Bum bum, bussammo al Parlamento!

In occasione del decimo anniversario della grande manifestazione che segnò l'apice dell'Onda, riproponiamo alcuni articoli di cronaca, di commento e di approfondimento raccolti nell’archivio del nostro portale.

14 / 12 / 2020

Dieci anni fa, il 14 dicembre 2010, un'imponente manifestazione nazionale inondava le strade di Roma. Una vera e propria moltitudine ribelle provava ad opporsi allo scempio della compravendita di voti in Parlamento, che avrebbe salvato il governo Berlusconi nel giorno in cui si votava la mozione di sfiducia. Migliaia di persone si fiondarono verso il Parlamento durante la votazione; via del Corso, la vicina via del Babuino e piazza del Popolo furono per ore teatro di violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine.

Il resto è cronaca politica spicciola: i “responsabili”, Razzi e Scilipoti, Silvio Berlusconi salvato per il rotto della cuffia e la Legge che modificava l’intera governance dell'università italiana che verrà approvata definitivamente meno di due settimane dopo. È l’ultimo atto della cosiddetta “riforma Gelmini”, che prende il nome dall’insieme di atti normativi riguardanti l’intero comparto dell’istruzione ed emanati tra il 2008 e il 2010 durante la permanenza in carica di Mariastella Gelmini al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, nel corso del governo Berlusconi III. La riforma, è bene ricordarlo, taglia strutturalmente fondi alla ricerca, ai servizi studenteschi e mette gli atenei nelle condizioni di aprire la strada a banche e fondazioni private.

E così anche il 14 dicembre 2010 è l’ultimo atto di un biennio di mobilitazione che scuote tutto il Paese, a partire dalle prime occupazioni di scuole, università e residenze studentesche, che avvengono nell’ottobre 2008. Dalle metropoli alle piccole città si fa largo un movimento, denominato Onda, che nell’autunno del 2010 si salda maggiormente con le lotte del mondo del lavoro e del precariato sociale, così come con quelle che mirano alla difesa dei beni comuni e che si stavano iniziando ad aggregare per la campagna referendaria che nel giugno dell’anno dopo vide trionfare i SI al referendum sull’acqua pubblica e contro il ritorno dell’energia nucleare in Italia.

Il 2010 è anche l’anno cruciale della crisi economico-finanziaria iniziata due anni prima: è infatti l’anno in cui questa si trasforma in crisi del debito sovrano. Il meccanismo è semplice: gli Stati fanno fronte alle perdite di banche, assicurazioni e grandi holding finanziarie e socializzano queste perdite accumulando debito. Il capitale finanziario, dal canto suo, specula su questo debito e il vortice diventa sempre più ampio creando effetti immediati nell’economia reale. Tra i Paesi più colpiti, in Europa, ci sono Grecia, Italia, Irlanda, Spagna e Portogallo (i cosiddetti PIIGS), che si contrappongono ai Paesi virtuosi. La troika europea risponde con le politiche di austerity, che amplificano le diseguaglianze e contribuiscono alla demolizione degli ultimi barlumi di welfare conquistato con le lotte dei decenni precedenti.
In questo scenario sono diversi i movimenti che in tutto il mondo iniziano a lottare contro queste politiche: ricordiamo la Grecia, il movimento degli Indignados in Spagna, che esploderà l’anno dopo, come quello di Occupy negli Stati Uniti.

L’Italia ha di fatto con l’Onda preceduto questi movimenti. Raccontare le piazze del passato con gli occhi del presente è sempre operazione ostica, che talvolta presta il fianco a nostalgie e analisi che sfociano nella retorica mitologica. Bisogna, allo stesso tempo, saper recuperare il patrimonio comune lasciato da questi movimenti, innanzitutto riconoscendo come l’Onda sia stata capace di creare un grande ricambio generazionale sia in piazza che nelle assemblee e - forse per la prima volta dopo il 1968 – di avere come protagonista assoluta una composizione giovanile figlia di un’Italia impoverita dalla crisi e da ormai un decennio di precarietà lavorativa. Ed è forse per questo che la consapevolezza dello slogan “noi la crisi non la paghiamo” ha travalicato le scuole e le università ed è probabilmente il credito più grande che quel movimento ha nei confronti del presente, immerso in una fase dove la crisi è davvero sistemica e si dipana su molteplici livelli.

Per ricostruire il contesto che precede il 14 dicembre 2010 e sgomberare il campo dall’èpos politico, riproponiamo alcuni articoli di cronaca, di commento e di approfondimento raccolti nell’archivio del nostro portale. Perché l'unica "operazione" possibile in momenti come questo è quella di trasmettere il vissuto e le narrazioni storiche a chi non ha avuto la fortuna di essere presente.

La colonna sonora, imprescindibile, è Roma meticcia degli Assalti Frontali, tratta dall'album Profondo Rosso (2011).

- L’appello di indizione della giornata, rivolto “a tutte le realtà sociali che si stanno mobilitando contro la gravissima situazione provocata dalle politiche governative che con la scusa della crisi stanno distruggendo diritti e territorio”.

- La cronaca multimediale completa del 14 dicembre, a Roma e in altre città dove si tennero mobilitazioni di supporto.

video di Karma Gava "Un giorno a Roma"

Cronaca di un pomeriggio di guerriglia, tratto da Micromega online del 14.10.2010

Lettera a mio figlio (sulle barricate) (Il mea culpa di un padre nell’era di B.), tratto da Il Fatto Quotidiano del 15.12.2010

Alcuni articoli pubblicati il giorno dopo sul quotidiano Il Manifesto

- La cronaca SMS del presidio tenutosi il 16 dicembre sotto al Tribunale di Roma nel momento in cui venivano processati per direttissima i 23 fermati durante gli scontri di due giorni prima

- Nei giorni successivi tenne banco un dibattito suscitato da una lettera pubblica “ai ragazzi del movimento” scritta su La Repubblica da Roberto Saviano. La lettera si apriva così: “CHI HA LANCIATO un sasso alla manifestazione di Roma lo ha lanciato contro i movimenti di donne e uomini che erano in piazza, chi ha assaltato un bancomat lo ha fatto contro coloro che stavano manifestando per dimostrare che vogliono un nuovo paese, una nuova classe politica, nuove idee”. Naturalmente ci furono diverse risposte alla lettera. Qui raccogliamo le più significative, a partire dalle considerazioni della band 99 Posse intitolate “Il casco ti salva la vita”, proseguendo con la risposta di Valerio Evangelisti e terminando con il comunicato degli studenti e studentesse della Sapienza in mobilitazione.

- Alcune analisi sulla giornata raccolte all’interno di uno spazio di riflessione aperto su Globalproject.info

 

Andando a ritroso:

- Il 24 novembre, quando inizia la discussione parlamentare delle Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l'efficienza del sistema universitario in tutta Italia ci sono manifestazioni di protesta. A Roma blitz degli studenti che vengono caricati dalla celere mentre stanno per varcare  la porta del Senato. Qui la cronaca SMS della giornata e delle mobilitazioni del giorno successivo.

- Ancora mobilitazioni territoriali il 30 novembre e il 1 dicembre, segnano un passaggio importante verso la costruzione nazionale del 14 dicembre. Il 30 novembre vengono occupate le stazioni ferroviarie di tante città italiane, in occasione del primo voto alla Camera delle: qui una raccolta fotografica.

La manifestazione del 30 novembre a Roma

- Tra fine novembre e i primi giorni di dicembre si susseguono occupazioni e cortei spontanei in giro per l’Italia. Qui testimonianze da Napoli,Macerata, Genova, Trento, Padova (università e licei), Mestre, Vicenza, Alessandria e Ferrara.

L'occupazione della Facoltà di Lettere a Padova

- Il 9 dicembre vengono occupate le sedi INPS in alcune regioni come iniziativa di lancio verso il 14 dicembre. Qui la cronaca SMS da Veneto, Trentino, Emilia-Romagna, Marche e Liguria.

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