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Idee a confronto per una politica che non sia più serva dell’economia

Da Vicenza contro le grandi opere verso il COP21. Tratto da EcoMagazine

31 / 3 / 2015

Tante idee a confronto, tante battaglie da combattere, tante proposte da mettere in atto. Soprattutto, tanta gente, tanta voglia di fare e tanta voglia di resistere ad una economia che ogni giorno di più assume i contorni di una rapina a mano armata. La giornata di approfondimento organizzata oggi da EcoMagazine, in collaborazione con il cso Bocciodromo, ha offerto ai portavoce di comitati e di spazi sociali, giunti a Vicenza da tutto il nordest, una utile occasione per trovare un linguaggio comune su delle lotte che già sono comuni. Anche in previsione di appuntamenti determinanti come il prossimo Cop 21 di Parigi.

Mattinata dedicata agli approfondimenti con Gianfranco Poliandri (No Tav Brennero), Mattia Donadel (Opzione Zero) e i giornalisti Ernesto Milanesi e Sebastiano Canetta. Nel pomeriggio, spazio agli interventi dei presenti. Nel mezzo, un ottimo pranzo targato “genuino e clandestino” che certo non ha favorito la ripresa dei lavori.

Senza dilungarci sulle varie relazioni, a molte delle quali daremo spazio in questo nostro sito, sottolineiamo brevemente come la relazione di Poliandri abbia tracciato un esaustivo schema di funzionamento del perverso sistema delle Grandi Opere, mettendo in evidenza come non abbia fondamento alcuno la giustificazione secondo queste favoriscano gli investimenti dei privati. In realtà, il capitale privato è plurigarantito, non solo nelle perdite, ma anche nei mancati guadagni dal pubblico. “Un sistema di ingegneria finanziaria che non a caso è figlio di Tangentopoli e di una politica che ha legalizzato la tangente” ha concluso lo studioso.

Mattia Donadel si è soffermato sul concetto, che continuano a propinarci senza pietà, secondo il quale le grandi opere favorirebbero la ripresa economica. Niente di più falso. “I potentati multinazionali che traggono vantaggio da queste devastazioni ambientali sono solo scatole finanziarie vuote che non producono valore ma che speculano sul valore. Bolle bancarie che scaricano i rischi ed i costi verso il basso, verso le imprese che ancora lavorano con la produzione di opere o servizi e che, a loro volta, rispondono con precarizzazione sperando di riuscire a fagocitare perlomeno le briciole della commessa. Le grandi opere sono quindi funzionali a questo sistema malato che lo alimentano e se ne alimentano, trasformando in valore non più il lavoro o la produzione ma il patrimonio pubblico, l’ambiente, i diritti, il welfare”.

A chiudere la mattinata, i due giornalisti che sono entrati nella notizia citando fatti, storie e nomi di un sistema che, a differenza dei tempi di Tangentopoli, oggi lavora alla luce del sole protetto da una legge che colpisce – ogni tanto e sempre in ritardo – le cosiddette “mele marce” ma non sfiora mai l’albero che le produce.

http://www.eco-magazine.info/

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