C'è poco da ridere

29 / 10 / 2009

“Mi impegno a continuare a svolgere il mio lavoro di rappresentante della sicurezza nell’interesse dei lavoratori e dei viaggiatori”. Queste le parole di Dante De Angelis, il macchinista rappresentante dei lavoratori per la sicurezza davanti a una folla festante di centinaia di ferrovieri che attendevano la sua uscita dal tribunale. Dante è stato riassunto e l’azienda FS dovrà ripagare tutti gli arretrati delle retribuzioni non corrisposte. Il suo licenziamento risaliva all’Agosto dell’anno scorso, quando il macchinista aveva osato rilasciare dichiarazioni circa lo spezzamento di un treno eurostar durante una manovra. Un gesto inqualificabile e diffamatorio per l’amministratore delegato delle ferrovie Mauro Moretti che ne aveva disposto il licenziamento. Ieri, dopo aver subito la sconfitta del tribunale del lavoro, si è visto anche sbeffeggiare da centinaia di ferrovieri che nel giorno del suo compleanno, in tutti i depositi d’Italia hanno brindato alla riassunzione del “loro” Dante. In ballo c’era molto di più della riassunzione di un lavoratore licenziato, ma la possibilità di salvaguardare le libertà sindacali costantemente messe sotto attacco dalla dirigenza FS. Di sindacato è certamente uno che se ne intende Mauro Moretti, con un passato di segretario nazionale della Filt-Cgil, poi approdato ai piani più alti della dirigenza. Niente di cui scandalizzarsi, una normalissima consuetudine per le organizzazioni sindacali confederali, da sempre scuole quadri dei dirigenti FS dal piano locale a quello nazionale. L’amministratore delegato per tutte le stagioni, nominato dal Governo Prodi e riconfermato da Berlusconi, non ha nessun timore riverenziale nemmeno nei confronti della “sua” parte politica. I battibecchi feroci fra lui e la presidente della regione Piemonte Mercedes Bresso, stanno tenendo banco da giorni sulle colonne del quotidiano torinese La Stampa. La Bresso e il fido Assessore alessandrino ai trasporti Borioli, si lamentano delle inefficienze del trasporto pubblico regionale e indicano le ferrovie come responsabili. Moretti dal canto suo risponde che gli stanziamenti economici della Regione sono insufficienti e che FS a queste condizioni si sente di garantire il servizio per non più di nove mesi. Il risultato è che il trasporto regionale piemonte verrà messo a gara dividendolo in cinque lotti e sarà l’azienda vincitrice che gestirà il trasporto dei pendolari. Che fine dovessero fare i ferrovieri se FS dovesse non partecipare alla gara o dovesse perderla è qualcosa che sembra non interessare a nessuno. Di clausola sociale (il meccanismo che garantirebbe l’assunzione dei ferrovieri nell’azienda vincitrice) non si sente parlare e nonostante migliaia di firme raccolte dai ferrovieri piemontesi e la manifestazione di Sabato scorso organizzata da tutti i sindacati, la Bresso non sembra per nulla intenzionata a fare marcia indietro. La paladina dell’alta velocità Torino-Lione si erge contemporaneamente a paladina dei pendolari esasperati dai disservizi di Trenitalia, nella ricerca spasmodica di voti nella sua competizione elettorale col leghista Cota. Quello che pare certo è che se le gare piemontesi dovessero essere vinte da altre aziende che neppure applicano il contratto dei ferrovieri, questo andrà sicuramente a discapito della sicurezza. D'altronde, da quando mondo è mondo, i ribassi di gara vengono pagati in materia di diritti e retribuzioni dai lavoratori e in termini di sicurezza del trasporto pubblico. Eppure che la sicurezza non sia un fiore all’occhiello delle ferrovie italiane è difficile da confutare. Dalla strage di Crevalcore agli spezzamenti degli eurostar che costarono il licenziamento di De Angelis, fino alla recente tragedia di Viareggio, negli ultimi anni si contano centinaia di incidenti ferroviari piccoli e grandi e cosa assai più grave diverse decine di morti. Proprio ieri sera, a distanza di quattro mesi dalla strage di Viareggio, in migliaia sono tornati a manifestare per chiedere verità e giustizia e per non dimenticare i loro concittadini morti bruciati vivi nel sonno. Intanto sempre ieri, un Moretti sgargiante teneva banco sulle pagine dei principali quotidiani nazionali annunciando i nuovi collegamenti ad alta velocità effettuati coi mirabolanti treni freccia rossa. Soli 37 minuti da Bologna a Firenze, 2 ore e 59 minuti da Milano a Roma al costo di 99 euro in seconda classe, 3 ore e 15 minuti da Roma a Venezia, 4 ore e 10 minuti per Napoli-Milano e Roma-Torino, sempre che i problemi di spezzamento degli eurostar siano stati risolti una volta per tutte…

Troppo facile scrivere che gli stessi tempi di percorrenza si hanno per fare pochi chilometri in Sicilia e in tante altre regioni d’Italia, che 100 euro per andare da Milano a Roma in tempo di recessione sembrano non proprio accessibili a tutti, che decine di linee secondarie regionali versano in condizioni disastrose. Il grande Moretti ha ormai lanciato la sfida alle compagnie aeree e conta di rubargli ampie fette di mercato, questa l’unica cosa che sembra interessare a lui e al Governo Berlusconi. Ovvio che in questo quadro presto, prestissimo dovranno ripartire i lavori in Valle di Susa per l’alta velocità Torino-Lione e quelli in Liguria e nel basso Piemonte per il terzo valico ferroviario. Sempre che a mettersi di mezzo non siano ancora una volta migliaia di cittadini infuriati, determinati a difendere le terre in cui vivono. Che l’alta velocità sia una gigantesca truffa è stato palesato per l’ennesima volta da un’ottima puntata di Presa Diretta del mese scorso, il Mugello è li a dimostrare quali i rischi in termine di impatto ambientale, persino per la Signora Bresso sarà impossibile difendere contemporaneamente le ragioni dell’alta velocità e quelle dei pendolari piemontesi.

Alta è la posta in gioco nei prossimi mesi, sicuramente Moretti, Berlusconi e la Bresso hanno fatto i conti senza l’oste, come la vicenda di Dante e della mobilitazione dei ferrovieri per la sua riassunzione stanno ampiamente a dimostrare.

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Dante esce dal tribunale


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