Il caso Ca’ Foscari

Un viaggio a puntate tra le rovine del diritto allo studio, dalla parte di chi resiste

15 / 10 / 2016

PREMESSA

Con queste prime pagine inizia l’inchiesta a puntate svolta dal Collettivo Universitario Li.s.c. Venezia e dagli studenti della residenza occupata di Ca’Tortuga sull’università Ca’Foscari, sul diritto allo studio, e sull’ennesima operazione di speculazione edilizia in atto nella città lagunare per mano dell’ateneo.

Ca’Tortuga nasce nel 2009, con l’occupazione di un appartamento nello stabile abbandonato di Calle dei Guardiani, vicino al quartiere popolare di Santa Marta. Nata sulla spinta dell’Onda, questa occupazione ha offerto a decine di studenti che si sono succeduti negli anni  la possibilità di rimanere a studiare in una città difficile come Venezia; studenti che mai si sarebbero potuti permettere di vivere  in una realtà cittadina in cui da un lato gli affitti privati sono esorbitanti e dall’altro le soluzione abitative di “social housing” proposte da Ca’Foscari risultano imbarazzanti e insufficienti. In un panorama in cui il diritto allo studio e le politiche abitative a favore della cittadinanza sembrano essere scomparse nella nebbia veneziana, Ca’Tortuga ha rappresentato per tante e tanti una vera e propria anomalia ma, al tempo stesso, una proposta concreta. Non solo, le varie iniziative intraprese da chi negli anni ha vissuto nella casa hanno impedito più volte la svendita dell’immobile a privati come avrebbe invece voluto l’università, che dopo aver ricevuto in dono l’intero complesso di 18 appartamenti con la precisa clausola di destinarlo a un uso di residenza universitaria ha di fatto abbandonato al degrado ben 10 di questi appartamenti, senza mai adempiere a questo vincolo. Non solo, di questi 8 appartamenti abitati, solamente uno risulta vissuto e riqualificato da studenti universitari: la residenza occupata di Ca’Tortuga. Ora, dopo 7 anni di occupazione, la svendita sembra diventare realtà, grazie a un losco giochino pensato dal neo rettore Michele Bugliesi con il quale il CdA cafoscarino pensa di poter aggirare la clausola che la impegna semplicemente a un rispetto basilare del diritto allo studio: quello di dare un tetto sotto cui vivere (e studiare) ai propri studenti. Ancora una volta gli occupanti di Calle dei Guardiani si batteranno affinchè questo vincolo venga invece rispettato, e sono pronti a costringere l’università a riqualificare l’intero stabile (operazione che tra l’altro non prevede lo stanziamento di grandi somme di denaro) e ad assegnare gli appartamenti a quegli studenti che ne hanno bisogno, e sono molti, dato che su 4000 richieste annuali per un affitto agevolato in residenza universitaria, l’ESU veneziana riesce a soddisfarne appena 640.

INTRODUZIONE

Il complesso di Calle dei Guardiani è stato messo di nuovo in vendita tramite un’asta illecita visti i numerosi precedenti in cui Ca’Foscari è stata obbligata dalle istituzioni comunali a fare marcia indietro. Come riporta la mozione approvata all’unanimità nel consiglio comunale del Novembre 2013: "Nei 18 appartamenti dell’immobile di calle dei guardiani a Dorsoduro, per il quale l’Università ha già avviato procedure pubbliche di vendita all’asta con scadenza il 12 dic p.v., vivono attualmente dieci famiglie di residenti e un nucleo abitativo di studenti fuori sede"; e che tale immobile è stato oggetto di atto di donazione-in data 1 agosto 1969- all’Università Ca' Foscari da parte del comune di Venezia, con espresso vincolo "accettato dall’Università di destinare le aree che risulteranno dalla demolizione dei fabbricati per proprie dirette esigenze didattiche e accademiche e con ogni onere relativo all’ottenimento del rilascio da parte degli inquilini o occupanti a qualsiasi titolo" . Ca’ Foscari è forse riuscita a trovare escamotages e cavilli legali con cui aggirare questo vincolo che prevede dal 1969 l’uso di questo immobile per le esigenze abitative degli studenti, e che di fatto ci parla di diritto allo studio e all’abitare; Ca' Foscari può insistere con queste aste a ribasso fino ad arrivare a svendere l’intero complesso per soli 1.800.000 (un milione in meno rispetto alle aste precedenti): e infatti questa volta sembra che i compratori privati interessati realmente ci siano davvero. Ma al nostro Rettore continua a sfuggire un dato essenziale, ovvero che gli studenti occupanti di Ca’Tortuga sono paradossalmente gli unici ad avere fino in fondo diritto di rimanere a vivere nel complesso di Calle dei Guardiani, viste le premesse di cui sopra e visto inoltre il panorama residenziale universitario in cui questo evento si colloca.

PARTE 1- DIRITTO ALLO STUDIO E RESIDENZIALITÀ

Per comprendere fino in fondo il motivo che ci spinge a produrre questa inchiesta, serve partire da lontano, e più precisamente dalla condizione agonizzante in cui versa il diritto allo studio negli atenei italiani e, in particolare, in quello cafoscarino.

La politica del governo Renzi infatti, in perfetta linea con quelli precedenti, è volta in modo sempre più evidente alla trasformazione dei luoghi del sapere e della formazione in aziende legate alle logiche di speculazione del settore privato. Lo si evince anche dal latente intento di introdurre la pratica del prestito d'onore su modello delle università anglo-americane che però si risparmia dal garantire servizi di qualità dello stesso livello. Questo sistema costringe infatti gli studenti a contrarre un debito con le banche così ingente che dopo la conclusione del percorso formativo peserà sulla costruzione di quello lavorativo. Lo smantellamento del diritto allo studio comincia anche da qui. Non solo, contemporaneamente a tutto ciò, sono stati riformati a livello nazionale i nuovi parametri ISEE che lo scorso anno, come ben sappiamo, hanno stravolto gli indicatori della situazione economica universitaria: dal momento che vengono introdotti nel calcolo dell'ISEE anche i redditi esenti IRPEF, le borse di studio vinte fanno reddito; viene poi eliminata la norma che valutava al 50% il reddito degli studenti con fratelli o sorelle; gli studenti che hanno i genitori divorziati vedono calcolato il reddito di entrambi i genitori, e via dicendo si sono aggiunte altre piccole ma fondamentali novità che demoliscono la possibilità di un’università davvero accessibile a tutte e tutti. Infatti, con questi nuovi parametri, le fasce ISEE continuano a tenere conto dell'inflazione e non delle conseguenze reali del nuovo calcolo.

In particolare, Cà Foscari dal 2010 non aggiorna i criteri di assegnazione delle borse di studio, né tantomeno le fasce di contribuzione in base alla quale si paga la seconda rata delle tasse universitarie. In altre città del Veneto questa riforma dei parametri ha già portato circa il 35% degli studenti all'esclusione dalle graduatorie di idoneità e i dati emersi da Venezia, anche se ancora provvisori, non si discostano da questa tendenza. Il risultato è che sembriamo tutti più ricchi come se la povertà fosse magicamente scomparsa.

In attesa di una risposta da parte delle istituzioni regionali in merito ad un piano di tutela del diritto allo studio, è necessario secondo noi anzitutto ripensare un sistema di ripartizione dei contributi che preveda il superamento del reddito massimo di 40.000 euro, che includa anche la prima rata nei parametri delle fasce di contribuzione e che consideri la possibilità di rateizzare gli importi più pesanti. È necessario inoltre secondo noi intavolare un accordo con le società dei trasporti che favorisca anche gli studenti pendolari (che sono circa l'80% degli studenti universitari) e non solo docenti, ricercatori e personale ATA.

Per quanto riguarda invece la situazione delle residenze universitarie cafoscarine e in generale la politica residenziale portata avanti da un ateneo che è ormai un vero e proprio agente trasfomante (in negativo) della morfologia abitativa cittadina, il quadro peggiora ulteriormente. Ci troviamo infatti di fronte a un panorama sempre più disastrato, in cui ESU e Ca' Foscari  si inseriscono continuamente in operazioni di speculazione edilizia e svendita di palazzi mentre dall’anno accademico 2012-2013 ad oggi i posti letto messi a disposizione sono passati da 738 a 650, con una richiesta media che si aggira intorno alle 4000 persone tra studenti fuori sede e internazionali. Ma questa è solo una faccia della medaglia: anche la gestione delle residenze stesse presenta una miriade di problematiche che gli studenti conoscono assai bene. Allacciamenti non funzionanti, appartamenti senza una cucina, mancanza di qualsiasi possibilità di svago e di socialità; e ancora: assegnazioni in ritardo rispetto all’inizio dell’anno accademico, studenti sfrattati dalle camere durante le festività per lasciare spazio ai turisti su cui speculare con prezzi alle stelle, e per finire, finti affitti agevolati che in realtà arrivano a toccare punte di 650 euro al mese per un semplice posto letto. A fronte di queste problematiche, la risposta dell’ateneo è imbarazzante e insufficiente.

Né l’Esu e né gli altri studentati in convenzione con l'Università sembrano infatti disponibili a ripensare a una politica delle residenze studentesche e dei regolamenti interni che garantiscano allo studente fuori sede di vivere come cittadino e non come ospite nella città che ha scelto, considerando lo studente come una  una priorità rispetto al turista che viene in visita durante il periodo di interruzione della didattica.

Anzi, non solo  Ca' Foscari continua a non affrontare le difficoltà che emergono ogni giorno da questi studentati, ma intraprende una strada scivolosa e costellata di piccoli e grandi speculatori.

To be continued…

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