I Bolsonaro possono richiedere la cittadinanza Italiana grazie allo Ius Sanguinis

12 / 1 / 2023

Fin da prima delle elezioni, nei media brasiliani ed internazionali circolava voce che l’allora presidente Jair Bolsonaro rischiava di essere arrestato nel caso in cui non venisse rieletto, una volta persa l’immunità di cui godeva come presidente. Mentre decine di migliaia di Bolsonaristi prendevano d’assalto le sedi delle istituzioni nella capitale Brasilia, nel pomeriggio di domenica 8 gennaio, l’ex-presidente si trovava in Florida. Bolsonaro e famiglia si sono recati – o secondo alcuni rifugiati – a Orlando, in Florida, dove vive anche l’ex-presidente americano Donald Trump, e il repubblicano Ron de Santis è stato recentemente rieletto governatore. Se il giudice del Tribunale Federale Supremo (STF) Alexandre de Moraes emettesse un mandato d’arresto, Jair non sarebbe più al sicuro negli USA, dove rischierebbe l’estradizione immediata. Secondo il quotidiano indipendente Istoé, tutta la famiglia di Bolsonaro avrebbe richiesto il riconoscimento della cittadinanza sulla base di una lontana parentela. Mentre dalla Farnesina arriva la smentita che Jair abbia richiesto per se stesso la cittadinanza, viene confermato che i figli Flávio (senatore), Eduardo (deputato federale) e Carlos (consigliere di Rio de Janeiro), lo hanno fatto.

Sulla base di cosa i Bolsonaro possono chiedere la cittadinanza? In un Paese in cui nascere sul suolo italiano non è sufficiente per essere riconosciuti come cittadini italiani (ius soli), basta provare l’esistenza di una parentela italiana per ottenere la cittadinanza (ius sanguinis). Se dunque questa parentela viene confermata, il gioco è fatto: non esiste un processo di ‘valutazione’ della domanda, se non appunto la conferma dell’effettiva parentela. Dunque, mentre migliaia di persone che da anni vivono in Italia, parlano la lingua, hanno cresciuto i loro figli e le loro figlie qui, mandandoli a scuola, lavorando, e sottoponendosi a infinite e continue valutazioni, qualcuno che non sa nulla del nostro Paese ma ha un lontano parente può da un giorno all’altro diventare cittadino. 

Da cosa scappano i Bolsonaro? I processi pendenti di Jair Bolsonaro riguardano la circolazione di fake news sul Covid, come quella secondo cui il vaccino sarebbe associato al rischio di contrarre l’AIDS. I figli invece risultano essere sotto accusa per frode, riciclaggio di denaro, e organizzazione criminale. Rimangono da indagare le connessioni con l’omicidio della consigliera di Rio e attivista transfemminista e antirazzista Marielle Franco, uccisa nel 2019 insieme al suo autista sotto i colpi d’arma da fuoco di due miliziani che, secondo alcune inchieste, sembrano avere legami con la famiglia Bolsonaro. Si potrebbe dire che è proprio con quell’omicidio, il più grave atto di violenza politica del Paese dalla caduta della dittatura nel 1985, che giunge al culmine un periodo di retrocessione a livello di discorsi e politiche sui diritti civili, con l’inasprirsi durante tutto il mandato di Bolsonaro delle violenze simboliche e materiali contro persone indigene, nere, queer, ma anche giornalisti, personaggi pubblici, e attivisti per i diritti umani e ambientali. 

Jair Bolsonaro, del partito dei liberali (PL), si è reso noto durante la campagna elettorale del 2018 e la successiva presidenza come un leader di estrema destra, di stampo neoconservatore, le cui idee politiche si possono riassumere nel motto per le elezioni del 2022: ‘Deus, patria, familia e liberdade’ (ovvero Dio, patria, famiglia e libertà: suona familiare?). Molto amico di Donald Trump, ha mostrato la somiglianza con l’ex-presidente Americano sia nei discorsi apertamente omofobi, misogini, e razzisti, sia nella pratica, con la mala gestione della pandemia da Covid-19 che ha portato il Paese ad una crisi sanitaria e alla morte di più di 600 mila persone. La ritardata acquisizione dei vaccini, l’assenza di restrizioni, il negazionismo scientifico, insieme a quattro anni di ulteriore privatizzazione del sistema sanitario, hanno avuto un impatto devastante soprattutto sulle fasce della popolazione più vulnerabili. Ciò ha portato alcuni a parlare dell’operato di Bolsonaro come necropolitica, ovvero il potere sociale e politico di definire chi ha il diritto di vivere e di morire, in particolare nei confronti degli indigeni, oltre all’accusa di crimini contro l’umanità da parte della Corte Criminale Internazionale e del Senato Brasiliano stesso. 

I fatti di domenica aggiungono un ulteriore tassello agli schemi trumpiani di Bolsonaro. Era dal 30 Ottobre, giorno della vittoria di Lula, che i Bolsonaristi accampavano a Brasilia. Il giorno prima di Capodanno, la polizia federale aveva trovato un mezzo pieno di esplosivi nella capitale. Nel pomeriggio di domenica 8 gennaio, decine di migliaia di persone in giallo-verde hanno preso d’assedio il palazzo del Congresso, il palazzo presidenziale e il palazzo della Corte Suprema, in quello che agli occhi di tutto il mondo è parso un chiaro revival dell’assalto a Capitol Hill del 6 Gennaio 2021. Eppure, nell’assalto di domenica c’è qualcosa di ancora più minaccioso del 6 Gennaio, su un piano simbolico quanto storico. Lo racconta Federico Nastasi, giornalista freelance, per Radio Popolare: non solo i supporters di Bolsonaro hanno contestato l’elezione di Lula, ma hanno attaccato tutte e tre le sedi delle istituzioni brasiliane, con un assalto ben organizzato e probabilmente sostenuto da parte delle forze dell’ordine e del governo del distretto della capitale; Lula stesso ha accusato la polizia locale di ‘incompetenza o malizia’. L’assalto alle istituzioni, che è stato definito un vero e proprio tentativo di colpo di stato, avviene in un Paese che è uscito solo quarant’anni fa da una dittatura militare. Le testimonianze ed i video di domenica 8 gennaio raccontano di una massa di persone di cui almeno una parte era pronta alla guerra, con protezioni, armi, e radioline per comunicare, una parte di folla che sapeva esattamente cosa sarebbe successo. Le dichiarazioni sui social del segretario della sicurezza del distretto Alessandro Torres e del governatore di Brasilia Ibanis Rocha condannano l’assalto di domenica, ma non hanno convinto il giudice della corte suprema Alexandre de Moraes, il quale ha ordinato la sospensione di Rocha per 90 giorni; Torres è stato immediatamente destituito, e la Pubblica Difesa ha richiesto per lui un mandato d’arresto. Torres però si trova ad Orlando, nella stessa città in cui Bolsonaro si è recato pochi giorni prima dell’insediamento di Lula, rompendo la tradizione di un pacifico passaggio di consegne. 

Proprio come Trump, Bolsonaro aveva preparato un terreno favorevole alle proteste, che contestavano i risultati delle elezioni e incitavano al colpo di stato - come riassunto nello striscione ‘intervento militare’ calato da Planalto Palace. Già prima della campagna elettorale del 2022, l’allora presidente del Brasile aveva più volte insinuato l’inaffidabilità del sistema elettorale e dei risultati delle elezioni, e la sua affermazione che ‘L’esercito è dalla nostra parte’ risultava agli orecchi di molti come un minaccioso avvertimento. Dalla vittoria dell’avversario, Bolsonaro non ha mai fatto una dichiarazione esplicita e chiara della propria sconfitta. Sui social, ha definito illegali le proteste di domenica, ma paragonandole alle proteste della sinistra del 2013 e 2017, manifestazioni che non avevano nulla a che vedere con l’assalto golpista di domenica, secondo la giornalista Lucia Capuzzi. Mentre i Brasiliani negli USA chiedono l’espulsione del ‘Trump dei Tropici’, Washington comunica che non ha ancora ricevuto comunicazioni ufficiali dal Brasile per Bolsonaro e che dunque attualmente non ci sono gli estremi per intervenire. Anche se, racconta l’avvocato Fabio de Sa e Silva a Washington Post, Biden potrebbe revocare il visto di Bolsonaro in qualsiasi momento. Per il momento, non si sa come né quando Bolsonaro uscirà dagli Stati Uniti, ma si sa che ha affittato la casa di Orlando per un paio di mesi. 

Non è chiaro, dunque, se Bolsonaro abbia chiesto per sé la cittadinanza, mentre si sa che i figli ne hanno fatto richiesta, grazie al trisnonno di Anguillara Veneta. Il paesino di 4000 abitanti in provincia di Padova aveva già offerto la cittadinanza onoraria a Bolsonaro nell’autunno 2021, scatenando polemiche sui media, nei social, e nelle strade. In quell’occasione, la città di Padova non aveva mancato di far sentire la sua voce contraria alla visita di Bolsonaro in Veneto, e di sostenere tutti e tutte le Brasiliane che volevano dire ‘fora Bolsonaro’, sia dall’Italia che dal Brasile. Sotto una pioggerellina che poco preparava alla successiva doccia fredda, più di cento persone si riunirono in Prato della Valle con cartelli e slogan, con testimonianze personali e collettive delle sofferenze portate da Bolsonaro, soprattutto contro le popolazioni indigene e le persone appartenenti alla comunità LGBTQAI+. Il presidio era organizzato dai centri sociali del Nord-Est e parteciparono altre realtà cittadine tra cui Non Una Di Meno Padova, Open Your Borders, ASD Quadrato Meticcio e Rise Up 4 Climate Justice, oltre che cittadine e cittadini italiani e brasiliani. Il quell’occasione, gli idranti riuscirono a spezzare le file dei manifestanti, ma non le loro voci di protesta, che contribuirono a far annullare la visita prevista quel giorno.

Oggi Bolsonaro non vuole solo venire in visita, ma probabilmente lui e i figli sperano di trovare un valido alleato nell’attuale governo Italiano. Se dovesse fare richiesta di cittadinanza italiana, come risponderebbe Meloni, che nei social ha espresso una blanda condanna ai fatti di domenica, senza però nominare l’ex-presidente? Come risponderebbe l’Italia in caso la cittadinanza dovesse essere effettivamente concessa a lui o ai figli? In Brasile, decine di migliaia di persone si sono riversate per le strade di San Paolo per mostrare il loro sostegno alla democrazia, condannando duramente i fatti di domenica. Ancora una volta, resta attuale lo slogan: fora Bolsonaro!

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