all'abitare, con migliaia di fuorisede che ogni anno arrivano a Bologna, è riservato a pochi e dislocato in zone non propriamente "universitarie".
I fondi e gli aiuti per la mobilità internazionale, l'Erasmus, la grande bandiera di quest'Europa, è fortemente a rischio grazie ai tagli imposti dell'Europa stessa.
In questo contesto, le borse di studio sono sempre più difficili da ottenere, a causa del taglio dei fondi e le riduzioni delle tasse non guardano solo al reddito  ma hanno come criterio anche il merito, calcolato secondo parametri che di sicuro non rispecchiano la realtà delle nostre vite.
Dentro la crisi attuale molti studenti delle scuole superiori preferiscono non iscriversi all'università, scoraggiati di fronte ad una prospettiva lavorativa inesistente, davanti a una disoccupazione giovanile che continua ad aumentare.
Siamo stanchi di essere la generazione "no future", stanchi di fuggire, vogliamo affrontare la precarietà sfilandola dal dramma delle nostre biografie per trasformarla in un punto interrogativo che esige risposte sul futuro di questo paese.
Vogliamo provare a strappare un pezzo di quel futuro che, da anni, ci stanno negando. Ed è per questo che abbiamo deciso di chiudere materialmente ciò che è già chiuso effettivamente: il diritto allo studio e la sede che lo rappresenta. Una sede che non offre più un servizio di tutela dello studente; una sede simbolo della privatizzazione del disservizio, che si trasforma da luogo di erogazione della borsa di studio a luogo di riscossione e di indebitamento se non raggiunti i crediti, un non-luogo che ha deciso deliberatamente di spersonalizzare ogni tipo di relazione, eliminando persino gli sportelli informativi.
L'Er.Go. e solo uno dei nostri obiettivi all'interno di un progetto politico che punta più in alto. Noi non ci fermiamo solo a rivendicare il diritto allo studio, ma agiamo e lottiamo per tutti gli aspetti della nostra esistenza precaria.

Làbas

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