Ferrara - Intervista a Ilvo Diamanti sulla strage di Lampedusa e sull'Europa

Al Festival dell'Internazionale

5 / 10 / 2013

Globalproject a Ferrara durante il festival dell'Internazionale ha intervistato il sociologo Ilvo Diamanti a partire dalla strage di Lampedusa per riflettere sull'Europa.

L'idea di un euromediterraneo come superamento della sponda nord e sud per affermare dei diritti è oggi attuale?


Mi limito ad osservare come sarebbe già molto accorgersi che ciò che avviene in Nordafrica non è ciò che avviene in un altro mondo, ma davanti a casa nostra.

Noi percepiamo il Mediterraneo non come un luogo di comunicazione e di contestualità, come linguaggio, come testo comune.

Ci si sorprende, di volta in volta, di quanto avvenga, cioè di questo continuo esodo e flusso di disperati che hanno tutto il diritto, come abbiamo avuto noi di cercare delle soluzioni migliori non soltanto per fuggire dalla disperazione ma anche per cercare un futuro diverso. Però il vero problema per me è che ancora oggi noi non ce ne accorgiamo, siamo affondati nell'indifferenza e ci accorgiamo di quanto avviene soltanto di fronte a tragedie immani. Da qua a qualche giorno rischiamo di dimenticarcene e che questo problema affondi esattamente come questi barconi di disperati nel mare.

L'intervista continua con una valutazione su quello che è oggi l'Europa: i nuovi scenari europei dati dalla rielezione della Merkel e dalla fiducia a Letta. E' in corso un ripensamento sull'Europa, uno scarto?


Ci dovrebbe essere uno scarto di sistema anche se continuo a vedere l'Europa non come un luogo di cooperazione ma invece come un luogo di competizione e concorrenza tra stati nazionali. Probabilmente noi dobbiamo vederci davanti a minacce esterne per poter sviluppare quella che è la solidarietà interna. Ma per ora non sappiamo ancora di cosa parliamo quando parliamo di Europa: quale Europa, quella a 15 o a 27?  L'Europa dell'euro, oppure un Europa che abbia anche un suo progetto e che divenga anche per questo un soggetto politico che abbia un politica comune non solo sulle migrazioni ma anche sullo stato sociale, sul fisco e perche no sulla difesa.

Probabilmente anche in questo caso ci siamo fermati troppo presto nell'immaginare cosa vogliamo diventare.

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