Chi ha paura della violenza?

Considerazioni sull'auto-elezione di Grillo al ruolo di Pompiere Nazionale

8 / 3 / 2013

Grillo oggi ha detto una cosa importante e vera, forse la prima da quando tutta questa strana storia ha avuto inizio. Ha detto che se lui “fallisce” la violenza esploderà nelle strade e nelle piazze.Grillo non è un cretino e tutto quello che dice, soprattutto in questa fase di corteggiamenti anomali, ha sempre un senso, pure se alle volte è un senso inquietante e gretto. Quel che colpisce dell’affermazione suddetta è la lucidità con cui il comico individua il suo posizionamento, e conseguentemente  il bacino  da cui si genera il suo anomalo consenso, che è esattamente quel bacino di donne e uomini, in larga parte appartenenti alla giovane generazione precaria e sottopagata, vittima dell’ austerity e agnello sacrificale sull’altare della crisi. Quel bacino, quella strumentale ricomposizione di classe che si auto-assolve dal protagonismo sociale tramite la delega a “simili comuni” e tramite  l’esercizio appassionato della democrazia del click, è in effetti quella stessa generazione che, in altri paesi dell’Europa (soprattutto meridionale) , è insorta nelle piazze e, spesso, sì è stata “violenta” .E’ esattamente questa “violenza” , questo spettro tutto italiano che altrove si incarna in piazze resistenti, eterogenee, solidali e collettivamente eroiche, la vera cifra della differenza tra i movimenti veri e il Movimento con la M maiuscola che auspica di occupare il 100% del Parlamento. E’  la cifra concreta, quella che non rischia di farci avvitare nella trappola dei programmi e dei contenuti, quelli che contengono tutto il contrario di tutto, e che si possono con facilità tirare dalla parte che più conviene. Le pratiche no. Su quelle i cinque stelle non hanno dubbi, e non potrebbe essere diversamente, perchè le piazze costruiscono le loro pratiche resistenti e costituenti quando esistono sul serio, quando sono moltitudinarie e tumultuarie, quando sono determinate a vincere e a mettere in gioco tutto perchè la partita vale la vita e la dignità, non quando sono in ascolto eccitato di un leader derlirante. Mi si perdoni la durezza, ma piazza del Duomo o Piazza San Giovanni non hanno nulla a che fare con Puerta del Sol. Lì le  uniche sperimentazioni possibili portano segno opposto a quello delle piazze occupate dai movimenti, un segno che non evocheremo, solo perchè ci piace pensare alla storia come il campo aperto della discontinuità, non il teatro di brutti ricorsi.   Certo col tempo i grillini   hanno smussato gli angoli troppo legalitari, soprattutto  dopo le esperienze tangenziali nei comitati ambientali e nelle lotte in difesa dei beni comuni, ma questo può solo produrre giudizi meno severi sulle fedine penali degli attivisti, non la deliberata iniziativa in una piazza gremita e “incazzata”. Grillo tutto questo lo sa bene, e sa bene cosa resta quando la mareggiata dei movimenti si ritira. Ecco perchè tuona con il monito di questa mattina. Grillo sa bene che quando la piazza c’è sul serio e dispiega la sua potenza, la sua orrenda creatura elettorale resta afasica.  Infondo, durante quella scintilla troppo breve che illuminò il cielo italiano due anni fa, il 14 dicembre, fu proprio  un pezzo di quello che poi ha costruito il movimento grillino, a proporre una catena umana non violenta  attorno al Parlamento, mentre Berlusconi comprava la fiducia a suon di quattrini e corruzione. Quella proposta all’epoca suscitò qualche sorriso e qualche battuta. Quel giorno lì le uniche catene umane erano i cordoni che compatti avanzavano verso la zona dei palazzi istituzionali, una  fiumana insorgente che coraggiosa   superò la zona rossa, “aggirando” e “affrontando” gli ostacoli e i tentativi di blocco. Fu violenta quella piazza, certo. Fu violenta e infiammata, ma soprattutto fu condivisa. Chi non era già avanti, chi pian piano entrava a piazza del Popolo dopo quel lunghissimo corteo, applaudiva dalle scale delle chiese  i compagni e le compagne che davanti resistevano alle cariche, agli arresti  e ai lacrimogeni. Fu violente quella piazza? Si, eppure quelle fiamme non facevano paura a nessuno e noi dobbiamo parlarne, dobbiamo sbugiardare la retorica dell’eversione rimettendo al centro del dibattito politico il tema delle pratiche di resistenza, di disobbedienza, di illegalità di massa, con la testa impegnata a ragionare le forme del consenso, il corpo in prima linea e   il cuore rivolto alle moltitudini di quelle donne e quegli  uomini che la crisi ha fatto nuovi poveri. E’ questa la strada per riprendere parola nel mezzo di questo grande tsunami elettorale che ha mandato in confusione – prevedibilmente – anche i movimenti. Cavolo, non lo sconfittismo!  E’ questa la strada che ci permette di non cadere nel sermone borghese che chiede ai ragazzini neo-deputati e neo-senatori di togliere la felpa e  mettere  la cravatta e di entrare immediatamente in quella autistica ed auto-telica  produzione di forme di vita, che è il Parlamento italiano. Il nostro problema non è questo. Anzi, questa invasione di vite “normali”  nel bel mezzo di quei palazzi abitati da funzionari di partito  invecchiati dal pragmatismo e dall’affarismo, è forse il pezzo più affascinante di questa vicenda. Il punto è l’assenza del comune. La totale assenza di comune. Il problema dei neo-onorevoli raccolti dalla strada non è l”ignoranza, dal momento che già  il berlusconismo ci aveva  abituati ad ottimi esempi di assoluta inadeguatezza tecnica e politica di certi parlamentari. Il problema è che questa invasione di casalinghe, infermiere, nerd e piccoli commercianti in Parlamento è l’invasione di tanti atomi, di tante singolarità che sembrano essere piombate su quelle poltrone direttamente dalla sedia del pc. Ecco perchè tanti  sono politicamente “analfabeti”, o al massimo “competenti”  su questioni tanto specifiche da perdersi nella velleità o nel complottismo paranoico. Alla voglia di protagonismo sia degli eletti che degli elettori del cinque stelle manca la piazza, le pratiche di occupazione e di ri-appropriazione, che sono  le uniche che generano sapere vivo, alfabetizzazione condivisa e quella capacità di azione  e di comprensione che abbiamo visto e stiamo vendendo a Madrid, a Lisbona, ad Atene. L’assenza del momento costituente, la partecipazione che si fa delega prima ancora di partecipare e restituisce sovranità al parlamento de-sovranizzato dalla crisi, sono la caratteristica involutiva, la vacatio vera, dell’esperienza del cinque stelle, quella su cui noi dobbiamo costruire presenza, soprattutto se è lo stesso Grillo ad evocarci (nella forma del pericolo). Sì, perchè  seppure il nostro atteggiamento nei confronti delle forme del tumulto  non è quello appassionato del  fiotto nichilista e destituente, resto convinta che in quello spauracchio evocato da Grillo c’è molto più della parola stessa. La “violenza” di cui parla è il conflitto sociale, quello che mette in discussione i rapporti di forza e soprattutto il modello di sviluppo, la nuova forma del capitale nella crisi, la SU costituente, la sua neo-accumulazione originaria. Quel conflitto lì non lo sussume Grillo, lui lo narcotizza, lo devia, lo trasforma in rancore per la casta, ma soprattutto lo spoglia del protagonismo reale. Quel conflitto lì, con un pò di inadeguata saccenza, sono convinta che  spaventa Grillo e il suo progetto tutto compatibile. Ecco perchè lui finisce per proporsi come “guardiano” del confine tra l’ordine e il caos. Ed ecco perchè, noi,  invece di coprirci il capo di cenere, come qualcuno continua a proporre, sarebbe il caso che ci riappropriassimo di quel confine, che rompessimo gli argini e i perimetri per  costruire percorsi plurali che mirino alla radicalità condivisa, a “violentare” il linguaggio e a decolonizzarlo da quei sempiterni moniti di terrore che ci portiamo dietro da quarant’anni,  a risentire  mille di quegli applausi interminabili che rimbombavano a piazza del popolo durante quel lunghissimo pomeriggio di dicembre. Con la certezza di stare dalla parte giusta, perchè l’altra è violenta.

* Eleonora de Majo è un'attivista del Laboratorio Occupato Insurgencia e degli Spazi Occupati di Mezzocannone _Napoli

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