“Cosa può un corpo” e la potenza di agire.

13 / 4 / 2016

E’ il titolo di un celebre saggio di Gilles Deleuze su Spinoza. Non ci si deve mai chiedere “cosa devo fare”, bensi’ “cosa posso fare”. Quali sono le combinazioni tra corpi che aumentano la potenza di agire, che creano passioni gioiose e quali sono invece le combinazioni negative che la diminuiscono e creano passioni tristi?. Non esiste nulla al di fuori della relazione tra corpi, non esiste l’ individuo come atomo isolato, ma solo composizioni variegate, che accrescono o diminuiscono la potenza.

Si “diviene” Comune, corpo collettivo nell'agire, nel rapporto tra affetti, emozioni, sensazioni, percezioni, idee, progetti. Niente di più materialistico, poiché è in questo rapporto che si mettono in gioco i corpi nella loro interezza, nella loro capacità di resistenza e di progettualità.

Per chi ha vissuto la straordinaria esperienza della carovana #Overthefortress a Idomeni per portare aiuti, ma anche senso politico di lotta contro le sciagurate politiche europee sull'immigrazione e la questione profughi, tutto ciò è stato percepito con grande forza. Non ci sarebbe stato l'evento Brennero di violazione dei confini, con i suoi numeri e la determinazione collettiva,  senza Idomeni!

E poi: i corpi dei profughi, le loro sofferenze, ma anche  il farsi corpo comune capace di creare cooperazione, darsi forme di vita e dignità. Esiste una volontà collettiva inarrestabile di varcare i confini, che assume le caratteristiche di un flusso, di un’onda, dove la posta in gioco è la vita stessa! Una resistenza immediatamente biopolitica contro il biopotere globalizzato!

Giorgio Agmanben in “Homo Sacer” riprende una figura anomala del diritto nella Roma antica. “Sacer” deriva da un etimo indoeuoropeo che significa “separato”, “escluso”, “bandito dalla comunità”. E ‘ colui che compie reati contro la “pax deorum”, ovvero la pace della città. Colui che turba l’ordine costituito. Il “Sacer”, in questo senso, non è degno di avere le procedure giuridiche normali, è ridotto a “nuda vita” biologica, spogliata di ogni diritto. Su di lui si esercita la violenza del potere sovrano .

Il nesso tra sovranità, stato di eccezione e nuda vita è indissolubile, eppure spietatamente vero, laddove il diritto si svela in tutta la sua violenza, al di là dei presupposti e principi formali su cui si fonda. Agamben sostiene che il campo di sterminio di Auschwitz è il paradigma dell ‘Occidente. Fuor di metafora, ogni campo inteso come luogo-non luogo, come territorio indefinito, come esclusione è l’esercizio dello stato di eccezione sulla nuda vita, potere di vita o di morte.

Gli esodi di massa di intere popolazioni mettono a nudo le contraddizioni delle “democrazie”, anzi delle post-democrazie nel processo di estinzione degli stati - nazione, svelando quello stato di eccezione permanente che riempie di muri e filo spinato confini tra stati del tutto artificiosi ,  usati come strumento di dominio sui corpi dei profughi e controllo sui flussi della forza lavoro migrante. Ma, come diceva Marx a proposito delle lotte sulla giornata lavorativa nelle prime fasi della rivoluzione industriale, il limite vero del potere del capitale è dato dal lato umano, dalla capacità di resistenza degli operai, dall'impossibilità di accettare lo sfruttamento selvaggio, la messa in gioco della vita.

Così niente può fermare l’onda dei profughi, quando la posta in gioco è la vita stessa. Una rivoluzione epocale. Non sappiamo di che segno ( o comunismo o barbarie, diceva Marx), ma che sta già trasformando irreversibilmente  gli scenari politici e sociali dell’ Europa, e con essi i nostri territori.

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