I comitati territoriali preparano la battaglia contro l'inceneritore.

Giugliano: si scaldano i motori della rivolta.

di Antonio Musella

9 / 8 / 2013

Si è tenuta ieri sera (8 agosto ndr), la prima assemblea cittadina a Giugliano dopo l’annuncio shock dell’assessore regionale all’ambiente Giovanni Romano che pochi giorni fa ha fissato in poche settimane il tempo per il via al bando per la costruzione dell’inceneritore. Secondo la giunta regionale di centro destra guidata da Stefano Caldoro, l’inceneritore – previsto dalla legge 26 del 2010 votata dal governo Berlusconi e scritta ai tempi da Guido Bertolaso – servirebbe a smaltire le ecoballe fuori norma accatastate tra Giugliano, Villa Literno, Caivano ed altri siti in giro per la regione Campania. 6 milioni di tonnellate di ecoballe sono quelle accatastate nel deposito di Taverna del Re che si trova proprio a Giugliano. Quelle balle, che di “eco” hanno ben poco, sono il frutto del disastro perpetrato dalla Fibe-Impregilo nella gestione del ciclo dei rifiuti negli anni zero, quelli caratterizzati dalla gestione del commissariato straordinario da parte di Antonio Bassolino. Il processo “Bassolino – Impregilo” imbastito dai pm Noviello e Sirleo, che si fonda in parte proprio sulla produzione di quelle ecoballe, si è concluso poche settimane fa con la prescrizione per Bassolino ed una condanna a 2 anni e 4 mesi per Piergiorgio Romiti. Per l’azienda invece niente prescrizione ma bisognerà attendere gli altri gradi di giudizio. Intanto però le ecoballe sono sempre parcheggiate lì e l’assessore Romano ha ben pensato di affidare ad un inceneritore il suo smaltimento. Giugliano è tra i luoghi più avvelenati della Campania, sono ben 15 le discariche abusive con presenza di rifiuti tossici censite intorno al deposito di Taverna del Re. Per bonificare solo le due discariche Resit occorrerebbe una cifra intorno ai due miliardi di euro! Un territori che pagherà a caro prezzo il pesante inquinamento dovuto allo sversamento di rifiuti tossici e non. Secondo i periti della Procura della Repubblica di Napoli proprio nella zona di Taverna del Re la falda acquifera dal 2064 sarà irrimediabilmente compromessa e l’acqua di conseguenza non sarà più potabile.
In un territorio così, cosa altro c’era di meglio da fare se non un inceneritore che ricoprirà la zona ed i comuni limitrofi (Qualiano, Villa Literno, Mugnano, Marano, Calvizzano, Villaricca, Castelvolturno e tutti i quartieri dell’area nord di Napoli) di diossine e polveri sottili ?
L’assemblea di ieri sera è stato un primo importante passaggio per la costruzione di una mobilitazione popolare vasta ed allargata alle intere province di Napoli e Caserta. Oltre agli attivisti ed ai comitati che formano il “Presidio permanente Taverna del Re” da anni, erano presenti anche la Rete Commons, il Coordinamento Comitati Fuochi – questi ultimi due impegnati nella coalizione Stop Biocidio – il Movimento 5 Stelle di Giugliano, esponenti di Sinistra Ecologia e Libertà, i disoccupati di Giugliano. E’ toccato a Mimmo Di Gennaro, storico attivista giuglianese ed oggi vicino a Sel, serrare le fila. <>. Di Gennaro ricorda attraverso un documento articolato il Presidio di Taverna del Re abbia chiesto da tempo <>. Il no senza se e senza ma ovviamente è il collante delle tante realtà che annunciano battaglia contro l’inceneritore voluto dalla giunta Caldoro.
L’assemblea di ieri sera ha stabilito un lavoro territoriale su due binari paralleli. Il primo passa per la sensibilizzazione del territorio e vede impegnate principalmente le realtà giuglianesi a cominciare da un primo appuntamento pubblico fissato per sabato alle 18 nella zona del Lago Patria sempre nel comune di Giugliano. I comitati arrivati dagli altri territori invece si sono impegnati nella costruzione di iniziative sui propri territori per convergere tutti ai primi di settembre in una assemblea regionale da tenersi a Giugliano in piazza per cominciare a mostrare i muscoli contro i piani di Romano e Caldoro.
Impegnati sul terreno del no all’inceneritore anche i parlamentari del Movimento 5 Stelle a cominciare dal deputato Salvatore Micillo, giuglianese, proveniente proprio dalle battaglie contro le ecoballe di Taverna del Re. <> commenta amaro il deputato pentastellato che però non demorde <>.
Intanto si rincorrono le voce sulla localizzazione del sito. Secondo le dichiarazioni dell’assessore Romano si tratterebbe di un revamping di un impianto situato in zona industriale. Un affare da 450 milioni di euro, con finanziamento completamente privato ed i Cip 6 – previsti per questo inceneritore dalle legge 26 del 2010 – a ripagare l’investimento. Alla finestra ci sarebbero multinazionali come la Veolia e l’italiana Edipower, società partecipata da A2A, Iren ed Acea.
Il sito dovrebbe essere l’attuale centrale a turbogas dell’Enel situata nella zona ASI Ponte Riccio ai confini tra il comune di Giugliano e quelli di Qualiano e Villa Literno. Un sito a pochi chilometri dal mare ed attaccato al trafficatissimo asse mediano, strada di collegamento dal litorale domitio alla città di Napoli. Strade che senza dubbio si riempiranno ben presto di cittadini infuriati.

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