Domiciliari a Ilaria Salis: il “successo” è solo della sua difesa e della solidarietà

17 / 5 / 2024

C’è da essere sicuramente contenti dell’accoglimento dal tribunale di seconda istanza ungherese del ricorso presentato dai legali di Ilaria Salis, che potrà dunque avere i domiciliari (da scontare a Budapest) e finalmente uscire dalle condizioni dure e disumane vissute per 15 mesi in carcere.

L’accoglimento del ricorso è stato salutato con soddisfazione dal ministro della giustizia Nordio, per quanto i legali abbiano subito specificato che trattasi solo di un successo della difesa e non di azioni e rivendicazioni da parte dello Stato Italiano, sino ad ora inerte nei due ministeri interessati (Giustizia ed Esteri), nonostante il proclama di Tajani ai giornalisti. Lo stesso infatti, parlando alla Camera ha dichiarato: “Io sono garantista, speriamo che possa essere assolta e possa ritornare il prima possibile in Italia, è merito dell'azione sinergica, del governo e della nostra ambasciata, che hanno lavorato intensamente, in silenzio, senza fare propaganda, senza rulli di tamburi, come abbiamo sempre fatto, come stiamo facendo con Falcinelli e con tutti”.

Gli arresti domiciliari non saranno comunque una passeggiata, tali dovranno essere ‘scontati’ con la presenza del braccialetto elettronico e solo al seguito del cospicuo pagamento della cauzione fissata in € 40.000 (che per un innocente sono comunque tantissimi per l’ottenimento della libertà).

L’istanza per l’ottenimento degli arresti domiciliari (in Italia o in subordine in Ungheria) era stata presentata dai legali nell’ultima udienza del 28 marzo, respinto, questa volta invece il ricorso è stato accolto in appello.

Il padre, Roberto Salis, ha commentato la decisione del tribunale ungherese specificando l’entusiasmo di Ilaria di poter finalmente uscire dal carcere. Non è ancora fuori dal pozzo, ma dopo 15 mesi si sta riacquistando uno spiraglio – minuscolo e limitante – ma comunque di libertà, sebbene in un Paese non propriamente esente da pericoli per Ilaria Salis.

Le autorità italiane, tuttavia, potrebbero chiedere la necessaria documentazione e trasmettere il tutto all'autorità giudiziaria competente per il riconoscimento e l'esecuzione in Italia degli arresti domiciliari, proprio come prevede la legge quadro del Consiglio europeo del 2009, per il reciproco riconoscimento delle decisioni sulle 'misure alternative alla detenzione cautelare'. Sulla norma, però, ci sarebbe una giurisprudenza non univoca in quanto quella applicata a Salis non è una misura conseguente ad una condanna definitiva ma una misura cautelare.