Bolzano, tra derive securitarie e "nuovi mostri". Per essere cambiamento!

Una riflessione su come speculazioni edilizie e attacco al degrado stiano trasformando una città

14 / 3 / 2016

Arrivare nella stazione ferroviaria di una piccola città, Bolzano, il venerdì pomeriggio, e trovarti tutto intorno gruppetti di personaggi vestiti in mimetica con cagnoni al seguito, ti dà la consapevole voglia di prendere il primo treno e fuggire via.

I personaggi che "rondeggiano" con i petti in fuori sono un miscuglio tra membri di CasaPound, aderenti a pseudo comitati di quartiere quali "Riprendiamoci Bolzano" e "Donne contro il degrado", simpatizzanti (quando non militanti) con le frange dell'estrema destra bolzanina, ex missini attempati e ragazzotti con tanta voglia di protagonismo. Picchettano il piazzale antistante la stazione in difesa di una tabaccaia aggredita verbalmente da un migrante africano con forti turbe mentali.

Con forti turbe mentali, per l'appunto! Cosa che i quotidiani locali hanno, guarda caso, dimenticato di scrivere negli articoli che, per una settimana e più, hanno tenuto banco tra titoloni che richiamano ad una città in preda ad un vero e proprio Far West (per colpa dei migranti/profughi/clandestini) e consigli utili per difendersi dallo straniero (non ultima una app in grado di monitorare le situazioni pericolose in città). Il tutto condito da commenti dal forte gusto nazista che campeggiano nelle pagine Facebook dei vari quotidiani o pseudo tali.

Ma cosa sta succedendo in un territorio dove una parte del PD chiede di inserire Bolzano tra le città del progetto "Strade sicure" (con conseguente arrivo di militari)? Dove è andata a finire la tanto decantata solidarietà di una delle province più ricche d'Italia?

La questione è oggi più complicata di quanto possa sembrare perché, nel giro di pochissimo tempo, il capoluogo altoatesino è stato investito da una serie di problematiche che la maggior parte delle istituzioni e della società civile ha "sfogato" attraverso un giusto mix tra populismo e neofascismo nostrano.

Allora forse è il caso di fare un po' di chiarezza e capire quali sono gli "attori" che, in questo momento, stanno trascinando la città nel baratro.

Da qualche anno un discusso tycoon austriaco, René Benko, ha messo letteralmente "le mani sopra la città" con un progetto che, a suo dire, riqualificherebbe l'intera zona della stazione ferroviaria attraverso la costruzione di un mega centro commerciale con appartamenti di lusso, cementificando così il grande parco dirimpetto la stazione, rappresentazione simbolica, il Kaufhaus, di una cultura consumistica di massa, radical-chic, imperniata nella concezione della bellezza come puro fatto estetico e di quel mondo immaginario, ovattato, pulito, a tinte forti, che non ammette sacche di povertà o marginalità.

Istituzioni, politici di destra e sinistra, personaggi in cerca d'autore, hanno finora appoggiato il progetto del magnate all'urlo di "apriamo la porta alla modernità".

Al di là delle ovvie ragioni nel dire no ad un progetto che si basa su un non-luogo per antonomasia, i galoppini del riccone austriaco stanno cercando in tutti i modi di convincere i bolzanini della bontà del progetto che riqualificherebbe un'area oggi degradata, sporca e dove sguazza la microcriminalità bolzanina. Si è così aperta una vera e propria caccia alle streghe coadiuvata dai "giornali" locali che, un giorno sì e l'altro pure, si danno da fare per mettere in prima pagina i "mostri" della stazione quando, nella peggiore delle ipotesi, si tratta di qualche calcio tra ubriachi. E allora via alla militarizzazione dell'area che, guarda caso, è il punto di arrivo di molti profughi respinti dall'Austria o provenienti dal Sud. E quando si parla di degrado e immigrazione non potevano mancare le estrenazioni dei "bravi ragazzi" di CasaPound, che insieme ad redivivo gruppuscolo di Forza Nuova, gridano alla solita retorica razzista e populista "Dio, patria, famiglia". Allora giù duro contro immigrati, profughi, zingari, Rom, barboni e chi più ne ha più ne metta, Italia agli italiani, chiusura ermetica dei confini, espulsioni di massa e via dicendo. E purtroppo le dichiarazioni e gli atti (ronde, presidi, manifestazioni) hanno superato, e di molto, la soglia del razzismo nostrano, quello dello speck con sopra la bandierina italiana, scavalcando il confine al Brennero per arrivare verso lidi germanici riconoscibili dietro svastiche rovesciate e allegorie del tanto amato Terzo Reich. Ma non occorre nemmeno andare poi così lontano visto che una delle più "lungimiranti" politiche altoatesine, Michaela Biancofiore, berlusconiana della prima ora, ha prima dichiarato che "con l'arrivo dei profughi perderemo due milioni al giorno" e poi ha messo in guardia le "bionde e cristiane ragazze sudtirolesi in pericolo per l'ormone dei giovani profughi". E tutto questo nel (quasi) totale silenzio generale (viste anche le imminenti elezioni comunali di maggio dove tutti fanno a gara per portare a casa qualche voto).

Le parole, usate come macigni, stanno trascinando la società verso una deriva populista e xenofoba che, a Bolzano, è in atto da qualche anno e che vede proprio nella zona ferroviaria il suo punto simbolico più estremo e doloroso, generando così una guerra tra deboli che spesso assume toni drammatici e violenti.

Gli anticorpi a tutto questo sono insiti nella società stessa: antifascismo e antirazzismo sono oggi due valori che a Bolzano assumono un'importanza rilevante nella costruzione di dinamiche dal basso in grado di bloccare rigurgiti e nostalgie del Ventennio. Riprendiamoci le strade, le piazze, le scuole, gli spazi sociali, per portare cultura e dignità, diritti e solidarietà; lottiamo per essere cambiamento, quello vero, per una società multiculturale dove sia instillato rispetto e uguaglianza. E insieme violiamo confini e abbattiamo muri per dire che no, non arretreremo di un solo centimetro

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