Centomila indivisibili

11 / 11 / 2018

«Questa piazza, questa giornata segnano un passo importante, siamo qui dai quattro angoli d’Italia, siamo giunti qui da percorsi sociali e politici molto diversi, e oggi si sono intrecciati per dire no al razzismo di Stato, al sessismo del governo, per affermare che il “Decreto Salvini” è  ingiusto, e questa piazza ad una sola voce dice che non dovrà mai diventare legge!». Con queste parole si è aperto l’intervento conclusivo della manifestazione di ieri a Roma, mentre ancora migliaia di persone stavano marciando verso S. Giovanni.

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Ci sarà tempo e modo di leggere in maniera più approfondita l'intera giornata e il suo percorso di avvicinamento, per scandirne le prospettive, ma senza dubbio ci troviamo di fronte a un evento politico di portata storica, come non si vedeva da tempo nel paese e che può essere in grado di invertire quel corso reazionario ben rappresentato dal governo “giallo-verde”. Centomila persone hanno messo in gioco la propria disponibilità a disobbedire all’ingiustizia di leggi e decreti, a essere “indivisibili”. Un termine capace di creare immaginari che rompono quella linea di potere, divisiva e gerarchica, che si muove lungo la linea del colore, del genere e della classe. L’eccezionalità della giornata assume ancora più valore se letta nel contesto di oscuramento mediatico operato dai media mainstream, che scientemente decidono di dar risalto a quella brutta piazza torinese che, in nome del SI all’Alta Velocità e alle grandi opere, raduna Pd, Forza Italia, Lega, Casapound, gli industriali, alcune forze sindacali e la parte peggiore di questo Paese.

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L’intreccio di biografie e linguaggi è il dato più visibile del lungo corteo romano; non una sommatoria ma un intreccio che già disvela la propria potenza, senza il bisogno di diventare evocazione pura. Le voci, i cartelli, gli slogan, gli interventi fanno intravedere uno spazio comune che si apre, in cui la miriade di esperienze territoriali in cui si pratica solidarietà, cooperazione, mutualismo e lotta sociale possano incrociarsi e potenziarsi a vicenda. Uno spazio che più volte ha evocato un’ideale linea di continuità con la manifestazione dello scorso 10 febbraio a Macerata, quando il Paese ha risposto in massa alla tentata strage razzista e fascista compiuta da Luca Traini e ha svelato l’esistenza di un tessuto sociale e politico alternativo sia a quel “securitarismo democratico” incarnato dall’allora ministro dell’Interno Marco Minniti sia alle forze del nazional-populismo che a breve avrebbero vinto le elezioni.

La manifestazione ha dimostrato che l’opposizione al decreto Salvini va praticata e non solo enunciata. Tanti interventi hanno sottolineato la volontà di riconvocarsi davanti al parlamento il 27 novembre, nel giorno dell’approvazione definitiva del testo.

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Da Lodi a Riace, dagli occupanti di casa ai braccianti delle campagne del sud Italia, la reale ricchezza di questa molteplicità è il suo essere non incasellabile con le vecchie lenti della politica: ci troviamo di fronte a un movimento che non potrà essere spazzato via da nessun decreto o governo dell'odio perché già esiste, è un pezzo di questo paese, e non ha nessuna intenzione di farsi schiacciare.

La sfida è aperta. Di fronte abbiamo un governo che va molto oltre le 80 pagine di quell'infame decreto che aizza la guerra tra ultimi e penultimi, partendo con l’attacco ai richiedenti protezione internazionale per arrivare alle forme attive di lotta come blocchi stradali e occupazioni di case. Davanti abbiamo anche il Disegno di Legge Pillon, che accentua la visione patriarcale della società, e un pacchetto di workfare spacciato per reddito di cittadinanza.

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Ieri è emersa una consapevolezza non scontata di fronte a tutte queste cose, che parlava il linguaggio comune dell’emancipazione e dell’autodeterminazione. Ma soprattutto è emerso il coraggio del continuare una sfida nella direzione dell'umanità e della solidarietà, quella stessa che da tempo ha lanciato Mimmo Lucano e che ha ribadito nel corso del suo intervento sul camion, al termine del corteo. Una sfida che non può non essere transnazionale, come hanno sottolineato gli attivisti della Iuventa, di recente protagonisti a Berlino di un’altra oceanica manifestazione recante lo stesso nome, Indivisibili, e i medesimi contenuti.

Foto di: Sherwood Foto

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