Finanziare la resistenza: brigantaggio sociale per il 21esimo secolo

Per finanziare i nostri movimenti in questo critico momento storico, espropriare denaro da determinati obiettivi è un’opzione etica. Ci sono diversi modi per farlo.

16 / 8 / 2021

Un articolo di Phil Wilmot, pubblicato il 6 agosto 2021 sulla rivista online ROAR Magazine, tradotto in italiano da Emma Purgato e Ettore Casellato, per globalproject.info.

Almeno dal primo secolo dopo Cristo, shiftas del Corno d’Africa rinnegarono la loro fedeltà ad imperatori, governi e leggi, e si diedero alla macchia dove – ostacolando gli affari e i commerci abituali – sarebbero riusciti a sopravvivere come fuorilegge. Per secoli, nei Balcani gli haiduks hanno vagato per le loro terre, rubando dagli occupanti Ottomani. Gli Yi e altri briganti dall’altra parte del confine con la Cina hanno sostenuto la loro economia in larga parte grazie a saccheggi all’inizio del 20esimo secolo. Negli anni tra il 1917 e il 1937, donne peruviane hanno guidato bande di cecchini a cavallo, rubando ai ricchi per dare ai poveri.

Nonostante la ricerca a riguardo sia limitata, e i Robin Hood del nostro passato siano stati romanzati dal folklore, il brigantaggio sociale sembra essere presente ovunque ci sia disuguaglianza di classe, anche nelle forme più primitive di civilizzazione. Questo fenomeno, il furto ai ricchi per i poveri, trascende storia, geografia e cultura.

A causa del capitalismo industriale e dell’economia neoliberale, i banditi hanno dovuto cambiare metodologia. I ricchi non viaggiano più sulle strade, facendo attenzione ai rapinatori nascosti nella foresta. Approssimativamente, solo l’8% del denaro mondiale circola sotto forma di contante al giorno d’oggi. Le informazioni sui più abbienti sono protette da oscuri paradisi fiscali. Ora il lavoro dei banditi è fondamentalmente creativo, ed il machismo e la fama di assalitori di convogli, che storicamente terrorizzavano i viaggiatori più ricchi, non hanno più lo stesso peso di un tempo.

La narrazione del bandito non è morta: si è semplicemente trasformata, e potrebbe essere ora di un suo ritorno. Recenti iterazioni di storie di ribelli una volta senza tempo, come il film di Otto Bathurst Robin Hood, del 2018, rimpiccioliscono di fronte alla popolarità di serie tv come Good Girls e La Casa di Carta, che ipotizzano come il “crimine etico” potrebbe apparire oggi. Vogliamo ed abbiamo bisogno di dare uno scossone allo stato delle istituzioni finanziarie. Anche chi non approva il banditismo non può fare a meno che provare una certa ammirazione e rispetto verso questa mitologia che sta nascendo con vigore.

Più importante, anche se queste sono opere di finzione, gruppi della sinistra radicale in tutto il mondo stanno trovando modi di impossessarsi di denaro e ricchezze e redistribuirle tra i loro alleati e comunità oppresse. Un esempio recente degno di nota è la requisizione di un hotel della Sheraton a Minneapolis durante le proteste per George Floyd, trasformato dagli attivisti nello Share-a-Ton. La storia del brigantaggio sociale può servire da ispirazione, ma la sinistra radicale di oggi sta spingendo per un futuro in cui le lotte popolari avranno le risorse necessarie a sostenersi al di là di sporadici momenti rivoluzionari.

Perché il brigantaggio ora?

La nostra specie non ha mai affrontato una crisi esistenziale come quella del caos climatico globale. La scala e il ritmo con cui dobbiamo attuare un cambiamento concreto, devono sostituirsi radicalmente a quelli storici dell’industrializzazione e della colonizzazione. Per mettere la situazione in prospettiva, abbiamo sei anni e cinque mesi per abolire definitivamente l’utilizzo di combustibili fossili, e trasferire la totalità del consumo di energia del pianeta alle rinnovabili, altrimenti scalderemo il pianeta di 1,5 gradi Celsius, causando danni catastrofici a livelli inimmaginabili.

Ovviamente, la nostra principale via di fuga è il potere popolare. La lotta del popolo ha provato che il cambiamento radicale può effettivamente venire accelerato. Il movimento per la giustizia climatica è verosimilmente il più grande e vario della storia, e i suoi membri – moltissimi dei quali sono troppo giovani per dover portare questo fardello colossale – stanno alzando la posta in gioco in ogni modo, dalla coraggiosa azione diretta alle pressioni ad alti livelli. “Le comunità indigene ci stanno dicendo da secoli che dobbiamo portare tanto rispetto alla natura quanto ne portiamo agli esseri umani,” ha detto Raul de Lima, del gruppo comunicazione di Climate Clock. “C’è ancora una piccola finestra di tempo per proteggere la cosa più importante: la vita.”

Per trarre vantaggio di questa breve finestra di opportunità, dobbiamo generare un cambiamento radicale con ancora più urgenza. I soldi possono aiutare in questo. Con l’economia globale in mano all’1% della popolazione mondiale, servono strategie creative per accelerare la redistribuzione delle risorse tra le casse dei nostri movimenti più potenti e le loro organizzazioni.

I più ricchi sono spesso stati sconfitti da chi aveva maggior potere popolare. In diverse occasioni dittatori ultra-ricchi sono caduti dove il popolo si è sollevato contro di loro, un esempio recente la caduta del miliardario Omar al-Bashir, parte del cui denaro è stato recuperato. Tuttavia, chi è al centro dei movimenti di resistenza necessita di risorse per sostenere la propria vita e operato, e per costruire e rafforzare infrastrutture utili alle loro lotte. I movimenti popolari moderni spesso si finanziano attraverso contributi in natura, volontariato, sollecitazioni o quote associative di membri e alleati, collaborazioni con organizzazioni no profit e aziende, istituzioni filantrope e altri donatori simili (che spesso hanno valori di centro-sinistra e potrebbero voler creare un legame a partire dal loro supporto).

Queste non sono le uniche opzioni per finanziare i movimenti. Esiste un’altra opzione: rubare.

Il purismo degli attivisti fa da ostacolo alla scelta di questa opzione, ma in questo momento storico, potrebbe essere considerato più etico non espropriare denaro da determinati bersagli, rispetto a continuare a raschiare le briciole. Ci sono molti modi per farlo.

Rubare

Il modo più intuitivo di rubare sono le rapine, e i luoghi più ovvi da rapinare sono le banche. Tuttavia, ciò non vuol dire che i banditi devono entrare ad armi spianate dall’ingresso principale.

Nel 2008, l’attivista catalano Enric Duran ha pubblicato un comunicato riguardante mezzo milione di Euro che aveva rubato, ottenendo 68 prestiti bancari, per finanziare la lotta popolare. Duran è diventato latitante dopo aver dichiarato di rifiutare l’autorità del sistema giudiziario. Ha incitato i suoi compagni a non perdere tempo a fare campagne per la sua amnistia, ma ad imparare dalla sua strategia di prestiti falsi per realizzare truffe simili su scala più ampia.

La tattica per le truffe di Duran ha ulteriormente espanso il patrimonio moderno del banditismo degli attivisti catalani. Nel 2002, il movimento nato a Barcellona Yomango (“io borseggio”) ha sfruttato il talento di alcuni borseggiatori, pubblicamente e spudoratamente, per combattere l’austerità e i poteri aziendali che la sorreggono. Il loro movimento di furto pubblico si è diffuso velocemente in Europa e America Latina, come per esempio in Argentina, dove dei ballerini hanno rubato pubblicamente centinaia di bottiglie di champagne da un supermercato Carrefour.

In Danimarca, il gruppo che si è fatto conoscere come Blekingegade Gang, ha portato a termine un grande numero di rapine negli anni 70 e 80, per finanziare l’attività Leninista legata al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Uno dei loro colpi più famosi prevedeva impersonare dei poliziotti guidando una Ford Escort.

Poco prima dell’avvento della Belingegade Gang, gli Young Lords, un gruppo portoricano, ha rubato un furgone che consideravano sottoutilizzato, equipaggiato di un’unità radiologica per individuare la tubercolosi. Lo hanno portato nel quartiere East Harlem, dove hanno testato i residenti mentre sventolava una bandiera del Porto Rico dal tetto.

Nonostante questi gruppi apertamente di sinistra – e molti altri come loro – abbiano commesso atti di “crimine etico”, storicamente il banditismo sociale si è basato su politiche ideologiche meno dirette. È lotta di classe nella misura in cui permette al brigante o alla banda – marginali perfino in società in cui trovano supporto popolare – di preservarsi a lungo termine. I fuorilegge locali chiedono al popolo e ai poveri una tassa, un esempio classico una torta lasciata sul davanzale, o delle simili offerte e contributi minimi. In cambio, i banditi sono tenuti a proteggere la popolazione da chi detiene il potere, e nel caso ottenessero un buon bottino, a dividerne e distribuirne una porzione.

Ad esempio, negli anni 50 John Kepe si nascondeva nelle caverne di Boschberg, nella provincia del Capo Orientale, saccheggiando le case e le fattorie degli Afrikaner. Nonostante il bottino gli permettesse di sostentarsi, redistribuiva prodotti per la casa e altri oggetti tra altri sudafricani neri. Grazie a ciò il suo nascondiglio è rimasto segreto. Si potrebbe dire che questa alleanza passiva con la società civile gli abbia offerto “condizioni di lavoro” più favorevoli. La storia di Kepe è stata recentemente adattata nel film Sew the Winter to My Skin.

Lo storico marxista Eric Hobsbawm – probabilmente la voce più autorevole per quanto riguarda il banditismo sociale – ha osservato un’economia e una politica pragmatiche simili nei banditi della storia. Supportano la rivoluzione, ma allo stesso tempo loro stessi sono raramente la rivoluzione. La loro nicchia di contributo alla lotta della classe oppressa raramente offre infrastrutture estendibili, per esempio, ad una rivolta popolare nazionale. Tuttavia, nel loro momento economico, sono generosi verso qualsiasi movimento mosso dai poveri. Si narra che il famoso bandito brasiliano Lampião comprasse rifornimenti al triplo del prezzo normale dai commercianti. Questa “generosità del bandito” ispira solidarietà verso la ribellione di massa e la libertà della vita al di fuori del controllo diretto dell’impero e dei suoi latifondisti, se non mero orgoglio e sfarzo al bandito.

Riciclaggio di denaro

Le rapine in senso stretto — ovvero, il trasferimento di denaro o proprietà da un soggetto X a uno Y tramite furto — non è il solo strumento per acquisire fondi. Il riciclaggio di denaro — praticato impunemente dai miliardari ogni giorno — può essere altrettanto utile alla causa.

Un collettivo intervistato per quest’articolo partecipa ai bandi promossi da grandi istituzioni. I finanziamenti che ricevono sono rendicontati utilizzando ricevute e scontrini raccolte nelle immondizie, alle stazioni degli autobus o ovunque possano essere trovate. Le somme rendicontate attraverso ricevute false sono poi distribuite ad attivisti locali o a collettivi dediti alle azioni dirette i cui attivisti non potrebbero partecipare ai bandi senza sollevare sospetti. “Le ONG fanno le peggio cose per tutelare i loro interessi” ci ha detto un membro del collettivo, “perché non dovremmo usare approcci simili per scopi più radicali?”.

Il banditismo moderno non si limita a un riciclaggio ridotto come questo. In alcuni casi, una società di comodo quale una ONG può essere registrata per adescare ricchi – e spesso politicamente moderati – donatori. Una volta ottenuti i finanziamenti, gli stessi possono essere distribuiti a gruppi più radicali – ovvero i partner – che fatturano la somma ricevuta. In questo modo, il beneficiario ufficiale dei fondi, la ONG quale compagnia di comodo, può garantire la responsabilità finanziaria, rispondere ai revisori contabili e rendere conto delle sue attività apparentemente moderate, interponendosi tra il donatore e il gruppo radicale, così da fornire a quest’ultimo una maggiore autonomia

Un’organizzazione giovanile riceve i suoi fondi ospitando grandi eventi, attività svolte, secondo i donatori, per promuovere la diversità culturale e l’inclusione. Le attività che organizzano sono effettivamente quelle che dichiarano nei bandi e nei report. Tuttavia, richiedendo una cifra per l’ingresso alle attività, riescono a produrre più entrate di spese. La rintracciabilità dei fondi viene garantita dimostrando la spesa dei capitali ricevuti. Ma l’introito proveniente dalle “offerte responsabili” è successivamente redistribuito ai gruppi antifascisti.

A volte richiedere fondi da donatori di destra non richiede particolari difficoltà. “Solitamente, non dobbiamo fare nulla di complicato”, ci ha spiegato una nostra fonte. “È abbastanza semplice ottenere una cospicua somma di denaro da un donatore di destra, specialmente se hai formalmente registrato un’organizzazione con un consiglio e soci che sono sul pezzo mantenendo una facciata da bravi ragazzi.

Espropriazione delle ong

La maggior parte dei banditi hanno storicamente attaccato persone nelle loro vicinanze. Quello che un tempo era il territorio d’azione dei briganti, è oggi lo spazio economico dell’“industria” di movimento. In altre parole, i banditi non agiscono dove non vi è la necessità di agire; le ONG sono diventate il nostro primo obiettivo. Molte sono vicine ai nostri movimenti, ma non sono la stessa cosa.

La buona notizia è che estorcere denaro illegalmente alle ONG potrebbe non essere necessario, in molti casi. Molti lavoratori delle ONG sono entrati nel settore molto fiduciosi di produrre un cambiamento, salvo poi disilludersi di fronte alla loro inefficacia e alla quantità di problemi complessi che un tempo avevano pensato di risolvere. Ognuno di noi può far leva su un po’ di entusiasmo rivoluzionario ed offrire un briciolo di riscatto ai lavoratori delle ONG, insoddisfatti dall’impatto patetico che il loro settore, il cui giro d’affari annuale è un trilione di dollari, ha accumulato.

Per chiedersi come tutto ciò possa essere fatto, si possono ricorda la strategia eccentrica e verosimilmente non violenta del bandito francese Claude Duval all’epoca della restaurazione inglese. Temuto più per il suo fascino che per le sue forza, Duval divenne famoso per l’impiego della sua galanteria per acquisire ingenti somme dalle vittime che sequestrava. La domanda che Duval ci pone oggi è la seguente: possiamo ammaliare coloro che gestiscono i fondi delle ONG e dirottare i loro fondi a sinistra? Riusciremo a farlo “vendendo” l’esperienza rivoluzionaria ai lavoratori dell’industria no-profit, la cui passione bruciante è negli anni scemata, ma non è morta del tutto. (Questo non significa promuovere la sessualizzazione del furto praticata da Duval, e fatta propria da molti drammaturghi).

“La maggior parte delle volte non c’è bisogno di alcun sotterfugio”, ci ha spiegato una persona che applica l’approccio di Duval alla tradizionale raccolta fondi. “Possiamo mostrarci collaborativi rispetto ai nostri obiettivi e metodi. Le indecisioni da parte di potenziali finanziatori sono registrate come rischio d’impresa. La maggior parte dei donatori non vuole essere visto come finanziatore di proteste, e molti governi accrescono il loro consenso sulla propaganda dei giovani attivisti finanziati da fondi esteri, sicché devi persuasivo rispetto a come il tuo gruppo è organizzato, così da contenere queste problematiche. Il loro interesse è di aggirare questa indagine pubblica. Il gruppo della nostra fonte investe anche mesi nel costruire relazioni coi donatori prima di assicurarsi un loro impegno, ma la sforzo ripaga: a volte ha portato a casa centinaia di migliaia di dollari da un singolo donatore per supportare l’azione radicale.

Per un’etica del banditismo

Come sciogliamo la possibile ambiguità tra il banditismo moderno e una possibile deriva opportunista. Come creiamo un sistema responsabile che richiede la segretezza per i progetti di lotta radicale senza mettere a rischio chi non è disponibile ad assumersi certi rischi?

Uno dei nostri informatori ci ha descritto con scrupoloso dettaglio come la trasparenza sui finanziamenti sia attentamente condivisa tra i militanti più attivi.

Il principio fondamentale che distingue il banditismo sociale dall’opportunismo di stampo criminale risiede nelle persone a cui il bandito risponde. Citando Hobsbawm, chi “diventa bandito lo fa perché commette qualcosa che non è considerato criminale dalla sua comunità locale, ma lo è per lo stato e gli amministratori locali”. Per rispondere quindi alla domanda cosa è opportunismo di stampo criminale, ci si potrebbe chiedere “chi è la mia comunità locale?”. Una serie di etiche anarchiche offrono svariate risposte a questa domanda, accomunate però dall’individuare chi non lo è: capitalisti, governi, stati. Duran, per esempio, non riconosceva il diritto del giudice a giudicare.

Il bandito è un fenomeno pre-politico, nel senso che non esisterebbe laddove la rivoluzione fosse pienamente realizzata. In molti casi in cui il banditismo sociale si è dato, altri segnali di sentimento rivoluzionario possono essere difficili da individuare, e il momento per un cambiamento radicale potrebbe risultare molto al di là da venire. I banditi sociali hanno pertanto la responsabilità di riconoscere la verità dell’esperienza degli oppressi e di affermarla attraverso l’azione.

Storicamente, questa azione si traduce principalmente in fornire protezione dagli oppressi e nel ridistribuire la ricchezza. Nel 21 secolo, la responsabilità del bandito sociale giace soprattutto in quest’ultima.

In ogni caso, le nostre aspettative non dovrebbero essere così alte. Hobsbawm scrisse che “non ci si deve aspettare che gli eroi-banditi creino un mondo più eguale. Possono solo rimediare a qualche situazione o provare che l’oppressione può essere ribaltata”. Quindi, qualsiasi etica possiamo creare per il banditismo sociale in quest’epoca neoliberale, rimarremo sempre imbrigliati nelle ambiguità. Tuttavia, l’urgenza e la criticità di questo tempo storico ci richiedono di navigare queste complessità.

Poiché il futuro della nostra specie – e di altre – è in pericolo, dobbiamo fare affidamento su azioni ad alto rischio, sperando in un alto rendimento. Se dobbiamo fallire, che non sia perché la nostra azione rivoluzionaria ha menato il can per l’aia. Come disse il celebre fuorilegge e rivoluzionario Pancho Villa in punto di morte, mentre giaceva a terra sanguinante: “Non lasciare che finisca in questo modo. Di’ loro che ho detto qualcosa”.

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