Brescia - Piazza, bella piazza.

29 / 5 / 2012

L'idea di per sé era molto semplice. Un po’ meno la sua messa in pratica. La Questura di Brescia e i funzionari del ministero degli Interni avevano deciso di impedire l'arrivo in piazza della Loggia, proprio nel giorno del 38° anniversario della strage fascista, di Stato e della Nato del 28 maggio 1974 (8 morti, centinaia di feriti e nessun colpevole nelle aule di tribunale), del corteo promosso dal centro sociale Magazzino 47 e dal Kollettivo studenti in lotta. Motivo del divieto di ingresso in piazza Loggia, formalizzato dalla Questura nei giorni precedenti, la presenza del ministro degli Interni Annamaria Cancellieri alla commemorazione ufficiale, che vedeva inoltre la partecipazione della segretaria generale della CGIL Susanna Camusso.

Nei fatti la Questura ha cercato di imporre più volte il rallentamento e il blocco della manifestazione, anche lungo il percorso autorizzato fino a piazza Rovetta, lo slargo adiacente piazza della Loggia.

Ma al termine della mattinata il risultato politico è che proprio il ministro Cancellieri ha dovuto affrettare il passo e lasciare alla svelta piazza Loggia, per non incorrere nella contestazione degli studenti e di molti altri manifestanti.

Un risultato positivo che ha comportato per altro un prezzo pesante: almeno una ventina i contusi e i feriti ad opera delle forze dell'ordine e, ad ora, sono 11 i denunciati per “resistenza aggravata a pubblico ufficiale, lesioni, accensioni pericolose in concorso”.

Il corteo si era mosso alle 9.30 da piazza Garibaldi. Fra gli oltre 500 partecipanti, in gran parte studenti, campeggiavano due striscioni: “la memoria vive nelle lotte del presente, Cancellieri go home!” e “fermare la strage - contro la crisi basta vittime, lotta sociale!”.

Dopo un po’, i forti rallentamenti provocati dai reparti di polizia in assetto antisommossa sono diventati vero e proprio blocco della manifestazione, in corso Matteotti, guarda caso in un punto particolarmente stretto e poco frequentato della via.

Gli studenti e le studentesse, del tutto sprovvisti di qualsiasi oggetto contundente e di protezioni, hanno comunque continuato ad avanzare, ancora più lentamente, finché sono giunti a contatto con gli scudi della celere, la quale ha subito cominciato a manganellare le prime file di manifestanti. Ma il corteo non è indietreggiato, benché solo dopo aver subìto una seconda carica vari manifestanti si siano dotati almeno di una rete metallica presa in un cantiere vicino, per frapporla tra sé e i celerini.

Di seguito, quando è comunque riuscito a giungere nei pressi di piazza della Loggia, il corteo studentesco ha trovato una situazione mai vista in tanti anni nel giorno dell'anniversario della strage: l'ingresso della piazza del tutto ostruito da ingenti forze di polizia e da blindati messi di traverso per impedire il passaggio.

Un primo tentativo del corteo di entrare in piazza è stato respinto dai reparti di polizia, che in quella fase erano affidati alla guida sicura (di produrre tensioni e scontri) del vicequestore vicari(c)o Emanuele Ricifari, il funzionario divenuto famoso attraverso i media in tutta Italia già nel novembre 2010, grazie alla particolare attitudine dimostrata nell'ordinare cariche contro i partecipanti al presidio a sostegno dei migranti che erano saliti in quei giorni sulla gru di via San Faustino per ottenere il diritto alla regolarizzazione.

Nel frattempo altre centinaia di persone – insegnanti, operai, compagni e compagne di movimento, vari attivisti fiom - provenienti da piazza Loggia si sono unite agli studenti per conquistare lo scioglimento del blocco di polizia. E’ stata avviata una trattativa. Ma nonostante a quel punto, finalmente, anche i dirigenti CGIL presenti avessero chiesto la rimozione del blocco, i reparti di polizia sono rimasti schierati. Il corteo ha ripreso ad avanzare lentamente fino a giungere a contatto con gli scudi. Stavolta però è riuscito a liberare il passaggio, a sfondare e a riaffermare l'agibilità politica di piazza Loggia.

Quando il corteo degli studenti è entrato in piazza, la segretaria CGIL Camusso stava terminando il suo intervento, nel quale è risuonato più che altro il silenzio sullo sciopero generale annunciato e poi fatto scomparire. La ministra Cancellieri se ne era già andata, ma in netto anticipo sui tempi programmati, grazie alla determinazione degli studenti e dei tanti bresciani per i quali il 28 maggio non è commemorazione ma oggi più che mai memoria del presente e giornata di lotta.

In tanti in piazza Loggia hanno saputo prendersi lo spazio pubblico per dire che non è più tempo per ascoltare da un ministro, dopo 38 anni, la promessa dell'impegno dello Stato nel trovare i colpevoli della strage di Stato.

In tanti hanno voluto ricordare che 8 persone sono state uccise in piazza della Loggia perché lottavano per conquistare maggiori diritti sociali e democrazia reale, proprio ciò che il governo Monti, il governo della crisi e della dittatura finanziaria, va a colpire con i tagli al welfare e ai diritti basilari del lavoro, alla scuola e all’università, con l'aumento esponenziale del caro-vita e della precarietà, con l’austerità e un attacco senza precedenti alle condizioni di vita di milioni di persone.

La ministra degli Interni Cancellieri, che è solita vedere nel conflitto sociale per una vita degna non democrazia reale ma “rischio eversione”, aveva cercato di apparecchiare con i divieti e la militarizzazione del centro storico di Brescia una piazza Loggia istituzionale e finta, ordinata e pacificata. La realtà ha replicato inequivocabile - con la voce e la determinazione di molte centinaia di persone in un lunedì mattina lavorativo - che il governo Monti e i suoi ministri non possono essere i benvenuti, nemmeno a Brescia nell’anniversario della strage.

GB

Brescia, 29 maggio 2012

Oggi dopo le 15 Radio Onda d’Urto ospita una conferenza stampa per smontare, anche attraverso immagini e filmati, la ricostruzione dei fatti inventata dalla Questura di Brescia e accreditata da molti media.

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