Carcere: iniziato il conto alla rovescia

8 / 6 / 2009

"Se continua così il prossimo passo sarà il ricorso ai manganelli". Sono le parole del comandante della polizia penitenziaria della Casa Circondariale di Padova. Connotate da rammarico apparentemente sincero, ma indicative dello stato in cui versa il pianeta carcere meglio e più di qualsiasi relazione ministeriale.
Il "Piano straordinario di edilizia penitenziaria" presentato il mese scorso dal direttore del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria Ionta al ministro della giustizia Alfano ha messo immediatamente in evidenza tutte le sue contraddizioni. Prevedendo la realizzazione entro il 2012 di 46 nuovi padiglioni in altrettanti istituti in funzione, la edificazione di 22 nuove carceri (9 già in costruzione) per un costo di 1 miliardo e 590 milioni di euro e l'allestimento di 17.129 nuovi posti (vedi il precedente "Carcere: la nave fantasma"). Non essendoci i quattrini, il 70% del budget dovrebbe arrivare da finanziamenti di privati che, in cambio dell'utilizzazione dei vecchi istituti dei centri storici da destinare a centri commerciali, costruirebbero nuove carceri nelle periferie. Questa la principale suggestione del piano, assieme a "soluzioni alternative" e "strutture modulari" più economiche nella gestione e manutenzione. Non esattamente precisate (moduli prefabbricati…) fatta eccezione per la surreale ipotesi delle prigioni galleggianti: piattaforme o navi da ormeggiarsi in prossimità di grandi porti.
La realtà è come sempre più facile da identificare: il piano non prevede in nessun modo l'aumento dell'organico del personale di custodia (il nuovo carcere di Rieti è ultimato da tempo, ma non viene aperto per mancanza di personale), eventuali ristrutturazioni interne ridurrebbero i già esigui spazi di socialità, manca la copertura finanziaria, la pubblica amministrazione è già pesantemente indebitata nei confronti del capitale privato e soprattutto il trend di aumento della popolazione detenuta, costante ormai da trenta mesi con quasi 900 unità mensili, farà sì che alla fine del 2012 i detenuti saranno 35.000 in più rispetto ad oggi, il doppio dei nuovi posti previsti dal piano.

Siamo perciò andati a vedere di persona. Assieme al consigliere regionale dei Verdi Gianfranco Bettin abbiamo ispezionato i due più importanti carceri giudiziari del Veneto: quello di Venezia - in questo caso accompagnati dal consigliere comunale Beppe Caccia - e quello di Padova. La situazione che abbiamo riscontrato è drammatica. Il drastico taglio dei fondi di gestione, la carenza di organico del personale di custodia, il sovraffollamento in crescita costante sono i dati comuni, unitamente all'affermazione che senza il grande apporto di aiuto del volontariato la situazione sarebbe già deflagrata da tempo.
A Venezia i posti regolamentari sono 111, le presenze alla data della nostra visita 316. In 8 nelle celle da 3, letti a castello a tre piani, in qualche caso materassi per terra. Indice di "porta girevole" molto alto: il 50% dei nuovi ingressi, per la quasi totalità incensurati, viene scarcerato nel giro di tre giorni con tutti i costi e i disagi che ne conseguono. L'organico dei 163 agenti con 22 distaccati e 29 addetti al servizio nautico è assolutamente insufficiente. Il nuovo ultimo piano del carcere, quasi completamente ristrutturato, non potrà entrare in funzione perché necessita di 30 nuovi agenti per la sua gestione. Il lavoro interno è drasticamente diminuito: se prima era previsto uno "scopino" per ogni piano ora è uno solo che deve provvedere a tutti i piani.
A Padova la situazione peggiora. Le due sezioni principali sono da tempo in ristrutturazione, ma se e quando saranno ultimate non potranno entrare in funzione per mancanza di personale. Il padiglione ristrutturato nel 2007 prevede la capienza di 98 detenuti e ne ospita 250: ovunque castelli a tre piani e spesso materassi sul pavimento. L'organico di custodia è costantemente in debito di 30 - 50 unità. L'indice di "porta girevole" supera il 40% per una popolazione detenuta che è costituita per l'85% da stranieri. I fondi per le lavorazioni interne sono diminuiti del 50%, lavorazioni affidate dall'esterno non ce ne sono più: sono finiti i tempi di Rizzato e Vallesport. Un solo educatore. Ampi spazi inutilizzati e inutilizzabili. Sporcizia diffusa.

I colloqui con il personale amministrativo e di custodia hanno avuto sempre lo stesso tenore: rassegnata accettazione dell'impossibilità di gestire dignitosamente questi luoghi di reclusione e preoccupata attesa che la situazione esploda. I dati della polizia penitenziaria fanno riferimento a circa 1.440 unità del corpo in quiescenza ogni anno, da quattro anni, senza rimpiazzo, mentre i detenuti aumentano di più di 800 ogni mese: il mese prossimo la popolazione reclusa a fronte di circa 42.000 posti "regolamentari" sarà di circa 70.000, superando il tetto che costrinse all'indulto del 2006. Si sottolinea di essere "usi a obbedir tacendo", ma anche l'assoluta indifferenza del legislatore che invece di depenalizzare formalizza nuovi reati (immigrazione clandestina) o ne riesuma altri depennati (oltraggio); che invece di intervenire sulle norme che governano i flussi migratori e la circolazione delle sostanze stupefacenti le infarcisce di sanzioni penali; che negli anni '90 fa costruire circa un centinaio di nuovi carceri e li lascia vuoti; che invece di investire in alternative al reingresso in carcere appesantisce le sanzioni per la recidiva; che invece di incentivare il ricorso alle misure alternative e il potenziamento dell'area penale esterna rafforza la necessità simbolica del carcere. C'è qualcosa di schizofrenico tra il ricordo dei tempi in cui "le cose funzionavano" esibitoci dal personale di custodia e la percezione che per i detenuti (forestieri, giovani, con fidanzate o mogli italiane) tutto ciò è semplicemente "normale". Il pacato pragmatismo del commissario capo del carcere giudiziario di Padova ci induce a credergli quando afferma che se dovessero perseguire il reato di oltraggio dovrebbero effettuare cento denunce al mese. Ma gli crediamo anche quando allargando le braccia ci dice che il prossimo passo sarà il ricorso al manganello.
Il nostro prossimo passo sarà invece la visita al carcere di Treviso: giudiziario, penale e minorile. Nella convinzione che il conto alla rovescia che precede il big bang sia ormai iniziato.

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