Hic sunt leones?

L’ approvazione della “ Buona scuola”, la finta opposizione dem, per la costruzione di un blocco sociale antiautoritario a partire dalla mobilitazione dell’ intellettualità di massa.

30 / 6 / 2015

La controriforma che per una strana ironia della sorte ed una involontaria comicità è stata chiamata dai “ riformatori” del piccolo Cesare “ Buona scuola”, è stata approvata al Senato, addirittura con qualche voto in più di quelli previsti. Ciò dimostra  ancora una volta la grottesca e caricaturale vicenda della cosiddetta opposizione interna al PD. “ Hinc sunt leones”, strombazzano ad ogni piè sospinto tali ferocissimi “ oppositori”, salvo poi alla prova dei fatti trasformarsi in docili agnellini, totalmente asserviti alla volontà del capo. Si tratta del classico destino di ogni opposizione di Sua Maestà, del tutto funzionale al governo Renzi: un po’ di finta dialettica è indispensabile, tanto per dare una parvenza di pseudo democraticità al decisionismo autoritario del Presidente del Consiglio.

Un decisionismo che sulla riforma della scuola ha dimostrato tutta la sua arroganza, con il ricatto sull’ assunzione dei precari ed il voto di fiducia. Chi nella casta di parlamentari di un governo illegittimo, non votato dal popolo, imposto dall’alto vuol correre il rischio di far cadere con il governo i propri privilegi degni delle peggiori oligarchie aristocratiche da “Ancien Regime”?

Lo spettro di ciò che rimane della democrazia rappresentativa aleggia irridente sui pallidi ectoplasmi degli “oppositori” dem, che stanno cercando di fondare un loro corrente interna, completando cosi la trasformazione del PD in una nuova democrazia cristiana. Strana nemesi storica: nati “ comunisti”, moriranno democristiani!

Il testo definitivo approvato non modifica nulla di sostanziale, se non che la dirimente questione del preside-padrone viene spostata di un anno, mentre per una parte di precari della scuola si è introdotta la novità dell’assunzione per ora solo “ giuridica” in attesa del 2016…intanto per un anno i neoassunti non percepiranno alcun stipendio. Per il resto l’impianto generale resta inalterato e non possiamo fare altro che ribadire le critiche già sviluppate in più occasioni e grazie alle mobilitazioni di maggio-giugno del mondo della scuola ormai diventate di dominio pubblico.

-Le assunzioni dei precari: non è una concessione del “ buon governo”, ma un atto dovuto per non incorrere in una pesante sanzione europea, più gravosa come costi sul bilancio dello Stato di quanto non sia la spesa erogata per stabilizzare una parte del precariato .Una parte considerevole di precari rischia di venir tagliata fuori per sempre, mentre noi diciamo assunzione immediata per tutti, a stipendio pieno. Deve questa diventare una parola d’ordine inderogabile , per non accettare ricatti e divisioni, ricostruire solidarietà.

-Il finanziamento alle private, mentre le scuole pubbliche cadono a pezzi. La destra ultraliberista e NEO-CON gongola, con un Alfano rivitalizzato dal family-day di Roma. Neppure Berlusconi e l’odiatissima Gelmini erano riusciti a tanto.

-Il rapporto scuola-lavoro, che sancisce la definitiva trasformazione della scuola pubblica in senso aziendalistico, di subordinazione del processo formativo alla logica del mercato, dell’impresa, del profitto. Questa riforma è assolutamente funzionale al Jobs Acts, creazione di manodopera dequalificata a basso costo, senza diritti,  ”stabilmente” precaria e ricattabile.

- La divisione tra scuole di serie A e di serie B sarà ulteriormente accentuata, cosi come le diseguaglianze sociali e di classe, interiorizzate e rese naturali fin dentro il processo formativo e di costruzione della soggettività. L’ORDINE NEOLIBERISTA PLASMA I PROPRI SOGGETTI IN FUNZIONE DI ASSERVIMENTO E DI DOMINIO, e questo rappresenta un nodo centrale, terreno di scontro di classe, anche sul piano ideologico e culturale, uno scontro per l’egemonia immediatamente politico, per nulla settoriale, economicistico, corporativo. Su questo piano, i tradizionali strumenti della lotta sindacale sono insufficienti ed è necessario “ affilare le armi” della critica-pratica.

- La valutazione degli studenti e del corpo docente: riconfermato l’Invalsi, nonostante il boicottaggio di massa e le autocritiche sulla effettiva validità delle prove a crocetta standardizzate anche da parte di quel mondo pedagogico anglosassone che pure le aveva fortemente sponsorizzate. Intanto si continua a finanziare e sprecare soldi per il gigantesco apparato statale-burocratico , con relativo sottobosco, che sostiene l’ inutile baraccone parassitario. Per quanto riguarda la valutazione dei docenti, il preside padrone, con lo staff ed il proprio cerchio magico, più genitori e studenti (la “concessione" sarebbe l’introduzione di un valutatore esterno) dovrebbe giudicare le capacità degli altri docenti e le loro attività. A parte l’odiosa ed irricevibile logica meritocratica, gerarchica, selettiva , lesiva della dignità dei docenti e della libertà dell’ insegnamento, potremmo ironizzare che solo nella Repubblica perfetta di Platone, gestita da saggi, sapienti e virtuosi, potrebbe forse funzionare. Ma in questo Paese delle clientele e della corruzione, del “ familismo” esacerbato quale valenza e pseudo oggettività può garantire uno schema valutativo di questo tipo?

- Il Bonus di 5OO euro per l’acquisto di libri, biglietti musei, eccetera: si tratta di carità pelosa, tenendo presente che sconti ed agevolazioni sono già presenti normalmente nella vita lavorativa dei docenti. Questa regalia di lor signori vincola i soldi ad acquisti predeterminati ed è di fatto un regalo ad alcune tipologie di mercato, più che un aumento di ricchezza reale dei lavoratori, che hanno diritto di usare come vogliono i loro soldi . Questa misura fa il paio con l’altra prevista: lo stanziamento di un fondo per i più “ meritevoli” e che rappresenta il nocciolo vero della questione .I contratti infatti sono bloccati da 5 anni così come l’aumento degli scatti di anzianità, con una perdita consistente sul potere d’acquisto de salari: questo nuovo sistema discriminante e selettivo ha lo scopo di aggirare la contrattazione egualitaria per gli aumenti dovuti di diritto, legandoli al merito o alla graziosa concessione del principe e naturalmente risparmiando sul loro valore reale. Si tratta della distruzione dell’ intero sistema dei diritti del lavoro.

Molto altro si potrebbe aggiungere sulle problematiche specifiche della riforma, ma una su tutte ha creato quel sentimento di indignazione che ha dato forza, passione, determinazione alla grande mobilitazione sulla scuola :la figura del preside- padrone incarna, sul piano della formazione, il nuovo autoritarismo imposto alla formazione-sociale nel suo complesso, la sua gerarchizzazione e segmentazione, la centralizzazione del comando. La lotta contro questo processo è immediatamente politica, culturale, ideologica e va combattuta su tutti i fronti:è lo scontro tra due modelli sociali assolutamente antagonistici, uno basato sul mercato, l’individualismo possessivo, il dominio del capitale finanziario, la discriminazione , la diseguaglianza, l’altro sulla democrazia radicale, la difesa e riappropriazione dei beni comuni, sulla cooperazione, sulla garanzia di una vita giusta e degna per tutti. La piega presa dal renzismo assume forme sempre più marcatamente reazionarie, con un Alfano che gioisce per l’approvazione della “Buona scuola”, cosi come le destre cattoliche più retrive dopo il family day perché sicure che la cosiddetta "ideologia del gender" non entrerà nei programmi formativi. Governance autoritaria, famiglia tradizionale, gerarchia sociale, sudditanza internazionale alle politiche ed all’ideologia neoliberista. Quasi una moderna versione dell’ “ Orleanismo”, inteso come classismo sociale e dominazione oligarchica garantita dalla sottomissione internazionale, seppur mascherata da “ parlamentarismo” nazionale.

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