La critica profonda al gomorismo ed al fenomeno Saviano

Eroe di carta. Intervista ad Alessandro Dal Lago

di Antonio Musella

12 / 7 / 2010

Per alcuni anni siamo stati tra quelli che hanno apprezzato Gomorra, il lavoro di Roberto Saviano divenuto poi un best seller mondiale. Memori delle esperienze di Roberto alla redazione napoletana de Il Manifesto e coscienti dell’importanza di denunciare il potere camorristico come uno dei vettori principali dell’economia del paese, abbiamo sostenuto lo scrittore campano in molti degli attacchi subiti durante questi lunghi anni.

Da troppo tempo però Roberto Saviano è diventato qualcos’altro. Un personaggio nelle mani del potere – ieri di centrosinistra oggi di centrodestra – un icona buona per santificare l’arma dei Carabinieri, pronto ad elogiare le gesta del battaglione Tuscania, lo stesso delle cariche di Genova nel 2001. Ma soprattutto un personaggio divenuto ormai compatibile. L’esaltazione del ministro Maroni come eroe della lotta alla camorra, quando i capi dei casalesi come Iovine e Zagaria sono ancora latitanti, ne è una delle riprove. La visione che abbiamo maturato in questi ultimi anni è stata frutto delle sue sortite televisive e giornalistiche, sempre fragorose ed accompagnate da settimane di polemiche talvolta nauseanti. Più che una critica articolata è stata dapprima un disappunto e poi man mano che Saviano, spinto dai suoi editori letterari e dai suoi editori giornalistici, accresceva il suo cosmo come un supersayan, è diventato un fastidio ed un rimorso : quello di aver male inteso il contributo di un seppur valido scrittore rispetto alla funzione sociale che immaginavamo della sua opera. A dare uno sguardo diverso sul fenomeno Gomorra e sul personaggio Roberto Saviano, è giunto il lavoro del professor Alessandro Dal Lago, Eroi di carta edito da Manifestolibri. Un lavoro che mette in discussione non solo il Saviano – personaggio ma riesce ad entrare nel merito del lavoro letterario e di inchiesta di Gomorra smontandolo con grande acume consegnandoci uno scenario diverso, un punto di vista nuovo attraverso il quale guardare al fenomeno Gomorra.

Di certo la lotta alle organizzazioni criminali è una cosa seria, ed è senza dubbio lotta al sistema economico neoliberista di cui le organizzazioni criminali sono parte integrante. Non sarà questo il luogo ed il tempo per ragionare di cosa significa lotta alle mafie, ma siamo certi che dall’attenta analisi di Dal Lago possiamo prendere spunti interessanti che possono condurci ad un ragionamento profondo dagli esiti ancora da costruire.
Non sarà certamente nemmeno questo il tempo ed il luogo in cui poter esprimere giudizi sul profilo letterario del lavoro di Saviano.
Non ne abbiamo i mezzi innanzitutto.
Così come non sarà questo il luogo in cui negheremo alcuni degli aspetti che invece abbiamo apprezzato e sostenuto con fermezza del lavoro di Gomorra.

Sicuramente qualcosa cambia. Innanzitutto il modo in cui ci accingiamo ad osservare il fenomeno mediatico Saviano e soprattutto lo sguardo che diamo sui risvolti politici e sociali del suo lavoro.

Con Alessandro Dal Lago abbiamo voluto esplorare una parte del lavoro Eroi di carta ed alcuni punti fermi della sua critica strutturale al lavoro di Saviano.

Eroe di carta” sembra la definizione che sottintende una distanza forte tra le definizione di eroiche gesta e l’attinenza alla realtà. Perché Saviano è un eroe di carta ?

La definizione di “Eroe di carta” è strettamente legata a due fattori: che Saviano , in fondo, ha scritto un libro in cui si presenta come protagonista e poi che la stampa - insieme alla televisione - ne ha fatto un eroe. La discrepanza tra parole e realtà è palese e questo spiega il clamore di alcune reazioni mediali al mio libro, come se avessi toccato un nervo scoperto. Con la mia definizione non volevo assolutamente insultare Saviano o alludere all’analoga espressione “guappo di cartone” -come ha frainteso Sofri - ma a questa natura mediale e costruita dell’eroismo letterario.

Gomorra ai tempi della sua uscita risultò importante per aiutare a comprendere come i fenomeni criminali risultavano essere a pieno titolo un vettore economico e commerciale. Con il passare del tempo Saviano non è mai ritornato su questo aspetto. Cos’e’ avvenuto ? La camorra è forse un fenomeno estraneo e separato dal capitalismo ?

Non ho mai capito troppo l’importanza di Gomorra nel rivelare le intime relazioni tra camorra e capitalismo, che in realtà erano ben conosciute sia in ambito giornalistico, sia giudiziario e scientifico, penso a Behan e a tanti altri. Semmai, la sua importanza starebbe - così dice l’autore - nell’aver trasmesso al grande pubblico la questione. Forse è così, ma allora bisognerebbe vedere che fonti aveva Saviano. In realtà, è ritornato varie volte sulle relazioni tra crimine organizzato e capitalismo, ma in modo assai generico, come quando ha parlato delle infiltrazioni nelle banche. E’ ovvio che la camorra è legata a tipi elementari e non di capitalismo, commerciale e finanziario, dall’usura al riciclaggio e al finanziamento di attività apparentemente legali. Ma il problema è l’analisi dei modelli, non la fenomenologia spicciola. Non so perché Saviano non se ne occupi più; forse le sue condizioni particolari di vita lo impediscono. Ma è esemplare il suo silenzio sul caso Pomigliano, e cioè su quella che Saviano vanta come la sua “terra”. E cioè su un realtà in cui globalizzazione e condizionamenti territoriali, politiche industriali e degrado sociale si fondono in modo molto più complicato di quanto non descriva Gomorra. Tra parentesi la sua “analisi” della presenza dei cinesi nell’economia sommersa si basa su luoghi comuni e leggende metropolitane.

Sembra quasi che Saviano definisca il “male assoluto” nel crimine, dipingendo, le assolutamente spregevoli figure malavitose, come i protagonisti della fonte del male. Altri mali non ce ne sono…solo camorra.
Ha un senso la prefigurazione di uno scenario come questo in un paese dove il malaffare, la corruzione, il legame tra politica e crimine è così evidente ?

No, non ha nessun senso. Per cominciare la categoria di male è puro specchietto per le allodole. La società italiana è talmente influenzata da condizionamenti occulti e no - poteri privati, industriali e mediali, gruppi di interesse e di pressione e anche reti criminali - che dipingere tutto questo in chiave morale è un modo per occultare, consapevolmente o no, i conflitti reali, capitale/lavoro, ma anche istituzioni/cittadini, sicurezza/esclusione, diritti di cittadinanza/razzismo, centro/periferia, burocrazia/innovazione, istruzione/bisogni formativi, crimine organizzato/territorio ecc. La corruzione non è un fatto morale, è il modo particolaristico di gestire risorse collettive, ma anch’essa non deve diventare una mitologia; è legata alle trasformazioni del sistema politico o, come nel caso dell’università, a un patto occulto tra sistema politico e ceto accademico. In breve, dovrebbe essere un’analisi complessa della società italiana - la più arretrata delle moderne o la più moderna delle arretrate - a rendere conto di tutto questo. Non un bavardage a forti tinte, in cui alla fine i criminali diventano dei mostri combattuti da Nembo Kid. Sottolineo una volta di più che il silenzio di Saviano sui rapporti tra politica e crimine organizzato rende la sua descrizione puramente di maniera. Decine di fil noir americani raccontano molto di più su connessioni come queste.

In molti hanno denunciato (ed avevano ragione…) come l’indotto commerciale girato intorno alla produzione del film Gomorra sia finito nelle tasche dei camorristi. Pagamento delle comparse, mazzette da dare per riprendere le piazze di spaccio, anche la colonna sonora appaltata a neomelodici appartenenti ad etichette tutte in odore di camorra. Insomma cos’e’ Gomorra quella descritta nel libro o quella dove Saviano ha contribuito alla navigazione ?

Non ho dati sicuri, a parte quelli di cronaca, sul fatto che i camorristi abbiano messo le mani sull’indotto del film Gomorra, ma non mi sorprenderebbe. Qui vengono al pettine due nodi fondamentali della vicenda Saviano: il primo è la pretesa che la camorra si combatta con una moda, e cioè la medializzazione dell’anticamorra, che ovviamente serve al personaggio pubblico Saviano, ma non alla reale attività investigativa e nemmeno alla coscienza civile: mi hanno scritto che la sera della prima del film Gomorra i funerali di un piccolo imprenditore ucciso perché non aveva pagato il pizzo sono andati deserti. Il secondo problema è che anche il fenomeno Saviano - libro + trasformazione del personaggio in icona + retorica mediale - rientra in una dimensione di mercato in cui gli interessi più vari sono coinvolti. L’antiberlusconismo di Saviano è risibile se si pensa che 4 o 5 milioni di copie più i diritti di traduzione e di riduzione cinematografica hanno portato a Mondadori e quindi direttamente o no a Berlusconi, decine di milioni di euro. Questo è inevitabile, ma allora bisognerebbe riflettere anche sulla realtà economica meno evidente di questa anticamorra di maniera, e cioè sul fatto che c’è una curiosa alleanza tra Mondadori e il gruppo Repubblica-L’espresso nello sponsorizzare Saviano in modo così ossessivo. E la proposta di Nobel non sarà estranea a questa dimensione commerciale?

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